Iris Ravenshriek
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Storia

Il giorno della nascita di Iris, figlia unica di Agathe e Dravid Ravenshriek, gli dei dovevano essere stati di buon umore perchè le concessero tutto ciò che le sarebbe potuto essere utile per aver successo nella vita.

Bellezza, soldi, accesso alla conoscenza e il privilegio di un'infanzia felice.

I suoi genitori erano entrambi uomini di sapere devoti a Gilean, avevano trovato un impiego fisso come educatori presso una ricca e prolifica famiglia di mercanti di stoffe palanthiani: la famiglia Kingsbrieg, due figli più altri tre che sarebbero arrivati col tempo e che avrebbero fatto la fortuna dei genitori di Iris garantendo alla famigliola un lavoro permanente e duraturo.
In cambio dei loro servigi, infatti, Agathe e Dravid Ravenshriek, ricevevano vitto e alloggio nell'enorme tenuta famigliare dei Kingsbrieg assicurando in questa maniera all'adorata figlioletta una vita agiata.

A cinque anni, Iris, già sapeva scrivere e veniva istruita dai suoi gnitori assieme ai figli più grandi della coppia, di nove e dieci anni.
Imparò la matematica, la geografia, la grammatica e la storia da suo padre.
L'arte, la musica, la danza e la buona educazione dalla madre.

La tenuta Kingsbrieg era un ottimo posto in cui diventare grande.
Coccolata e viziata da tutti, Irs, crebbe in spensieratezza, lontana dalle brutture e dai probemi del mondo.

Era sveglia. Già da piccola le era stato insegnato che nella vita tutto aveva un prezzo e aveva anche capito molto presto che lei possedeva la moneta giusta per pagarlo.

Se da bambina le bastatava inumidirsi gli occhioni neri e sfoderare il sorriso pù dolce per ottenere pasticcini di contrabbando dalle cucine o i famosi "cinque minuti in più" di gioco a cui suo padre non sapeva dire di no, una volta cresciuta si era dovuta adattare alle esigenze dei ragazzi della sua età e ai cambiamenti che il tempo aveva portato in lei.

Non poteva più contare sul suo visino furbetto per far colpo, alleati migliori erano diventi la cura dell'aspetto fisico, la buona educazione, i bei vestiti, i profumi, i sorrisi, gli sguardi o a volte, quando la situazione lo richiedeva, il broncio.
Arma bianca che le era rimasta amica dai tempi dell'infanzia.

A quindici anni era diventata una bella ragazza e sapeva sfruttare questa carta a suo piacimento ma senza concedersi mai, senza perdere di dignità.
Non era cattiva.. era solo abituata al vizio ed era un po' egoista, aveva vissuto per sè stessa tutta la vita e si aspettava che gli altri facessero lo stesso. Difficilmente muoveva un dito se non fosse per interesse personale anche se si lasciava commuovere facilmente dalle sventure altrui.

In oltre, aveva compreso che la vita non era così facile fuori dalla sua piccola comunità e per chi non sapeva usare le armi o non aveva i muscoli era dura o di breve durata a meno che non si trovava una maniera per rimediare alle proprie debolezze.
Gli uomini sono pigri e molti vacillano davanti ad un sorriso, non le serviva molto per ottenere ciò che voleva, si sforzava meno di un guerriero in fondo.

Il mondo le sorrideva ed era bello.

Facile e bello.

Questa era stata la sua concezione della vita fino a che.. purtroppo, anche il suo piccolo emisfero di felicità non venne toccato direttamente dal dolore vivo e pulsante che solo una perdita grave lascia. Una lacerazione che non si richiude facilmente e che opprime fino a privare della voglia di sorridere.

La prima crepa si aprì nel suo cuore e nel suo mondo di porcellana quando sua madre si ammalò della peste che stava colpendo Palanthas in quel periodo. La possibilità che anche i suoi genitori fossero vulnerabili la sconvolse, pregò ogni dio perchè potesse alleviare le sofferenze della donna o farla guarire ma nessuno sembrava cogliere le sue orazioni.

L'incubo si protraeva, la tortura per la sua povera madre era indescrivibile e le lacrime che ogni giorno e ogni notte, Iris, versava al suo capezzale non avevano fine nè utilizzo.
Il tempo peggiorò soltanto le cose. Tutto durò fino ad una mattina d'autunno. Una triste, tristissima mattina d'autunno quando alla fine la malattia se la portò via.

La peste risparmiò Iris ma non suo padre. Quando anche l'uomo venne colpito la ragazza perse la ragione.
Pregò gli dei di cui non aveva mai osato nemmeno pronunciare il nome. Pregò con forza e fece voto che se avessero risparmiato l'uomo lei sarebbe stata loro per tutta la vita. Gli avrebbe serviti per sempre.

Stringendo la mano del padre al suo cappezzale si ripeteva i voti nella testa come una cantilena.
Chissà da quante ore stava in ginocchio, chissà da quante ore pregava.

"Tu che puoi risparmialo, sarò tua, farò ciò che vuoi, ma non portarmi via anche lui. Sarò tua,
ti obbedirò, ti obbedirò. Farò ciò che vuoi ma ti prego, ti prego, signore della peste, non portarmelo via,
non portarmelo via.. non portarmelo via..".

Riaprì gli occhi spavenata quando percepì una voce strisciante e soffiata che le arrivava
alle orecchie. "Così sia. Apri gli occhi, ora sei mia".

Riaprendo gli occhi suo padre dormiva beato. La febbre era scesa e i sintomi se ne erano andati.
Capì cosa fosse successo. Il voto era stato accettato e ora non poteva più sottrarsi.
Morgion, l'innominato diventò il suo dio. Non rivelò mai a suo padre ciò che aveva fatto.
Sapeva che non avrebbe capito.

Con la morte della madre Iris prese il suo posto nell'educazione dei figli più giovani dei Kingsbrieg.
Suo padre era guarito dalla peste ma ne era rimasto molto indebolito e ormai aveva una certa età, quindi continuò per poco espletando i suoi compiti fino a che non incaricò anche della sua parte di lezioni la figlia. Iris diventò educatrice ufficiale della casa fino a che i giovani Kingsbrieg non diventarono abbastanza grandi.

Suo padre si ritirò in una casa più piccola all'interno della tenuta continuando ad aiutare i mercanti di stoffa facendo dei lavori minori per loro. Dopo che fu congedata dalla coppia Iris decise di partire e cercare fortuna altrove. Manic le sembrava il luogo adatto, aveva sentito parlare della scuola bardica e voleva vedere con i suoi occhi che possibilità poteva offrirle. Voleva migliorarsi e vedere cos'altro c'era al mondo a parte lei.

Quindi partì, salutando padre e amici d'infanzia. Una tra le cose più dolorose per lei fu regalare i suoi vestiti, ci teneva molto ma l'avrebbero appesantita durante il viaggio quindi se ne fece una ragione e preparò una borsa contenente poche monete e un'arpa.

Arrivata a Gwynned, città vicina a Manic, scoprì purtroppo che la scuola bardica era inattiva da tempo e che era stata abbandonata.
Non si abbattè, non voleva tornare a casa era decisa ad affrontare per la prima volta il mondo e a darsi da fare creando qualcosa con le proprie mani.
Sapeva di essere in gamba, o per lo meno lo aveva pensato di sè fino a che non conobbe le prime persone veramente in gamba della sua vita.
Come il Preator, Nihlar Raldea. Una testa operosa nel corpo di un uomo i cui occhi difficilimente sono specchio dei suoi pensieri, da lui imparò la strategia e il calcolo.
La console Baldrim. Una donna interessante quanto schiva e lady Amanda Lovebringer. Una donna con molto da raccontare e da insegnare e non solo nell'arte della seduzione in cui è maestra.

Ormai sono passati due anni da quando Iris è arrivata a Gwynned e qualcosa è cambiato in lei.
Ora ha diciannove anni e non è più la ragazzina viziata, altezzosa e inquadrata che è sbarcata al porto due anni prima ricordando al rude traghettatore che continuando a dire parolacce avrebbe rischiato di far appassire i fiori, guadagnando così un arrivo in planata per la propria borsa scaraventata fuori dalla barca con un calcio.
Il carattere della ragazza si è fatto più forte.. anche se alcune abitudini sono dure a morire.

Ha ottenuto prima, il lavoro di segretaria della console Lovebringer, poi di ambasciatrice dell'impero.
Si è esibita in alcuni spettacoli riuscendo a farsi un nome e si appresta a rivestire il nuovo ruolo di rettrice dell'università imperiale.

Sua madre sarebbe orgogliosa di lei, sì, Fiera!
Se solo non sapesse a chi si è venduta per amore del padre.

Descrizione

Iris ha 19 anni. Non è molto alta e presenta un fisico gracile, ha le forme di una ballerina. Infatti la madre le ha impartito lezioni di danza fin dalla più tenera età.
E' una bella ragazza, nella definizione di bello che si dà di tutte le ragazze attorno ai vent'anni.
L'aggettivo migliore per descriverla è attraente.
Lunghi capelli castani tendenti al rosso cirocandano un visino fine e vispo, gli occhi sono di color nocciola, ha una carnagione molto chiara.
In realtà non c'è nulla che richiami l'attenzione su di lei in maniera particolare ma neppure niente che la distolga. I suoi tratti presi singolarmente sono confezionati perfettamente e non presentano difetti, sembrano messi assieme con cura, come una melodia composta con estrema attenzione e bilanciata su ogni nota.

Particolarità

- E' molto legata alle norme della buona educazione e del buon costume a causa dei rigidi precetti che i genitori, enrambi educatori, le hanno impartito. Non perde occasione per richiamare all'ordine qualcuno o ricordargli le buone maniere, cosa che normalmente fa alzando un ditino per puntualizzare.
- E' ordinata, composta, perfezionista e puntigliosa in maniera maniacale.
- Non ha mai parlato con nessuno della morte della madre, se capita il discorso parla ancora dei suoi genitori come se fossero entrambi vivi.
- Per ovvie ragioni non ha mai confidato a nessuno del voto fatto a Morgion, lo considera come qualcosa di più che personale per cui non si scompone quando ne sente fare alcuni cenni.
- Non ama molto gli animali e detesta i cavalli. Li considera bestie fuori controllo che potrebbero disarcionarla, morderla o farle male in qualsiasi momento. Si era molto affezionata solo ad un cavallo che le era stato donato da un legionario dell'impero, l'aveva chiamato Biscotto da Tè ma le è stato ucciso a Palanthas da alcuni uomini.
- Odia la città di Palanthas, le cose peggiori che le sono successe le sono capitate proprio lì.

Dicono di Lei

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