Ragnar Haakan

Storia

Quella notte il vento sembrava ululare sull’Icereach. Le capanne erano sul punto di cedere all'impeto delle raffiche da un momento all'altro. Violenti scrosci di pioggia e neve si abbattevano sul ghiacciaio trasformandolo in fango. Asmar, il più saggio del possente Clan Haakan, si prostrò al cospetto del grande falò che sempre arde in onore della Grande Fiamma. L'anziano sollevò le callose mani al cielo, gridando più forte che poteva: "Oh Grande Fiamma! Il cielo piange! Il vento si lamenta! Il ghiaccio ci avvolge.". Il venerabile sciamano si accasciò a terra, stremato. Ma i suoi sforzi erano stati vani, poiché il vento e la neve continuarono a spazzare la terra impietosi. "La Grande Fiamma non ci sente, il vento è troppo forte!" Costui era Havelok, figlio di Harald e fiero capo del Clan Haakan. L'uomo dagli occhi di ghiaccio, fra lo stupore dei altri guerrieri, si fece spazio e una volta davanti la fiamma sollevò il pugno serrato e gridò: "Grande Fiamma! Cento madri e cento figli sono morti quest'inverno! La selvaggina scarseggia e i Thanoi ci combattono sempre più numerosi! Sacra Fiamma! Io non ti ho mai pregato e tu lo sai! Ma anche un uomo forte prega quando i suoi fratelli e le sue sorelle muoiono!" D’improvviso un pianto interruppe le grida di Havelok. Proveniva dalla capanna di Alycia, sua moglie. La donna era ormai gravida da molto ed i tempi sembravano essere maturi. Allora Havelok assieme ad Asmar accorsero a vedere. Entrando nella capanna i due uomini trovarono la giovane donna intenta ad allattare un neonato avvolto in un pellicciotto di lupo bianco. Era nato! Il figlio del capo clan era nato! Havelok prese il fanciullo fra le braccia e guardandolo negli occhi decise di chiamarlo Ragnar, che nella antica lingua barbarica significa figlio della tempesta. Sei inverni passarono dal giorno della sua nascita e Ragnar vide il Sole inseguire Lunitari e Solinari crescendo sano e forte in quelle gelide tundre. Le giornate passate nella distesa ghiacciata a guerreggiare e cacciare con gli altri giovani della tribù e le sere davanti al fuoco nel centro del villaggio ad ascoltare gli Skald raccontare le gesta degli antichi guerrieri dei ghiacci. “Ricorda sempre Ragnar, la Grande Fiamma col suo sacro fuoco fa ardere il nostro cuore nell’impeto della battaglia ed il ghiaccio dell’Icereach ci tempra e ci fortifica. Ma la prima neve, la più frettolosa, cade su terreno arido e presto si scioglie. La neve che lenta cade si posa su altra neve formando duro ghiaccio. Vivi sempre come il ghiaccio, dall’animo limpido e trasparente ma dal corpo duro e tagliente.” Così Havelok cercava di tramandare a suo figlio il suo sapere. Ragnar cresceva sano e robusto e raggiunti i suoi sei anni di vita, Havelok iniziò ad addestrarlo nell’arte della guerra. Havelok gli insegnò i rudimenti del combattimento e gli insegnò a conoscere ed onorare Sirrion, la sacra fiamma che scalda e dona la vita. Poi una mattina, Havelok svegliò Ragnar e lo portò con se. Nella sua tribù era tradizione che quando un ragazzo era pronto a divenire uomo, sarebbe partito verso est ed avrebbe affrontato il possente orso bianco riportandone la testa e vestendone le pellicce. Partirono all’alba con un solo cavallo e quando il villaggio scomparve alla loro vista, Havelok fece smontare Ragnar, gli lanciò un pugnale e poi tirate le redini, si allontanò al galoppo. Ragnar raccolse l’arma e si diresse verso est, finché non lo trovò. Il grosso orso era sceso dalle alture in cerca di prede ed il giovane barbaro poteva essere un ottimo pasto per lui. Ragnar non pensava a nulla, voleva solo dimostrare di non avere paura di lui e strinse il coltello nella mano. L’orso si fece avanti e dopo un feroce ruggito, si sollevò sulle zampe posteriori e balzò sul ragazzo. Ragnar fu travolto dall’impatto ed affondò il coltello nella dura carne dell’orso ma non abbastanza profondamente. Sentiva le sue zanne lacerargli la carne e gli artigli graffiare la sua schiena. Riuscì a bloccare il muso e le zampe anteriori con mani e gambe ma sentiva di non poter resistere a lungo. I suoi occhi si accesero di un fuoco selvaggio e calò un rosso velo di sangue davanti a se. In preda ad una furia incontrollabile, Ragnar morse la gola dell’orso, sentì la sua pelliccia rancida sulla sua lingua ed il suo sangue caldo e salato sgorgargli nella bocca, ma non mollò la presa e come una belva gli strappò la giugulare. L’orso cadde a terra esanime e Ragnar con i muscoli dolenti ed il sangue che gli ricopriva il corpo si sdraiò a terra esausto. Non si sa quanto restò a terra, ma poi si fece forza, e si alzò. Medicò le sue ferite con del muschio e poi recuperato il coltello spellò il grande orso coprendosi con la sua pelliccia tenendo la testa integra. Tornato al villaggio, gli uomini del Clan lo guardavano increduli, ma lo vedevano tornare con la pelliccia indosso e con la testa del’orso bene in vista stretta nella mano. Havelok allora si avvicinò a suo figlio e gli porse un’otre “Liquore dei nani. La Grande Fiamma disapprova chi beve e diventa debole e sciocco. Così dice il Sjamhk, ma a volte gli uomini devono sfogarsi e quello che il Sjamhk non vede, non può condannare.” Ragnar bevve, quel liquore era come fuoco nella sua gola ma si sforzò di non tossire e deglutì in silenzio. “Hai dimostrato grande valore figlio mio, sei un degno figlio dei ghiacci!”E bevvero e danzarono attorno al fuoco fino all’alba e Ragnar si sentì ribollire il sangue Da quel giorno tutto cambiò nella sua vita, gli adulti della tribù lo guardavano con più rispetto e di tanto in tanto lo portavano nelle loro razzie presso gli accampamenti dei Thanoi. Altri inverni passarono e Ragnar crebbe in forza ed in altezza, all’età di 17 anni non ancora pienamente cresciuto, Ragnar era alto sei piedi e pesava 180 libbre. Aveva la prontezza e il riserbo dei taglialegna, la resistenza dei montanari, la forza erculea del padre guerriero e una spiccata familiarità con il coltello, l’ascia e la spada. Poi arrivarono, senza preavviso come una tempesta di neve nella notte. Ragnar aveva da poco veduto il suo ventesimo inverno quando l’orda dei Thanoi, urlante e assetata di sangue, arrivò sciamando dalle tundre settentrionali, assalendo il villaggio con le asce e con le torce. Le ceneri si confusero con la terra e il sangue si mescolò alla neve, nessuno venne risparmiato. In quella dura lotta sulle pianure ricoperte di neve, Ragnar era sopravvissuto. Non c’era nulla che egli potesse fare ma dentro di se sapeva che un giorno avrebbe preteso la sua vendetta per quel massacro. Ragnar passò lunghi giorni vagabondando per le ghiacciate lande dell’Icereach finché non si unì ad un piccolo gruppo di nomadi e con loro trascorse alcuni mesi effettuando infruttuose scorribande contro i Thanoi che si conclusero in una dura battaglia. Rumore di acciaio, il cozzare di asce e spade, grida e urla si mescolarono fra loro in un unico vortice di frastuono. Quel suono assordante riecheggiava fra le valli ghiacciate come il lamento della morte uscita dagli abissi per reclamare le sue anime. Poi le due lune sovrastarono il sole ed una gelida notte scese sull’Icereach assieme ad un irreale silenzio. In quelle lande ghiacciate non si udivano più urla di dolore, né grida di battaglia, né il rumore sordo dell’acciaio. In quello scenario apocalittico, fra corpi straziati e mutilati immersi in un lago di sangue che andava pian piano a mescolarsi con la neve, si levò nell’oscurità il giovane barbaro in tutta la sua selvaggia figura. Un’occhiata attorno a sé gli bastò per comprendere l’accaduto e con rammarico raccolse la sua ascia ancora grondante delle vite spezzate e si avviò alla ricerca della sua strada. Altre gelide notti passarono e Ragnar dovette rifugiarsi ogni notte in una caverna diversa affrontando di tanto in tanto le creature che le abitavano, fino a raggiungere quello che poteva essere il suo futuro. Davanti ai suoi occhi ardenti come due fuochi azzurri, si stagliava imponente la fortezza di Icerock e verso di essa si incamminò.

Descrizione

Alto e robusto dalla muscolatura possente, le spalle larghe e poderose, il petto massiccio e le braccia pesanti. Snello di fianchi dalla pelle bianca come il ghiaccio, gli occhi azzurri, brucianti e lunghi capelli rossi che ricadono sulla sua fronte spaziosa. La barba rossa anch’essa è tenuta folta e poco curata con alcuni riccioli intrecciati fra loro, sul volto e sul corpo porta numerose cicatrici. Ragnar ama combattere ed apprezza il cibo, l’alcol e le belle donne. Pur essendo altamente suscettibile e pericoloso ama l'umorismo ed è solito scherzare con battute molto pensati che ai più possono sembrare offensive ma che per lui è normale routine. Gli dèi, la forza e l’onore sono tutto per lui e non nutre molta simpatia per le genti civilizzate dei grandi regni.

Particolarità

Dicono di Lui

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