Rakka Markabak Plain Sword

Storia

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Il vento sollevava vortici di neve e piccole scaglie di ghiaccio che tuttavia non riuscivano a scalfire due figure avvolte in solide pelli borchiate, la donna stringeva i denti affaticata e teneva salde le mani sul ventre arrotondato, era incinta e il bambino fremeva per venire al mondo. L'uomo al suo fianco trainava due cavalli carichi di bisacce e pure lui grazie al suo corpo possente riusciva a trasportare altre sacche a tracolla; il suo sguardo, come scolpito nel marmo, tenevano costantemende d'occhio la donna, che nonostante tutto camminava con grande determinazione.
Avevano lasciato da 3 giorni il loro vecchio accampamento ormai divenuto un cumulo di pietre e legno carbonizzato a causa di un drago bianco che aveva fatto scempio della loro famiglia, il Clan dei Markabak era stato quasi distrutto, oltre agli anziani della famiglia e ai fratelli e sorelle dei due che ora camminavano per i Ghiacci era morto all'età di 3 anni anche il loro primogenito, Ardok Markabak.
Dopo il lungo camminare Sirrion sembrava averli notati sperduti in quel paesaggio ostile, davanti a loro sorgeva un villaggio. Entrarono al villaggio stremati, i barbari presenti si scambiarono occhiate diffidenti ma non negando loro aiuto conducendoli a una capanna abbandonata che sistemarono con pelli e braceri per riscaldarli. La donna sfilò il cappuccio, era bionda con gli occhi castani e chiari, le fiammelle che si sprigionavano dai braceri le conferivano una sfumatura rossastra, sottolineando una bellezza pura. L'uomo era imponente e alto, lo sguardo severo, distrutto dalla perdita appena subita, ma conservava un'antica dignità insegnatagli dagli Anziani, aveva occhi color ghiaccio e capelli ramati, al suo fianco una pesante ascia da guerra che curava con massimo amore, come se stesse accarezzando la sua donna.

"Lhunic, moglie mia, come ti senti?"
"Ora sto bene, sembra che il dolore al ventre sia passato…appena mi sono rilassata su queste pelli anche nostro figlio sembra essersi assopito. Però…Thalen, resta qui con me, non lasciarmi sola.."

L'uomo si sedette accanto alla moglie cingendole le spalle con un braccio, si addormentarono senza rendersene conto, le fatiche e le ostilità dei ghiacci sembravano dissolte in quel tepore così ammaliante e confortevole.

Quattro ore dopo cominciò il travaglio, Lhunic si era svegliata di sopprassalto come chiamata a gran voce dal figlio che ora sembrava determinato a partecipare al gioco della vita, erano accorse ad aiutarla cinque donne del villaggio, una druida, una shamana e tre lavoratrici hce portarono acqua, pelli e pezzi di stoffa. La druida e la shamana cercavano di alleviare il dolore facendole bere infusi di piante provenienti dal Khur. Dopo un'ora era nata Rakka, il padre aveva sperato in cuor suo di avere un figlio, i Markabak non avevano altri successori e Rakka avrebbe chiuso definitivamente la dinastia.

Già 12 anni più tardi Rakka era diventata un'abile arciere, la vista acuta e precisa e la presa salda le consentiva di padroneggiare l'arco in maniera quasi perfetta. Il Villaggio cresceva poco a poco, altri clan si univano insieme per formare un'unica grade famiglia : L'Ice Rock.
In quello stesso periodo Thalen e Lhunic lasciarono Rakka al villaggio, partendo carichi di speranza e Fede, non si erano mai rassegnati alla morte dei loro cari, volevano a tutti i costi capire se era davvero la fine di tutte le speranze. Non avevano mai osato allontanarsi da Rakka, non potevano rischiare di lasciarla sola, ora era tuttavia ancora una bambina, ma già sapeva provvedere a sè stessa, così partirono in cerca delle proprie radici, senza fare mai più ritorno.

Durante il ventesimo anno di età la fiamma di Sirrion avvampò nel cuore. Al villaggio Kvasir aveva condotto un guerriero, un Leone del Khur, che aveva guidato la sua tribù per tanto tempo, Askard Plain-sword varcava la soglia del villaggio, e inconsciamente aveva acceso quella scintilla che mai prima d'ora era apparsa nel cuore di Rakka. Era estremamente intrigante, i sengni delle battaglie, la sua forza, i suoi modi sicuri la stregavano giorno dopo giorno, sentiva che poteva stare accanto a lui soltanto per tutta la vita; le sue visite erano sempre più frequenti sino a quando un giorno si ritrovò sola con lui, cavalcando lungo la distesa di ghiaccio. Giunsero a un rifugio, nessuno era mai stato lì prima d'ora, quello era il loro luogo, lo adornarono con pelli e braceri per renderlo confortevole, e qui in un momento di estrema sincerità si baciarono, dando vita a un forte sentimento che ancora adesso a distanza di 7 anni dura come una fiamma costantemente alimentata. Si giurarono amore eterno, Brigid (la Shamana) li unì con un sacro rito che li incatenò con un invisibile legame di amore, passione e fedeltà.

7 anni dopo.

"…China su un orso polare, col pugnale in mano, ne faceva brandelli di quella carne, l'avrebbe mangiata cruda. La carcassa restava immobile e grondante di sangue, i pochi raggi del sole che filtravano tra le nubi illuminavano capelli dorati e occhi di ghiaccio che a stento trattenevano lacrime. Il proprio cavallo era morto molto tempo prima, di fame, la distesa di ghiaccio non offriva alcuna vegetazione per sfamare quella bestia, e il villaggio era lontano chissà quanto. Le freccie del suo arco si erano dimezzate via via che il tempo passava, la lotta con le creaturi ostili era quotidiana e sfinente, alla fine l'arco, che usava con estrema destrezza, era servito solo per accendere del fuoco per esplorare una grotta; da quel momento avrebbe dovuto affidare la sua vita nelle proprie mani, la mira e la rapidità nel scagliare le freccie era ormai inutile, l'unica via era il pugnale appeso con un fodero di pelle che le cingeva i fianchi. Piangeva Rakka quella mattina, non per il freddo o la fame, piangeva per i pensieri tristi di cui adorava circondarsi in quei momenti così difficili, Askard, i suoi fratelli, e di nuovo Askard…. solo Askard. Il solo pensiero di non poterlo rivedere la tormentava, la credevano morta sicuramente, più volte aveva sperato di seguire una pista che la riportasse al villaggio, ma era tutto vano, le tempeste di neve ripulivano qualsiasi cosa seppellendo tutto sotto metri di ghiaccio; a volte il suo sguardo si perdeva all'orizzonte cercando di scorgere figure umane che non vedeva.
Ormai quasi rassegnata a non far più ritorno passava le giornate a spartirsi il territorio con le bestie, e cosa più difficile.. a difendersi. Gli agguati per sfamarsi, le lotte per possedere qualche cavità rocciosa o anche solo le lotte per proseguire avanti a sè lungo una strada fittizia l'avevano cambiata, forgiata nel carattere, modellata nel fisico, Rakka era divenuta una giovane guerriera dei Ghiacci.

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Un altro giorno di solitudine, un altro giorno a combattere da sola per la vita.
Camminava forse da due ore, la tormenta di neve le feriva il viso e le gambe semi scoperte, si costringeva a camminare, dritta, sempre dritta, verso una meta che forse non avrebbe mai raggiunto. All'improvviso il dolore, era sdraiata sul ghiaccio e lottava disperatamente per togliersi di dosso un enorme orso polare che sembrava essersi materializzato nella tempesta stessa, stringeva i denti, scalciava verso il ventre della bestia mentre e gli bloccava il muso a braccia serrate mentre l'orso ruggiva e graffiava squarciando le pelli ottenute con la vittoria su altri esseri sino a graffiare la pelle di Rakka, così pallida, così apparentemente delicata. Respinse appena in tempo la creatura impugnando con un movimento fulmineo l'arma. Un fendente, una zampata, un fendente, un'altra zampata, e un'altra….
Con un ultimo disperato appello alle proprie forze scattò in avanti in preda all'improvvisa adrenalina, e scivolando sul ghiaccio riuscì a ottenere più terreno, rimase a fissare un brevissimo istante la bestia che si avvicinava su due zampe a fauci aperte già ringhiando vittoriosa, prese la mira con occhi acuti e decisi, la mano ferma, la mente in balìa di quel momento, scagliò il pugnale dritto al cuore, la creatura ruggì nuovamente, questa volta protestando per la propria sconfitta.
Rakka si avvicinò alla carcassa estraendo il pugnale, lo ripulì rimettendolo al fianco, buttò fuori aria dalla bocca, il suo respiro a contatto col freddo ostile si librò in una nube di vapore acqueo, la vista si appannò, e in quel momento il vapore le sembrò quasi la sua anima che cercava di scappare via, in un mondo dove il corpo non è necessario. Si guardò, aveva graffi sulle gambe, sulle braccia, perdeva sangue e sarebbe morta dissanguata, camminò sino a quando le sue gambe ressero. Scivolò a peso morto lungo una piccolo pendìo ricoperto di neve e poi…. l'inconscio.
La sua mente si tuffò in un sogno che sembrava reale, era aggrappata ai limiti di un crepaccio profondo chilometri, sotto di lei l'infinito baratro. Alzò lo sguardo, le sue mani eravo vicine ai piedi di qualcuno che la guardava dall'alto.

"Aiutami!!"

Silenzio, solo la tempesta faceva da sottofondo a quel momento così angosciante, la figura continuava a scrutarla immobile, un'altra richiesta di aiuto riecheggiò nel vento, e mentre Rakka sentiva anima e corpo abbandonarla, la figura decise che era giunto il momento, si chinò afferrandola saldamente per le braccia, la sollevò verso di sè cingendola con affetto, e mentre Rakka finalmente stava per scorgerne il viso tuttò sparì, compresa lei.

Sbattè gli occhi tremando, era viva. Intravedeva qualcuno accanto a sè, più riprendeva conoscenza più si sentiva calma, quasi rinata. Sentiva sulle labbra un dolciastro sapore di erbe, come se qualcuno l'avesse imboccata e rifocillata.

"Rakka…??"

.. "Brigid…? Sono a casa?"

Brigid annuì con un sorriso, Rakka la abbracciò in lacrime. La druida le applicava unguenti su tulle le ferite alleviando il dolore e accelerando il processo di cicatrizzazione. Uscirono dalla grotta, quella stessa grotta in cui aveva passato piacevoli momenti con l'unico amore della sua vita.
Ysak la sosteneva per aiutarla a camminare, all'uscita dal rifugio si soffermò a guardare una lapide, la propria. Al villaggio tutti l'avevano creduta morta e Askard aveva fatto costruire una lapide davanti al loro rifugio, per non dimenticarla mai. C'erano delle parole scritte su dei rotoli di pelle:

"Sei stata la mia vita e la mia vita continuerai ad essere. Ti ho amata, ti amo e sempre ti amerò. Per sempre tuo, Askard."

Continuò a leggere, i suoi fratelli avevano lasciato un pensiero per lei,
trattenne le lacrime procedendo verso il villaggio, era a casa ormai.

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La giornata era andata come prevista, chi l'aveva conosciuta 4 anni prima la guardava sorpreso come vedendo uno spirito volteggiare in aria. Ma non era questa la preoccupazione primaria, doveva ritrovare Askard, dirgli che era viva. Con Ysak, diventato il Vakt della tribù, viaggiò sino a Balifor in cerca del marito, giunsero davanti alla casa che aveva condiviso con lui per un po' di tempo, bussò al limite della contentezza e si bloccò alzando il viso sul cartello: "Askard e Valeran". Riprese a bussare questa volta con sentimenti diversi, spinse la porta con forza aprendola, entrò con Ysak che la guardava in un misto di perplessità e sgomento intuendo cosa stava accadendo. Salì le scale velocemente spalancando la porta della stanza da letto, non c'era nessuno, solo un ampio giaciglio in subbuglio. Scese nuovamente le scale sedendosi in un'altra sala, sul tavolo avanti a lei c'era la veste nuziale di Askard usata anni prima per la loro unione, Rakka si chiese se in realtà non fosse un'altra, usata per l'unione con quella Valeran.
Uscì dall'abitazione, taciturna e disperata nel proprio animo, questo era ancora peggio delle battaglie con le bestie, della solitudine, della paura; tornò al villaggio con una nuova piccola morte nel cuore.

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Non poteva incolparlo, la credeva morta e un uomo ha bisogno di una donna, ma in quel momento niente al mondo poteva farla ragionare, la gelosia dettava legge, un'altra donna le aveva portato via il marito, si sarebbe riscattata in altri modi.
Camminò silenziosa sulla neve raggiungendo la capanna del Vakt, gli occhi rilucevano nella notte come quelli di un lupo che adocchia la preda, entrò con passi felpati raggiungendo il Vakt al suo giaciglio, slacciò il mantello e tolse gli scarponcini, rimase in ginocchio dritta sul busto a fissarlo nel sonno.

"Ysak"

Lui si svegliò di colpo col pugnale in mano pronto a lottare.
Davanti a lui Rakka lo scrutava quasi valutandolo, si mosse sulle pelli avvicinandosi sinuosa, l'aveva lasciato tempo prima che era un comune guerriero e ora era diventato addirittura il Capo Tribù.
Una volta abbastanza vicina a lui portò le mani al corpetto che le cingeva il petto cominciando a slacciare i legacci, nessun bacio, nessuna carezza, desiderava da quell'uomo solo semplice e pura fisicità. Ysak la guardò quasi incredulo fermandola.

"Fosse accaduto tempo fa, non ti avrei mai rifiutata, e poi ora cerchi vendetta per quello che è successo con Askard"

Rakka lo fissava ribattendo con parole pungenti, negava sia a sè stessa che a lui che ciò che aveva detto era vero. Si rivestì uscendo dalla capanna, e quasi senza rendersi conto indirizzò il cavallo al rifugio, si accocolò sulle pelli davanti al fuoco rimuginando e maledicendo la sua sfortuna. Era meglio la morte che stare senza Askard.

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Si svegliò il mattino seguente, ancora chiedendosi se la vita sino a quel momento fosse stata tutto un terribile equivoco. Si buttò in una meditazione profonda, capendo cosa non andasse in lei.
Di sera finalmente decise a tornare in mezzo alla vita del villaggio, camminava verso la rocca quando si fermò davanti a una figura incappucciata che la fissò a lungo per poi indietreggiare quasi infartuato.
Dalla bocca dell'uomo uscirono solo accenni di parole, poi si decise a parlare.

"Rakka?!"

"Sì, chi…"

disse inclinando il capo come per scorgerne i lineamenti.
Non fece in tempo di finire questa azione che già aveva compreso l'indentità di quell'individuo. Fece una breve corsa fermandosi davanti a lui, il cuore prendeva a battere facendole perdere la concezione di tutto.

"Askard, mi dispiace…..mi dispiace!"

urlava singhiozzando.

Lui la abbracciò quasi soffocandola, non era uno spirito, era vera, Rakka, la sua amata moglie, la donna che aveva scelto per trascorrere la vita.
Si baciarono, poi la tristezza riapparve.

"Sono stata via troppo tempo, sono stata a Balifor qualche giorno fa, ho visto che… … se tu hai una nuova vita con una donna…"

Lui la fermò baciandola di nuovo, la strinse a sè..

"Amo te, Valeran è solo una sorella"

poi sussurrandole:

"Ti ho creduta morta"

Un ultimo abbraccio come per non farla più andare via e galopparono lontani, al loro rifugio, dove solo l'amore poteva partecipare all'incontro tra i due quella notte.

Descrizione

Rakka ha 27 anni, è alta 1,74 cm, capelli biondi (che porta sempre sciolti) e occhi chiari tipici di quelle lande ghiacciate.
I muscoli sono tonici e ben armonizzati al corpo modellato di donna; dalla caviglia sinistra sin sotto il fianco ha un tatuaggio semplice e discreto fatto dopo il suo ritorno al villaggio. Più che sulla forza si affida spesso alla destrezza, la velocità ottenuta armeggiando con l'arco le hanno conferito grazia e velocità notevole nei movimenti. Adora stare comoda nelle pelli, la lancia è sempre a portata di mano pronta all'azione. Ha un carattere forte, estremamente gelosa e possessiva verso ciò che le appartiene in maniera intima, un difetto causato dalla scomparsa della sua famiglia. E' orgogliosa e non si lascia intimidire facilmente, ma sa voler bene con devozione e rispetto chi fa breccia nel suo cuore un po' troppo ( purtroppo ) diffidente.

Dicono di lei

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