Simmiel Burrentoot

Storia

Camminava molto lentamente, m o l t o l e n t a m e n t e. Infatti impiegai tutta una giornata per seguirlo e perdermi. Era un albero, uno di quelli che a sei anni vidi per la prima volta, uno di quelli che camminavano da soli.
Per farlo camminare più veloce, a tratti, gli davo una spinta e a volte lo incitavo. In quella giornata di sole non esistette più nulla, solo quell'albero, e fu proprio vero: chi si ricordò più la strada di casa! Così all'età di 6 anni mi ritrovai chissà dove senza Flik, mio padre, senza mia madre e senza quelle simpatiche storirelle che raccontavano. Salutai il mio compagno d'avventura e tornai sui miei passi cercando la strada di casa. Bè era davvero interessante: con mia sorpresa scoprii che i paesaggi mutano molto veocemente, quando si è in compagnia di un albero vivente. Insomma Kendermoore non era più come la ricordavo, innanzitutto era murata e all'ingresso c'erano dei cancelli con delle persone vestite di ferro.
«Fermo Kender»
Mi fermai ad osservarli. Il sole era tramontato da poco, ma si riusciva a vedere ancora bene senza torce.
Sorrisi e risposi «Ciao, non ricordavo queste mura.» alzai le spalle, un gesto che facevo frequentemente, se succedeva qualcosa che non avrebbe "cambiato il corso della mia vita". Le due persone, più alte di me, avevano delle lance incrociate e dicevano «Non sono ammessi i kender in città».
«Ma io devo andare da mia madre!» lo stomaco cominciava a brontolare. Quando mi accorsi che i cancelli stavano per essere chiusi decisi che non era il momento per fare due chiacchiere con la gente. «Scusate, mia madre mi starà aspettando» dissi in fretta e furia e sgattaiolai dentro.
Si sentirono le due figure imprecare e gridare qualcosa del tipo "un kender è entrato in città" e cose simili.
Non ricordavo quella zona di Kendermoore, non mi era molto familiare, ma non potevo fermarmi a pensare, mia madre mi stava aspettando. Quando vidi del fumo uscire dal comignolo, esattamente come casa mia, mi ci fiondai contro, aprii e…
Non appena la donna che era vicino al camino mi vide (non somigliava affatto a mia madre, alta, magra e con i capelli arruffati) prese la padella su cui cucinava due bistecche di carne e me la lanciò contro. Il marito, sicuramente indispettito dal gentile gesto della signora, mi si lanciò contro con un forcone bello grosso. Bè avevo fame, la signora coì gentilmente mi aveva offerto le sue bistecche, non vedo perchè quel uomo le rivoleva indietro. Così afferrai la carne e uscii in fretta dalla casa. Mi nascosi in un angolo e mangiai. il mio stomaco era soddisfatto. Qualche secondo dopo la gente era per strada con molte torce e con qualche bastone, ascia e forcone; la si sentiva gridare «TROVATE QUEL LADRO… AL LADRO!»
Stava diventando tutto così emozionante, si stava cercando un ladro, e sicuramente avrei potuto dare una mano. che cosa emozionante!
Però la gente era strana, non appena uscii dal vicoletto, cominciai a gridare anch'io come loro «AL LADROOOOO… AL LADROOO» con la mia vocina. cominciarono a fissarmi, forse passò qualche secondo, io a mia volta li osservai smarrito, "Perchè si son fermati?", pensai.
Il tizio, grande e grosso con il forcone urlò «PRENDETELO!». Così da cercare il ladro, cambiarono gioco in "acchiappate il kender". Che a dire la verità era divertente se non fosse che ad un certo punto cominciarono a lanciare grossi sassi. Poi tutto fu così confusionario, solo ora riesco a mente lucida a capire cosa successe, da un angolino sbucò una persona, chissà come mai non la vidi, in pochi secondi riuscì ad afferrarmi e…
…e mi ritrovai con lui, lontano da tutta quella confusione ai piedi di una torre. Ero molto sorpreso ed emozionato, tutto passò in secondo piano, saltellavo dall'emozione e fremevo di gioia. Il giovane mi portò all'interno della torre e aspettò che mi fui calmato. Dopo che ebbi raccontato tutta la vicenda, mi soffermai a osservare la stanza e quel giovane vestito di bianco.
La stanza in cui mi trovavo era piena di aggeggi strani, bei mobili, e… «che carini quelli anellini!» escalmai. Non appena Jorg vide il mio interesse crescere, si alzò dalla sedia e ripose frettolosamente quanto più poteva nei cassetti, chiudendoli con una chiave che poi vidi scomparire.
Balzai immediatamente dalla sedia: «Co..come hai fatto?»
Vidi jorg sorridere appena, mi sollevò piano e mi portò in un'altra stanza con dentro un letto, disse: «Ora si è fatto tardi per altre domande, sono stanco ed anche io ho bisogno di riposare. Tu, Simmiel, dormirai qui.»
Prima di chiudere gli occhi, lo sentii mormorare qualcosa in direzine della porta.
Passai moltissimi anni in compagnia di quello che poco a poco scoprii essere un Giovane Mago. Mi spiegò alcune cosine del tipo "Perchè porti sempre quel vestito bianco?", "A che servono quelle boccette?", "Perchè non devo mai usare quelle bacchette?". Insomma quella torre voleva essere tutta esplorata da cima a fondo. Jorg non era contento quando mi beccava a curiosare. In quegli anni Jorg mi affidò numerose "missioni", così le chiamava, ed io ero ben felice di portarle a termine.
Dopo parecchi anni, passati a far da "assistente" a jorg, e dopo che quella torre non ebbe più segreti per me, sentivo qualcosa nello stomaco ogni volta che ripensavo ai miei genitori. Era arrivato il momento di cercarli. Negli anni, il giovane mago cominciò ad avere sempre più impegni, restando sempre meno in quella torre. Quando decisi di partire per cercare i miei genitori, lui non era in casa, disse che "L'ordine doveva riusnirsi per questioni delicate…" e scomparì. IO raccolsi tutto ciò che mi sarebbe servito nel viaggio e partii.
Durante il mio viaggio trovai un'altra kender, e scoprimmo con notra meraviglia che eravamo cugini, lei si chiamava Pallina l'AcchiappaDraghi. Io le raccontai la mia storia e lei mi consigliò di andare a cercare i miei genitori a Palanthas, mi disse: «Andiamo a Palanthas, lì si trova tutto, ma proprio tutto.»
Così partimmo alla volta della grande e meravilgiosa città, la conoscevo solo attraverso le strorie che Jorg mi raccontava in alcune serate.
Passarono molte lune prima di ritrovare mia madre, Alicia, che felicità.. e che emozione quando il giorno dopo incontrai una Draghetta a Palanthas… ma questa è un'altra storia.

Un racconto scritto da Gunther il bardo

Succede solo ai Kender

Ebbi bisogno di accendere una candela per non rimanere al buio. Ero immerso nei miei studi bardici, quando un fulmine piombò nella mia casa. Era un Kender, piccolo anche per la sua razza. Aveva una storia magnifica da raccontare, saltellava e gridava: “I Draghi, si due..” irruppe in questo modo, facendomi sobbalzare.
Gli dissi di calmarsi, e di cominciare a raccontare con più calma. Infondo sono stato sempre curioso di ascoltare le storie dei Kender, non sai mai cosa potrebbero inventarsi e cosa no.
Si sedette su uno sgabello ed io presi la mia bella piuma d’oca, quella che uso solo in rare occasioni, ebbene in questa storia si parlerà di draghi.
Cominciai subito a registrare la storia di Simmiel Burrentoot, man mano che lui la raccontava.

“Ero a Palanthas solo da un giorno, e non pensavo a cosa mi sarebbe successo. Mia cugina Pallina l’acchiappadraghi mi avvertì “A Palanthas trovi di tutto”mi disse, ma mai avrei pensato di incontrare un drago. Anzi no, due nello stesso giorno. È stato il giorno più meraviglioso ed eccitante che mi sia mai capitato. Gli unici draghi che avessi mai visto erano quelli che immaginavo quando la gente ne parlava a Kendermore. Gli unici Draghi vivevano nelle storie di zio Tapspringer, e nella testa di chi se li immaginava. Erano sempre mastodontici, zannuti, con grosse ali e sputavano fuoco ed io li ho sempre immaginati in quel modo. Ma mai, avrei pensato che un drago apparisse davanti ai miei occhi.
Esploravo col mio “Galoppo” la parte Nord-occidentale della città, quando strani suoni provenivano dalla mia destra, oltre gli alberi. Mi soffermai un attimo, cercando di capire cosa fasse stato, e questi continuavano. Un orso? Un gruppo di orsi? Non ne ero certo così dissi al mio Galoppo di dirigersi verso quei rumori. Oltre una torre, che più tardi esplorai, c’era un’animale, grande, rosso, con grosse ali e lunghi artigli. Era immobile accanto ad un monumento, lo fissai per un attimo, poi mi avvicinai saltellando. “Un DRAGO, un DRAGO!!”
Si girò verso di me e sputò fuoco. Cominciai ad avvicinarmi lentamente e lui si accucciò”.

In quel momento il Kender prese a saltellare per tutta la casa, si vedeva quanto era eccitato, e a dire la verità, se devo credere a metà delle parole che diceva, lo ero anch’io. Draghi non se ne vedono, e coloro che possono testimoniare la loro esistenza, sono solo alcune razze e solo i loro membri più saggi e anziani. E questo Kender diceva di aver visto un Drago, anzi, due come leggerete proseguendo in queste pagine. Simmiel era agitatissimo, e lo sono anche io mentre scrivo, questo drago stando alle sue parole era il custode di un monumento: “In memoria di Sir Daran Arenthas”. Poco dopo il drago volò via lasciando il posto ad un altro. E qui Simmiel si calmò di nuovo, si sedette e riprese la sua storia

“Incuriosita sicuramente anche lei dai rumori, fui raggiunto nello stesso posto da mia cugina: Didì Guardanuvole. Tutto eccitato le raccontai la mia bellissima avventura con il drago e lei fu felice di ascoltarla. Quando decidemmo che era ora di tornare in città, il sole fu oscurato da una grossa nuvola. Ma quando alzammo gli occhi al cielo scoprimmo che non era una nuvola, ma un altro DRAGO, e questa volta era argentato. Ed era come nelle storie che raccontano dei cavalieri e dei loro draghi argentati. Si librò libero nel cielo e poi cominciò a planare e scendere verso di noi, finchè non prese il posto del drago rosso.
Saltammo di gioia nel vederne un altro e anche lui sembrava sorpreso della nostra presenza. Ci avvicinammo a lui e gli chiedemmo chi fosse. “Mi chiamo Maximin!” disse con una voce cavernosa, dopo che io e mia cugina ci fummo presentati. Leccò la mia manina, sicuramente anche lui deve essere un’amante delle torte di mele. Come l’altro drago disse di essere il guardiano di quel luogo, e ci raccontò la storia di quel cavaliere.
È stata una cosa fantastica, meravigliosa. Ha promesso di portarci sulle montagne. Sulle montagne dove vivono!! Ci farà conoscere e visitare i loro posti, ci porterà in volo fra quelle montagne. Sarà stupendo. Dobbiamo solo avvisare tutti i cuginetti, perché ha detto che ci porterà solo quando ci fossimo riuniti tutti. Sicuramente non vorrà che nessuno dei miei cuginetti si perda questa magnifica avventura. NESSUNO ne sono sicuro.
Ed è per questo che sono venuto qui da te Gunther, in modo che tu possa scrivere questa storia e raccontarla. Così potremmo avvisare i nostri cuginetti che sono chissà dove, che il drago Maximin, o meglio la traghetta come scoprii più tardi, ci sta aspettando tutti".

Il Kender riprese a saltellare per la casa, pregustando il momento, quel momento che sperò per lui e per la sua gente arriverà presto. Di sicuro è una bella storia, e quando sarà, non vorrei mai perdermi quel momento. Non so quanto sia vera questa storia, ma cogliendo l’occasione della festa d’inverno, andrò a Palanthas, e aspetterò e spererò che il drago argentato appaia ancora una volta. Vi terrò informato sugli sviluppi.

Descrizione

Particolarità

Dicono di lui

"Simm è uno dei miei migliori amici! Ho capito subito che era il mio bis-cugino perche' aveva lo stesso identico atteggiamento della zia della sorella del cognato, nonchè fratello di sua suocera, di zia Lina. Ci siamo conosciuti a Palanthas e abbiamo vissuto la stessa fantastica vicenda che riguardava il vecchio drago Maeximin!! Me lo ha fatto conoscere lui! Conosce molte persone ed è molto gentile e disponibile, forse è per questo che lo abbiamo eletto primo sindaco!"
Melvin Blueyes

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