Nathan Saragant

Storia

Sono nato in una casa di campagna a sud di Hargoth, o forse sarebbe meglio dire siamo nati, dato che io e mia sorella Noelle siamo fratelli gemelli, sebbene le somiglianze caratteriali non siamo molte, le fisiche siamo lì, sesso escluso si intende…
In ogni caso mia mamma Jamira, o forse dovrei chiamarla Magus Jamira? Beh lasciamo stare le formalità mi ha educato nella maniera più comune possibile, proprio come se lei fosse una comune donna, magari un po’ brontolona e a tratti acida, ma pur sempre buona e disponibile… a volte anche simpatica… infatti mi domando da chi abbia preso….
Bella domanda questa… perché non so chi sia mio padre, e la mamma sembra davvero non saperlo, come si faccia a dimenticare una cosa del genere non lo so, è come dimenticarsi che ne so, per fare l’esempio se un contadino poveraccio, non si ricordasse dove ha messo l’unica mucca che gli fa latte… mah… che dire capita, solo a lei, ma capita…anche se secondo me lei non vuole raccontarci e basta
La mancanza di un padre comunque si è fatta sentire parecchio, a tratti lo vorrei conoscere, e a tratti lo verrei eliminare dalla faccia della terra, a tratti vorrei capire certe cose di me e poi comunque rappresenta qualcosa di me… mi domando chi sia l’infame, altro termine non riesco a trovarlo, abbandonare una donna incinta e due figli… sarebbe da fulminare… nel vero senso della parola *gesticola e borbotta qualcosa*… forse un giorno ci riuscirò.
La magia, che dire della magia, io manco sapevo che la mamma era magus, figuriamoci se sapevo della magia, soprattutto essendo cresciuto in solamnia… comunque fin da piccolo mi domandavo come faceva la mamma a cucinare senza sporcare padelle e in poco tempo… io e noelle non capivamo, soprattutto Noelle che amava cucinare e voleva imparare… beh mentre lei indagava io giocavo nei campi con i bambini a picchiarci selvaggiamente con bastoni e a giocare a fare i soldati… divertente ogni tanto poi basta, facciamo altro! Che ne so, leggiamo tutti assieme racconti di fantasia, inventiamoci le storie, ma basta menarci, oltretutto sono pure quello più piccolo della compagnia, mi annoio dopo un po’ di pigliarle sempre…
Un giorno poi mi presi una bastonata allucinante da Astorre, un bambino solamnico tanto brutto e grosso da sembrare un orco, un male allucinate, del sangue mi colava sulla fronte non capivo niente tranne che tutti erano scappati da grandi cavalieri, Noelle che correva a prendermi e che mi trascinava in casa e… e una scoperta allucinante… la mamma che gesticolava e borbottava peggio del solito, una strana sensazione di pace e vidi tante luci attorno a me come una pioggia di petali impalpabili e poi tutto apposto, niente squarcio sulla fronte che avrebbe potuto interfferire con i miei rapporti uomo donna, niente più sangue che sgorgava e niente più male, tranne le sberle che mi diede mia mamma, ripetendomi che mi aveva avvertito di non giocare con gli altri bambini.
La mamma era una maga?! “INCREDIBILE” pensai! Allora forse lo sono anch’io ed iniziai a cercare nella sua camera qualcosa su cui investigare… trovai tante erbacce puzzolenti e nient’altro… chissà dove tiene le cose, decisi di assumere Noelle come spia personale, dato che la mamma si fidava più di lei, ragazza tranquilla, timida, brava che di me… ma niente da fare.
L’unica era allora aspettare che uscisse di casa per andare al mercato e ribaltare completamente la soffitta, l’unico posto a noi inaccessibile e sempre sorvegliato. Fingendo di giocare con i ragazzi convinsi la mamma che sarei stato lì e che non avevo voglia di andare al mercato, lei partì con Noelle che giustamente mi lasciò la finestra della cameretta aperta ed entrai, andai in soffitta e trovai quello che si può definire “un paese dei balocchi” vestiti strani, strani bastoni, bottiglie di vetro, libri su libri pergamene arrotolate e ben riposte ed in un angolo dei libricini tutti impolverati, i libri con le prime lezioni della mamma… la cosa mi affascinava, forse curiosità, forse sesto senso, non saprei spiegarlo, so solo che li presi e me li portai nel piccolo fienile dove iniziai a leggerli e a studiarli. Era tutto magnificamente interessante, ne ero affamato, ero affamato di conoscenza e ne volevo sempre di più. Inizia dopo un po’ a prendere pratica con i trucchetti più banali di magia, fare un po’ di luce, muovere le cose e altri giochetti vari… io ne ero entusiasta, un po’ meno i ragazzi solamnici ai quali mostrai la mia bravura di artista… in breve tempo casa mia fu circondata dalle famiglie che ci intimidirono di sloggiare prima che la cattiva sorte colpisse il villaggio o una cosa del genere… e li ci fu un drastico crollo nella situazione familiare quando mia madre capì cosa causò tutti i disordini, diciamo che non la prese bene iniziò a brontolare urlare, e cosa peggiore di tutte a piangere, e noelle si mise a piangere e poi io che mi sentivo la causa di tutto iniziai a piangere e così tutti quanti piangevamo… una volta trasferiti venne a conoscenza del passato, stavolta vero di mia mamma… ed io volevo entrare nell’Ordine della Alta Stregoneria, e mia mamma non voleva, proprio non voleva neanche parlarne, io ero gentile, buono, allegro, simpatico e chi più ne ha più ne metta… ma niente da fare la Magus Jamira era irremovibile… bella storia… cosa avrei potuto fare, mi seccava non usare il dono che mi era stato dato e allora dopo una breve pausa ricominciai a chiederle di fami iscrivere, questa volta con l’aiuto di Noelle che per la prima volta mi vide convinto e deciso a fare qualcosa della mia vita, oltre che intrattenere ragazze e scherzare.
Non fu facile ma dopo un bel po’ arrivammo ad un accordo, un accordo firmato in duplice coppia da entrambi, accordo che prevedeva la mia iscrizione all’accademia, nella quale avrei dovuto impegnarmi, studiare ecc… senza mai rivelare il fatto che la magus Jamira era mia madre, in quanto lei temeva che qualcuno potesse fare del male o a me o a mia sorella o a lei, e solamente quando sarei stato scelto da una luna, accorto del tutto accettabile, quindi non esitati ad accettarlo, ottenni così la possibilità di iscrivermi.
Prima di farlo però, la mamma mi insegnò quel poco indispensabile per non farmi male con quelle magie che ormai avevo imparato, e mi fece un rapido "corso" di quella che io chiamo elusione alla verità…. intreccia il tuo passato e usa parole dal significato duplice per schivare domande potenzialmente dannose… ma per chi a pensarci bene… boh?
Non mi interessa niente se loro sanno che sono figlio suo o di non so chi, che cambia… bah… mi nasconde qualcosa. Solo che vai te a capire quale sia la verità, lei è una maestra di queste cose, fatto sta che ancora non sono riuscito a capire chi sia mio padre
Arrivò poi il giorno del mio incontro con uno dei Consiglieri, un colloquio per essere ammesso nell’accademia… ma questa è un’altra storia…

…nella torre…

Seduto sulla sedia, osservo le ingiallite pagine di antichi tomi presi in prestito alla biblioteca della torre. Mentre leggo le pagine una frase mi colpisce “… quello che un tempo fu…” all’improvviso senza alcun motivo la mentre prende il volo, si distacca dal suolo arcano e spicca il volo all’interno dello sconfinato mare dei ricordi.
La pioggia cadeva insistente, mia madre Jamira mi aveva accompagnato a Palathas, quello era un giorno importante per me, seduto sulla panchina, invulnerabile dalla pioggia, sedeva una veste bianca, il consigliere Thenyl Dramiel, persona che avrebbe dovuto testare le mie capacità primordiali e vedere se sarei davvero stato degno di entrare nell’Ordine. Penso che il colloquio non fosse dei migliori a cui il Magus avesse preso parte ma evidentemente vide qualcosa in me e mi accolse. Ero stato ammesso, una nuova porta si era aperta, un nuovo sentiero della mia vita era stato appena scoperto. L’impatto iniziale non fu facile, la torre era un ambiente sconosciuto, ma più sconosciuti e ignoti erano i Magus dei diversi ordini.. tre ordini strettamente legati tra loro, ma profondamente diversi nel modo di pensare e di agire.
Una mano sfiora il collo, al tatto una leggera cicatrice viene percepita… ancora oggi tremo a quel ricordo, ancora oggi ringrazio gli dei per avermi fatto sopravvivere. Quelle mani, circondate da una bruciante fiamma gelida, le scheletriche dita che si stringevano sul mio collo, risucchiandomi l’energia vitale, e i suoi occhi divenuti inumani nell’assaporare la vita che veniva rubata.
L’impossibilità di fuggire, il dolore che mi pervadeva, la rabbia mista a odio per quell’atto offensivo, l’impossibilità di difendersi, la consapevolezza di essere oramai un fragile guscio nelle sue mani, il desiderio di vendetta, la paura della morte…
Ancora oggi quei sentimenti mi sorprendono, ma soprattutto certi, come la rabbia e l’odio mi spaventano, per molto covai dentro rabbia e vendetta dopo quell’atto fino a quando qualcosa mi fece riprendere il controllo e la pace… Drughia, una allieva dell’OAS, con la quale sbocciò un sentimento nuovo, un qualche cosa che si contrapponeva totalmente con la rabbia e odio, non so se fosse amore o una semplice illusione di quest’ultimo, ma quel periodo fu il più piacevole all’interno della Torre. Ma spesso i sentimenti forti mal si addicono a una mente che deve essere totalmente concentrata nello studio, questo fu presto chiaro ad entrambi, e non vi furono molte parole, ma un semplice sguardo bastò per capirci. Forse in futuro avremmo avuto nuovamente possibilità di riunirci, un giorno quando entrambi saremmo stati finalmente Magus.
Tale prospettiva fu un forte incentivo, infatti da quel momento in poi gli studi ripresero con maggiore intensità e dedizione approfondendo le conoscenze in tutti i campi possibili, tutti tranne uno: l’alchimia, materia che non mi fu mai di particolare interesse ed ispirazione.
Spesso in questi casi i ricordi riaffiorano disordinatamente e senza un vero senso logico, forse il rimembrare persone importanti o incisive, figura che sino ad oggi hanno lasciato un chiaro segno nella vita, non posso non pensare a colui che fu un tempo un mio compagno di studi, ma che ora è un Magus dell’ordine di Lunitari; persona alla quale affiderei la mia stessa vita, persona che più di altre reputo mio amico, Locus Animae. Se dovessi ricordare i motivi, non saprei dirli, a volta una amicizia nasce da una vita di conoscenza, altre volte nasce e basta, questo è uno di quei casi. Forse un motivo posso ricercarlo nel mio rispetto nei suoi confronti sia come Magus che come persona, ma questo forse è solo la base.
Ma ora basta ricordi, se continuassi a navigare in questo mare, forse non ne uscirei mai, le lezioni di Magus Artemisia, insegnate che ancora oggi continua a chiamarmi con il sopranome di “linguacciuto”, le lezioni del Consigliere Dramiel e le esercitazioni pratiche del consigliere Noir. Ma in fin dei conti ritengo questo sia normale, lo scopo dell’apprendistato in preparazione alla prova ha proprio lo scopo di preparare il giovane alla vita del Magus. Ogni ricordo è un tassello di sapere, ogni lezione è una parte microscopica della conoscenza, virtù suprema.

…alcuni mesi dopo…

Erano ore che camminavo avanti e indietro nella aula A della torre, con il tomo sotto il braccio sinistro e l’indice della corrispettiva mano chiuso nel libro, per evitare che la pagina venisse persa. Ripetevo continuamente nella mente la pronuncia corretta di alcune rune e con la mano destra sembrava volessi inciderle nell’aria. Se solo il pavimento fosse stato di materiale meno resistente probabilmente a quest’ora sarei sepolto in una riga di terra scavata dai miei passi.
Un improvviso brontolio dello stomaco mi fece tornare “alla realtà”, un modo gentile del mio corpo per dirmi di nutrirlo, per dirmi che esisteva anche lui oltre alla mia mente sempre affamata. Andai quindi alla mensa della torre, il cibo evocato non era mai stato di mio gusto, ottimo in casi disperati, ma alla fine un piatto creato dalle mie mani era senza dubbio più sostanzioso e nutriente. Oramai conoscevo persino dove i cuochi nascondevano le spezie migliori che vengono usate per i piatti dei Magus, a dire il vero conoscevo quasi tutto di questa stupenda Torre, dopo tanto tempo che si vive dentro un locale, è cosa normale… era davvero tanto tempo che ero qui, entrato poco più di ragazzo oramai ero diventato un 23enne. Il tempo era davvero volato, quasi mi viene da pensare a come ero al tempo… quasi non mi riconosco con quello che sono adesso… Ma quello che sono adesso è quello che voglio essere e l’apprendistato mi ha aiutato a diventarlo.
Mangiai con tutta calma, in fin dei conti mi ero meritato quella piccola pausa dallo studio e poi era giusto anche accontentare il resto di me, poi sarei andato a completare la relazione per la Maestra… Artemisia.
Ancora mi sono sconosciute i motivi del suo interessamento, ma la sua conoscenza dell’Arte in tutte le sue forme non può far altro che migliorarmi e di questo non posso che esserle grato e riconoscente… questo stato mi spinge inoltre ad operare migliorando ulteriormente le mie abilità sapendo di essere sottoposto ad un maggiore controllo.. o forse è solo un mio desiderio di emergere o un mio desiderio di mettermi in mostra ai suoi occhi… in fin dei conti è una maestra nell’arte dell’ammaliamento…
Mi misi a lavorare sulla relazione e la consegnai alla Magus appena la vidi… l’unico commento fu un “bravo”… una parola che detta dalla sua bocca valeva più di mille altre parole uscite dalla bocca di altri.
Andai quindi a dormire, aprii la cassetta personale e vi trovai una lettera, sapevo già a chi apparteneva, avrei riconosciuto quella calligrafia tra mille. Era ad Ariel, una bellissima e dolce ragazza mezzelfa arrivata da poco a Palanthas. Ah… i suoi occhi, così profondi e tristi ma allo stesso tempo confortanti. Non potei fare a meno di aiutarla quella sera e da allora restammo in contatto. Bizzarro il destino, quella stessa sera la Magus Artemisia mi prese come allievo e mi portò fuori, se non fosse stato per Lei non mi sarei trovato in città quella sera.
Ariel… perché l’essere umano deve essere incompleto? Perché cerchiamo disperatamente qualcuno con cui vivere, gioire e soffrire… tutto questo temo mi possa allontanare dal mio vero scopo nella vita, ma nemmeno la magia più forte e la mente più ferrea può spesso comandare il cuore. Ma lei sa quale è il mio destino, quale è la mia volontà, quale è il mio desiderio e sembra accettarlo, sembra consapevole che non potrò mai essere del tutto suo. Non posso permettere a niente e nessuno di mettersi tra me e la veste che tanto bramo… poi… sapendo che anche lei possiede il dono delle Lune sono certo che mi capirà una volta che sarà entrata nell’ordine per apprendere l’ordine. Il consigliere Dramiel mi ha assicurato che la esaminerà lui stesso.

… tempo dopo …

Lei era li, dinanzi a me, in quello studio a Kalaman che mi baciava, oramai avevo il cuore sulle labbra… pensavo di trovare qualunque cosa in quella città sotto assedio, ma non di certo un bacio…
Il giorno dopo avrei dovuto partecipare alla difesa della città dagli eserciti della Regina Oscura. Rimasi tutta la notte seduto su quella poltrona con lei tra le braccia. Forse sarà l’ultimo momento di pace che vivrò o forse ne vivrò molti altri, non è certa mia intenzione morire. Ma domani lui… sarà li… ed ha già detto che mi verrà a cercare. Lo vidi per la prima volta nelle grotte di Kalaman… l’aura di magia perversa che lo circondava era percepibile sino a molti metri di distanza… sir Kraton, un tempo Magus ora era un cavaliere della spina.
Mi diede due scelte… Sanction o morte… e del tempo per pensarci.
La mia risposta la avrà a breve. Quella sera non riuscivo nemmeno a proferire verbo tanto ero suggestionato dalla sua presenza, ma poi mi convinsi che in fondo… è pur sempre un uomo…
Mi troverà alle mura di una città… ma non sarà Sanction, ma Kalaman.
Eppure sono ben conscio di non poter nulla contro un simile mago, la mia abilità è nulla paragonata alla sua, ma questa battaglia potrebbe darmi tanto… posso capire dove migliorare, posso testare le mie abilità sul campo e vedere altri Magus in azione.
“Non posso non parteciapare” dissi ad Ariel accarezzandole i capelli, ma oramai dormiva e così la lasciai ancora riposare, mentre nella mia mente ripassavo le componenti somatiche e verbali degli incantesimi che conoscevo.

"Alatariel…" seduto sotto un albero all'interno dei campi della Torre Bianca continuavo a ripetere quel nome. Erano passati pochi giorni da quando l'aveva vista sdraiata senza vita nel dormitorio ma sembravano un'eternità.
Da molte notti non riuscivo a trovare riposo, da molti giorni non riuscivo a mangiare. Non mi importava di nessuno, mi limitavo a saluti di circostanza nei confronti dei Magus e per quanto riguarda gli allievi… beh, non mi importava molto di loro.
"avvelenata" disse l'arcimago Dramiel… avvelenata, ma da chi?! e perchè?!
Portai una mano al petto e strinsi la veste all'altezza del cuore, un'espressione di sofferenza apparve sul mio volto, non avevo mai provato in vita mia un simile dolore, una sofferenza inaudita, peggiore di qualsiasi magia. Volevo piangere, ma le lacrime erano finite molte notti fa.
Ora desideravo solo porre termine a questa sofferenza… volevo trovare il colpevole…
Sapevo benissimo che questo non mi avrebbe fatto riavere la mia dolce Alatariel, ma la rabbia che mi pulsava nelle vene aveva bisogno di essere placata.
"le lettere…" dissi come colto da un fulmine, "le lettere che aveva ricevuto da Qualinesti…", "forse sono ancora nei suoi alloggi alla biblioteca di Palanthas, o qui in Torre…"
Solo il tempo avrebbe saputo darmi risposta…

Descrizione

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Particolarità

Dicono di Lui

  • "Nathan…. non volevo neppure che diventasse Magus… e invece ha dimostrato abbastanza talento da diventare consigliere del suo ordine. A volte lo trovo sfrontato, quasi immaturo, altre invece mi da prova di grande comprensione e saggezza. Credo che in lui convivano lo spirito faceto del padre assieme alla mia passione e dedizione per l'Arte. Una cosa però è certa… Nel profondo, anche se cerca di non darlo a vedere, ha un animo molto, forse troppo sensibile…"- Jamira Saragant
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