Shanna

Storia

Le urla dei briganti ancora risuonavano nella mia testa come torrenti in piena … il dolore che avevo a loro arrecato era lo stesso che avevo provato io molto tempo prima.

… Era una notte…
Mio fratello Khyer ed io stavamo esplorando le verdi vallate a Sud-Est di Floatsam, risplendenti alla tiepida luce lunare di un rosso scuro come quello del rubino più puro. Attorno a noi lo strano echeggiare del richiamo dei gufi rendeva il paesaggio mistico… quasi misterioso.
Ci fermammo al bordo di un laghetto, la cui superficie liscia si increspava qua e là al leggero tocco delle zanzare, stavamo riprendendo parte delle forze che ci avevano abbandonato nel nostro viaggio.
Ad un certo punto… *chiudendo i pugni* … un sibilo… leggero, veloce, quasi impercettibile… quindi un sussurro… e poi il sangue
E gli occhi di Khyer, quei giovani occhi che osservavano tutto così attentamente, era sbarrati in una morsa di dolore. Mi alzai e velocemente portai mio fratello dietro ad un masso, mentre i sussurri si facevano sempre più numerosi. Feci appena in tempo a serrare la mia mano nella sua.
-Resisti fratello, resisti! Fa che la morte non ti stringa nella sua oscura presa!- lo imploravo cercando di essere forte, ma le lacrime cadendo dalle mie guance, si perdevano nel rosso colore del sangue di Khyer, il sangue di mio fratello.
Lui mi osservò qualche istante con gli occhi sbarrati, mosse appena le labbra ed un gorgoglio usci dalla sua gola, ma non saprei dire se fosse un lamento in punto di morte, oppure le sue ultime parole per me. Restai nascosta fino all’alba, abbracciando il suo corpo esanime.
Al sorgere del sole lo adagiai sul terreno morbido. Con la mia spada scalzai zolle di terra ed erba, creando una conca. Dentro vi deposi il corpo, promettendo eterna vendetta. Un giorno l’avrei compiuta…

… sono passati 2 anni da quel giorno e gli occhi di mio fratello, ancora oggi, mi appaiono in sogno. Ma stasera ciò che avevo perso, è stato vendicato; l’affronto così vile che mi era stato fatto, è stato punito.

…grazie all’abilità dello spostarsi veloce nella foresta, maturata nel corso degli anni e delle mie esplorazioni, soprattutto per merito dell’insegnamento di un vecchio Hachakee, avanzavo a tutta velocità nell’oscurità della vegetazione … il silenzio attorno a me, solo il rumore della calda aria estiva che mi accarezzava il viso… anche le due lune erano nascoste dietro folte nubi nere… anche la natura sembrava darmi il suo appoggio.
Raggiunsi velocemente le quattro spoglie capanne dei briganti, per molto li avevo seguiti, cercati ed ora ero arrivata al loro cuore. Vidi una capanna sfoggiare un drappo porpora al suo uscio e capii che era quella del loro capo, colui che progettava e gestiva le razzie, le uccisioni. Colui che più di tutti doveva pagare…

Ma ad un certo punto, colpa della rabbia che cresceva in me, mi alzai al di sopra del folto manto erboso, solo per un istante, un attimo appena, ma la guardia di turno urlando a squarciagola, iniziò a caricare verso di me. Per mia fortuna gran parte di loro erano in “missione” e i pochi che rimanevano al campo erano per lo più ubriachi.
Mi preparai al combattimento. Le gambe ben salde sul terreno, la spada stretta in mano, l’arco a tracolla e la faretra su una spalla.
Quando il brigante arrivò, sferrò un colpo con la sua daga, ma essa rimase bloccata contro l’elsa della mia spada. Cambiando velocemente posizione l’uomo tentò un affondo verso il mio ventre, ma con un agile spostamento lo evitai all’ultimo momento, rimediando solo un piccolo graffio e la tunica squarciata. Guardai il tessuto farsi carminio per il sangue appena sopra la vita; un poco più profondo sarebbe stato un colpo mortale.
Ma velocemente pensai che non potevo perdere tempo, altri briganti sarebbero arrivati, e avrei non potuto finire ciò che era iniziato due anni or sono.
Con un colpo veloce e preciso dell’elsa della spada colpii il brigante alla gola, facendolo ruzzolare a terra emettendo strani rumori, come grugniti, probabilmente gli avevo spezzato la carotide. Corsi velocemente alla capanna del capo e mi catapultai dentro essa; differentemente da quanto mi aspettassi era ben pulita e curata, un grosso letto di legno di quercia era adagiato in un angolo, al centro un enorme tavolo, ricoperto di sacchetti di monete e di gioielli. Seduto in un grande tronco intagliato in un abbozzo di poltrona vi era un uomo, dalla corporatura robusta, vestito con un grossa maglia di ferro ed il cui viso era ben illuminato dal un candelabro che rifletteva la sua luce sulle gemme.

Sentendo la porta aprirsi così di colpo, l’uomo sollevò lo sguardo e mi fissò, con due occhi neri come la notte, privi di sentimento. Mi aspettavo un suo urlo per richiamare le guardie, ma le sue uniche parole furono: -Ragazzina, hai sbagliato posto o orario, sai bene che non ammetto le puttane nella mia tenda privata-
-Sono qui per prendere la tua vita, non per entrare nel tuo letto, viscido verme- avevo sempre pensato a lui come ad un uomo vile, codardo, che si nascondeva dietro ai suoi uomini… invece a quanto vedevo era solo un presuntuoso, che pensava di essere il più forte, quasi immortale.
Ma non avevo tempo di riflettere su quel uomo, o non ne avevo voglia, la vendetta che avevo covato per due lunghi anni stava per essere completata. L’uomo si alzò e sfoderando la lunga lama, sporca di sangue, disse in tono crudele: -Ci serviva giusto una nuova schiava..- e tirando indietro la testa si mise a ridere, per poi gettarsi su di me con la sua lama sollevata.
Con la mia spada dovetti bloccare la sua lama, ma lui era forte e poco avrei ancora potuto durare sotto la spinta di quelle braccia allenate. Ormai le forze mi stavano per abbandonare, e la sua lama stava per colpirmi. Feci un ultimo, disperato, gesto: mollai improvvisamente la spada, arretrando; il brigante, per pochi istanti si ritrovò sbilanciato in avanti. Approfittai della sua distrazione ed afferrai una freccia dalla faretra con la mano destra e gliela infilzai in un occhio. Lui si ritrasse, urlando di dolore, cercando di estrarla, ma non mollai la presa e continua a spingerla in avanti, finché non affondò nelle sue cervella, uccidendolo.
Ansimante e sconvolta lasciai la freccia, senza distogliere lo sguardo dal corpo che si accasciò ai miei piedi, cinereo in volto.
-Due lunghissimi anni … mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno… ho pensato a mio fratello…- continuando sentivo la voce farsi roca -… lo hai ucciso, a tradimento… senza dargli la possibilità di difendersi… ma ora finalmente l’ ho vendicato. -
Non saprei direi per quanto rimasi a guardare il corpo di quel uomo. Solo quando, grida ed urla mi giunsero da lontano volta le spalle e mi diedi alla fuga…
Khyer, fratello mio, che la tua anima possa riposare in pace, insieme ai Padri.

Descrizione

Particolarità

Dicono di lei

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