Khant RedHammer

Storia

Nani d’onore, diceva mio padre, parlando dei Neidar, così come mio nonno e suo nonno a sua volta era una guardia della porta. Il mio Trisavolo difese Thorbardin quando gli elfi provarono ad attaccarci vigliaccamente. Ora dei Neidar rimane poco, ero consapevole di questo e la netta convinzione che niente e nessuno potesse aiutarmi a trovare la mia gente, mi aveva snervato e sfiancato. Di giorno lavoravo in miniera e raccoglievo i soldi e il materiale per poter vivere, mio fratello forgiava il tutto vendendo le armature. La sua arte è oserei dire divina e non è un modo di dire. Ero uscito da una taverna, mi avevano appena sfidato a “bevi la birra” stupido gioco, e molto pericoloso se non sei un nano, due mezz’elfi e un cavaliere Ergothiano erano caduti sotto al tavolo. Io non stavo molto bene. La via si muoveva dondolando sotto le mie scarpe come se fossi imbarcato in una di quelle stupide navi che facevano rotta per Tarsis. La sensazione di nausea era tremenda. Alcune parole mi uscirono dalla bocca, mentre mi avvicinavo alla stalla « Devo Smettere di ascettare le sfide. Almeno tre sciono troppe, anche per un Neidar » anche da ubriaco la mia provenienza è fonte d’onore, ed è l’unica parola che non sbiascico mai. Una voce squittante mi riprese subito « Tu ubriaco e tu disturba il nostro sonno » quattro nani di fosso stavano dormendo…. Appunto nel fosso. Devo dire che se un Hylar ha preso dal nostro Dio la fierezza, un Daewar la religiosità, un Neidar l’arte, gli Aghar hanno sicuramente ricevuto il dono più grande, la spensieratezza e l’adattabilità, un po’ nel mio piccolo li ho sempre invidiati. Non quella sera, la sua voce stridula dava molto ai nervi e farsi sgridare da ubriaco da un nano di fosso era veramente troppo. Provai a dire qualcosa per zittire quella pulce fastidiosa, ma il piccoletto, con una dose di coraggio inaudita per la sua razza, mi puntò il dito fermando le mie proteste « Noi lavorato per tutto il giorno, Noi stanchi e noi …» si fermò un attimo come per pensare, poi estrasse tre dita dalla mano succida « sette, abbiamo voglia di dormire. Tu grosso ubriaco va a fare un giro da altra parte.» Non ero molto in forma e l’unica cosa che mi uscì fu un roboante ringhio. L’effetto sortito fu proprio quello che mi aspettavo. I 4 nanetti si fiondarono in un buco nel terreno andando sicuramente a dormire al sicuro nelle fogne della città. Ribadisco in quel momento li invidiavo. Cercai di riprendermi, ma da dietro una voce profonda e amareggiata mi chiamò. « Khant Redhammer, dovresti vergognarti, non sai che gli Aghar sono la razza preferita da Reorx? » dietro me un nano vestito come un manichino da combattimento mi puntava il tozzo dito contro il naso. Si vede che era serata da dita, non so, però di una cosa ero perfettamente cosciente, ero stanco e nauseato. « Guarda te. » dissi « L’unico nano che vedo da tempo e si diverte a imitare un nano di fosso. » mi guardò in un modo strano, la prima fase di sbornia mi passò in quel momento facendomi tornare vagamente lucido. « Peccato piccolo nano, avevo sperato nelle tue capacità e nel tuo cuore » e spinse quel nodoso, grosso e fastidioso dito proprio nel petto. La serata speciale per le dita non era evidentemente finita, alzò lo sguardo e mi guardò con aria severa e triste. « Non preoccuparti Nano, domani mi scuserò con Plung e gli darò metà del mio pasto come al solito. È un bravo nano, ma un po’ rompiscatole quando sono sbronzo.» sorrise, ora sembrava molto vecchio. Guardai meglio il mio interlocutore, aveva un aspetto stravagante, le braghe azzurre di cuoio finemente lavorato, facevano a cazzotti con la camicia rossa sgargiante, e un cappello con una vistosa piuma gli girava sulla testa, ma quello che notai fu il meraviglioso martello che portava attaccato alla cintura. Era un oggetto strano, mio fratello mi ha insegnato a gestire e valutare queste particolaritàe quella aveva tutta l’aria di essere un arma, ma avrebbe potuto benissimo battere un ascia rovente senza minimamente scheggiarsi. « Khant, tuo padre era un guerriero, tuo nonno lo era e suo padre prima di lui, tu dovresti imitarli, prendere il tuo popolo e portarlo dai tuoi cugini, unirvi e riportare alla luce la vita dei nani.» ora toccò a me sorridere. Ero stanco, arrabbiato e ancora ubriaco, chi era per permettersi di venire a giudicare la mia vita. « Per Reorx vecchio » e mi arrivò uno schiaffone da girarmi le orecchie al contrario, « E ora che c’è » dissi più stupito che effettivamente arrabbiato « Non si spergiura su Reorx, non te lo ha insegnato tuo padre zuccone di un nano? » Annuii come uno scolaretto ripreso dal proprio insegnante. « Dopo che i minotauri vi hanno cacciato da Kayolin vi siete rammolliti, voi vi siete sparsi per il mondo, cercando ricchezze e gloria, e i vostri cugini si sono rintanati sempre più in basso dentro quella dannata montagna. Perché non giri e non vedi di riunire le cose? » Bene ero diventato matto e questo vecchio nano era la mia coscienza che mi urlava « Guardati una volta eri un valoroso guerriero, ora sembri una badante nana di quattrocento anni, hai una pancia inaudita, la barba trasandata e bevi in continuazione. Ti diverti a umiliare le altre razze battendoli con la birra, quando uno come te dovrebbe atterrarli solo con il pugno. Tuo fratello almeno è un fabbro onorato e lavora con quello che i…. ehm Reorx gli ha dato. Cosa intendi fare della tua vita? » provai a rispondere, ma non mi lasciò finire. « Riprendi la tua ascia, o mazza insomma la tua arma e va a ridare un senso alla tua vita.» riprovai a dire qualcosa, ma ancora « e non guardarmi con quella faccia da sornione mezzo ubriaco, di qualcosa. » ora era troppo, anche un nano ubriaco ha il suo limite di sopportazione « Come pensi che possa fare? Credi che basti dare un calcio ad un sasso per far saltare fuori un Neidar? E credi che se busso a Thobardine mi aprano le porte così, come se niente fosse dicendomi, ma prego entrate pure cosa volete che siano tanti anni di cattiverie e odio, la guerra? Ma non preoccupatevi solo una storia passata. Sono solo un nano, solo e con in tasca solo l’acciaio necessario ad arrivare a domani, come credi che possa fare a gestire un esercito, cercatori, e tutto quello che Reo… ehm che il mio Dio mi manderà?» la guancia mi bruciava ancora al pensiero dello schiaffone, era meglio non bestemmiare per ora. Il vecchio mi guardò dritto negli occhi, mi sembrò per un attimo di vedere tutti i miei parenti fino al primo Redhammer che mi dicevano « Non lo so figliolo, certo, potresti sederti nel fosso e imitare i nostri piccoli amici, oppure potresti tornare dentro e sfidare il prossimo Erghotiano a chi beve di più. Oppure… » e fece uno di quei silenzi teatrali che ti lasciano pieno di timore « oppure girare quel grosso sederone e iniziare da quella che si considera la più grande città di questo mondo, Palanthas. Andrai dai cavalieri di Solamnia a perorare la tua causa, chiederai ai mezz’elfi una mano, ai barbari se necessario, oppure ai tuoi amici Erghotiani dalla bevuta facile. Poi ti prenderai e andrai alla montagna, e parlerai a nome di Reorx e dirai che i Nani sono un unico grande popolo e che in questi periodi difficili devono rimanere assieme. Gli dirai che solo l’unione potrà salvarvi e che non siete cugini, ma fratelli. » poi tristemente si avviò verso un angolo buio della stalla, ormai sentivo solo la sua voce, ma urlai ugualmente « Dimmi almeno chi sei vecchio così quando cadrò nella #@##x almeno potrò sapere a chi dare la colpa.» udii solo una fragorosa risata « Davvero sei così ubriaco da non aver capito chi sono?? Facciamo così se qualcuno ti da del matto tu digli che ti ho mandato io.»
Ora la sbornia era realmente passata, le gambe mi tremavano e le forze mi venivano lentamente a meno. Plung uscì dal fosso e guardandomi disse beatamente « Tu secondo me sta per vomitare, non ha una bella c’era, domani posso mangiare io tuo pranzo?» Sorrisi sotto la barba e dissi « Per Reorx che puoi piccolo amico e ti dirò di più se il nostro Dio ce la manda buona dopodomani mangeremo a Palanthas.» appena finita la frase una grossa zucca mi cadde dall’alto sulla testa. Le uniche cose che ricordo furono una voce burbera che mi diceva « Se dovrai combattere in mio nome dovrai smetterla di dire blasfemie ragazzo» poi un dolce e rilassante buio, pieno di sogni di gloria, pervase il mio spirito, facendomi dormire come mai avevo fatto dalla cacciata di Kayolin.

Descrizione

Particolarità

Dicono di Lui

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