Vanadis-Nahl

Storia

Il mio nome è Vanadis-Nahl, sono nata a Balifor e ho sempre vissuto nel Khur.

Mio padre è un contadino, lavora nei campi del Khur insieme a mio fratello maggiore e a mio zio, mentre mia madre è una sarta.

Ho imparato a cucire e a lavorare a maglia fin da quando ero molto piccola, all’età di soli 6 anni ero già in grado di confezionare abiti di decente fattura.

Il lavoro della sarta è sempre stato di mio gradimento ma succedere a mia madre nella gestione della bottega, come i miei genitori avrebbero voluto che facessi, non era la mia più grande ambizione. Anzi… la cosa non mi allettava affatto.

Il mio sogno era quello di potermi rendere utile alla tribù come facevano ogni giorno i Leoni del Khur. Sì, il mio sogno era quello di divenire un Leone…com’era un tempo mio nonno.

Mio nonno si chiamava Krazthul-Nahl, era un grande guerriero e per un periodo di tempo fu anche il Khan del Clan Khur.

Durante le fredde notti invernali mio padre amava radunare la famiglia d’innanzi al fuoco del camino e narrare le gesta del suo genitore; raccontava con orgoglio di quando cavalcava senza paura contro eserciti di elfi seguito dai suoi valorosi Leoni, di quando difendeva Balifor dall’assalto dei Nani, di quando caricava l’orda nemica insieme ai nobili alleati minoici…

Quando mio padre parlava del nonno, i suoi occhi brillavano, mentre narrava cadeva in una sorta di trance e le parole gli uscivano dalla bocca senza sosta, era impossibile non farsi coinvolgere, tanto che spesso mi sembrava di essere con lui, riuscivo a sentire il suono delle spade, riuscivo a percepire il rumore degli zoccoli dei cavalli lanciati al galoppo e la sensazione che dà il vento tra i capelli, potevo provare le stesse emozioni provate dai barbari sul campo di battaglia, e mi pareva di percepire le urla di carica dei Leoni prima del sordo cozzare dei due eserciti…era meraviglioso sentire le storie su Krazthul…

Una sera però, mentre mio padre parlava, una domanda mi sorse spontanea ed interrompendo il racconto domandai:” Padre, perché tu non sei diventato un Leone, perché a differenza del nonno tu lavori nei campi, perché anche tu come lui non combatti per il Khur, per Balifor e per Sirrion…?”

Egli mi osservò per qualche interminabile istante.

Abbassò lo sguardo e con voce ferma disse:”Vanadis, ora mai hai 14 anni, penso che tu possa capire…è giunta l’ora di svelarti qualcosa che non sai…”

Non capivo a cosa alludesse, rimasi quindi in piedi davanti a lui attendendo che iniziasse il racconto.

“Figlia mia”- Riprese lui- “devi sapere che molti anni fa, a Floatsam, si insediarono le Dragon Army, un potente esercito devoto a Takhisis…

I rapporti tra noi e loro furono da subito burrascosi poiché avevano osato proclamare di loro proprietà una terra di nostra appartenenza e i conflitti furono inevitabili.

Le Dragon Army erano un esercito spietato, non si facevano scrupoli e capitava spesso che uccidessero donne e bambini durante i loro assalti, quante volte mi è capitato di vedere madri stringere tra le braccia i cadaveri dei loro figli…è stato un periodo orrendo per noi.

Un giorno, tutti i Barbari in grado di utilizzare un’arma vennero chiamati a raccolta dal Khuri-Khan, egli aveva intenzione di effettuare un attacco di massa all’esercito nemico per concludere una volta per tutte la questione, liberare Floatsam e porre fine alle loro scorribande.

L’attacco era previsto 2 giorni dopo l’adunata. Noi giovani ci allenammo duramente insieme ai Leoni, mio padre nonostante io avessi solo 14 anni mi reputò in grado di maneggiare la spada, me ne diede una delle sue e mi insegnò a combattere; egli era conscio del fatto che con ogni probabilità sarei stato ucciso ma l’Onore del Khur era più importante della sua vita e, a quanto pareva, anche di quella del suo unico figlio…”

-Mio padre fece una breve pausa dal racconto, si versò della birra e buttò giù un sorso di colpo, io lo continuavo ad osservare, una lacrima solcava il mio volto e non capivo da cosa fosse provocata…

“Udimmo il corno d’adunata al sorgere del secondo sole e tutti ci dirigemmo in piazza” -Riprese mio padre.- “Io indossavo un’armatura in pelle di goblin, non era certo una buona
protezione, ma, se non altro, mi permetteva di correre, impugnavo una spada in acciaio e brandivo uno scudo in legno fabbricato da mio zio che era un ottimo artigiano.

Il Khuri-Khan salì su gradini della sacra pietra e pronunciò queste parole…lo ricordo come se fosse ieri… : “Figli del Khur, quest’oggi sarà ricordato nei secoli come il giorno in cui i Leoni si ripresero ciò che gli appartiene! Verrà ricordato dai posteri come il giorno in cui il Khur riacquisì l’Onore!! Marciate miei Leoni, combattete per Balifor, combattete per Sirrion, combattete per me!!!

In seguito a quelle parole il Khuri-Khan si mise a capo dell’esercito e tutti marciammo verso Floatsam, la paura e l’ansia pre battaglia erano scomparse ed avevano lasciato spazio solo alla rabbia e alla sete di vendetta. Il viaggio fu breve data la vicinanza dei due villaggi e ben presto giungemmo alle porte di Floatsam.

Le Dragon Army ci stavano aspettando. Non sapevamo come potessero essere a conoscenza della nostra venuta, evidentemente qualcuno aveva cantato ma a questo punto non aveva più importanza. Ben presto le frecce oscurarono il cielo, le porte del villaggio si spalancarono e l’esercito dei Draghi ci piombò addosso.

Ci fu un cozzare tremendo, io rimasi indietro e venivo sballottato ovunque, caddi a terra e persi la spada, notai che era caduta poco distante e mi accinsi a recuperarla.

Riuscii ad impugnarla e a rialzarmi ma mi accorsi che un uomo con un’armatura e uno spadone enorme avanzava verso di me, ero terrorizzato e non sapevo cosa fare, capii subito che era la fine e decisi che se proprio dovevo morire l’avrei fatto combattendo, urlai e lo caricai ma con un colpo del suo scudo venni sbalzato lontano, non feci in tempo a rialzarmi poiché mi mise un piede sul petto, alzò la spada e caricò il colpo che avrebbe segnato la fine della mia giovane vita ma, improvvisamente, il guerriero lanciò un urlo straziato e mi cadde accanto. Non capii cosa fosse accaduto fin che non vidi mio padre in piedi davanti a me: mi aveva salvato in estremo. Capii che la mia vita per lui contava quanto l’onore e una sensazione di gioia mi pervase il corpo, mi disse : “Alzati ora figlio e combattiamo insieme per il Khur!”

Mi rialzai facendomi aiutare da lui, stavo per abbracciarlo quando lo sentii gemere di dolore e vidi del sangue fuoriuscirgli dalla bocca, dietro di lui v’era l’uomo di prima, non era morto ed era riuscito a rialzarsi e a colpirlo, mio padre cadde al suolo, riuscii a percepire il suo ultimo respiro e la sua ultima parola: “Scappa”… poi i suoi occhi si chiusero… per sempre.

Avevo il sangue raggelato, non riuscivo a muovermi, l’uomo rivolse ancora la sua spada verso di me e mi attaccò, urlai, ero colmo di rabbia, volevo solo vendicare mio padre, dopo sarei anche potuto morire, non m’importava più nulla ma quell’assassino doveva soccombere!

Parai il suo colpo e poi lo caricai colpendo molto violentemente, era ferito e non riuscì a ribattere, lo feci finire al suolo e a quel punto la mia rabbia esplose in un mortale fendente che gli trapassò la gola, l’avevo ucciso, avevo vendicato il mio genitore e ora la sua anima avrebbe potuto raggiungere gli antenati.

Mi voltai e notai la mischia dietro di me, non sapevo che fare, non sapevo se lanciarmi in mezzo o fuggire come mi aveva detto di fare mio padre ma i miei dubbi svanirono quando sentii un forte colpo alla testa. Svenni.

Mi risvegliai qualche ora dopo, era notte e la battaglia era terminata, l’esercito dei draghi era stato sconfitto ma davanti a me giaceva il cadavere di Krazthul …da quel giorno, figlia mia, non impugnai mai più un’arma. Se non fosse stato distratto da me, sono certo che quella non sarebbe stata l’ultima battaglia di Krazthu-Nhal, fiero Leone del Khur.”

-Finito il racconto alzò lo sguardo e mi fissò, dentro la mia testa c’era un susseguirsi di pensieri, ansie, dubbi e domande.

Lasciai la stanza e mi diressi verso il mio giaciglio.

Quella notte non chiusi occhio, non feci che pensare a ciò che mi aveva raccontato mio padre, non riuscivo ad immaginare cosa avesse potuto provare vedendo il proprio genitore stramazzare senza vita ai suoi piedi ed essere consapevole di essere parte della causa della sua fine, il fardello che portava con sé era terrificante, io non sarei mai stata in grado di sopportarlo.
Riflettei molto quella notte e presi quella che probabilmente sarebbe stata una delle più grandi decisioni della mia vita: sarei diventata un Leone del Khur, come un tempo fu mio nonno.

Sì…ma come? Non ero forte e il mio fisico non avrebbe sopportato il peso di un’armatura…

Va bene, non avevo potenza fisica ma, avevo altre doti che avrei potuto sfruttare a mio vantaggio, avrei fatto dei miei difetti… la mia forza: ero agile, ero veloce, ero silenziosa ed ero in grado di rendermi invisibile alla vista di chiunque, la mia corporatura mi permetteva di nascondermi molto bene, pressoché ovunque; forse, anzi, sicuramente, non avevo la possibilità di entrar a far parte del Clan Khur, ovvero i guerrieri dei quali un tempo mio nonno era a capo ma… avrei potuto rendermi utile come Fin-Maskar…

Il Clan dei Fin Maskar e’ un clan molto particolare, al contrario dei Khur, o degli Hacakee che affrontano il nemico sul campo, i Fin-Maskar combattono per il Khur nell’ombra, si tratta di Barbari molto agili e silenziosi, in grado di uccidere e scomparire senza esser visti e senza lasciare tracce.

Si, questa era la mia strada…

Iniziai ad allenarmi nell’uso del pugnale, cercai di affinare le mie tecniche di nascondimento e mi impegnai per divenire il più silenziosa possibile, sapevo che sarei dovuta diventare molto abile prima di potermi presentare al cospetto di Eilan: la Khan del Clan Fin-Maskar nonché mio esempio di vita.

Non raccontai mai a mio padre della mia decisione poiché certamente non l’avrebbe condivisa, alternavo lavoro in bottega ad allenamenti e cercavo di non destare alcun sospetto in famiglia.

Trascorsero 5 anni, ero giunta ai 19 anni e mi sentivo “pronta”, di lì a poco mi sarei presentata alla Khan Eilan e le avrei rivelato le mie intenzioni, sapevo che non sarebbe stato semplice ma ero convinta più che mai e non sarei mai tornata sulle mie decisioni.

Un giorno sarò un Leone e come un tempo faceva mio nonno combatterò per il Khur, per Sirrion, per gli antenati e…per me.

Ikktar uth ferkstat Khur.

Descrizione

Particolarità

Dicono di lei..

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