Faelyn Wyndil

Storia

Capitolo1
Darethol l'insegnante aveva appena concluso la sua lezione nell'aula numero 2 al primo piano del Collegium Arcanum di Palanthas. Quella struttura, al tempo, rappresentava per chi se lo poteva permettere, il primo gradino verso i rudimenti della Magia. Gli studenti più capaci e meritevoli avrebbero avuto una possibilità un giorno di essere messi sotto l'insegnamento privato di un vero Magus con lo scopo di diventare proprio uno di loro. Faelyn aveva 17 anni come tutti i suoi compagni di aula, perlopiù ragazzini viziati e ricchi molto più di lei che, nonostante tutto, veniva fuori da una famiglia più che benestante. La ragazza a quel tempo acconsentì ad iscriversi a quella Scuola più che per se stessa, per sua madre, la quale parve insistere molto. Il suo rendimento era nella norma, l'insegnante non si era mai sbilanciato troppo, ne in positivo che in negativo sul futuro della ragazza come probabile Allieva di un Magus. Ironia della sorte, era circondata da compagni che erano o fallimenti esasperanti o dei veri e propri fenomeni di bravura agli occhi di tutti. Avrebbe voluto non essere notata troppo, ed invece, proprio per la sua "normalità" diventò presto oggetto di voci, e commenti di vario genere. Stava riordinando la sua borsa ed era già in piedi per lasciare l'aula di li a poco. La lezione quella mattina era stata pesante, fuori era già estate ed il tempo era splendido, ma lei sapeva che anche oggi avrebbe declinato l'invito ad uscire con quel ragazzo di nome Rogar che tanto la corteggiava. Dovette ammettere a se stessa che effettivamente la cosa era reciproca, anche se fra le sue amiche di scuola dava sempre ad intendere che non avrebbe mai avuto tempo per un ragazzo!
Usci quindi dall'aula senza accorgersi di due occhi alle sue spalle che la stavano fissando con insistenza. Raggiunse l'uscita, ed arrivata al cortile fece un profondo respiro stringendo a se la borsa e sorridendo al sole.

"Come siamo felici oggi Faelyn…" la voce venne da dietro di lei, si voltò di scatto per guardare chi aveva ormai riconosciuto.

"Eric…mi hai spaventata…" sospirò la ragazza. Eric era un suo compagno di classe che non aveva mai avuto molto simpatico per i suoi strani modi, anche se Faelyn non avrebbe saputo dire con precisione che cosa c'era che non andava in lui, e questo la turbava.

"Oh…scusami, mi dimentico sempre che hai la testa sempre fra quelle formule magiche…o forse dovrei dire sulle spalle di quel tizio…come si chiama?? Rogar?" Eric sorrise di scherno.

"Lasciami in pace Eric…e poi io non ho proprio nessuno in testa, quante volte devo ripetertelo?" affermò sulla difensiva.

"Allora non avrai nessun problema a vederti con me…questo pomeriggio, che cosa mi dici Wyndil?…" Eric si avvicinò di molto alla ragazza, mettendola a disagio, senza contare che lei odiava quando la chiamava per cognome.

"Oggi non posso, e non dovresti neanche tu…hai visto quanto abbiamo da studiare ultimamente…" Faelyn voltò la testa per non guardare in faccia quel ragazzo fin troppo intraprendente per i suoi gusti.

"Ascoltami…Wyndil…" prese il mento della ragazza con una mano. "Se pensi che io mi lasci superare da quel contadino analfabeta ti sbagli di grosso, siamo intesi?" poi lasciò la presa di scatto.

Faelyn aveva paura.

"Non devi dire cosi! lui è…"

"Niente! non rappresenta niente Faelyn…noi siamo diversi, noi due Faelyn siamo simili, abbiamo in comune la passione per l'Arte, non posso credere che tu sia interessata ad uno zoticone qualsiasi!" la voce di Eric si udiva in tutto il cortile ormai vuoto.

"Non gli permetterò di sfiorarti…" adesso la sua voce era un sibilo mentre con un braccio prese ai fianchi la ragazza stringendola con forza a se.

"Lasciami! mi fai male…"

"Sciocchezze…non è niente in confronto al male che mi fai sapendo che sei interessata ad uno come lui…" strinse la presa.

Avanti Faelyn…dimmi che smetterai di vederlo…dimmi che d'ora in poi avrai occhi solo per me…, solo io posso darti quello che desideri, insieme costruiremo grandi cose…"

Faelyn non riusciva a divincolarsi, in realtà si sentiva come privata di ogni forza di volontà, non che volesse rimanere ad ascoltare quel che ormai lei credeva un folle, ma non riusciva a trovare le forze, si sentiva stordita da quella sgradevole sensazione e si limitò a guardare negli occhi Eric con aria assente.

Eric con un movimento improvviso baciò con forza la ragazza, d'un tratto le sembrò di svegliarsi da un incubo e trovò la forza di reagire colpendo a mano aperta la guancia sinistra del ragazzo.

Eric lasciò la presa, si portò la mano alla guancia colpita e guardò con aria infuriata Faelyn.

"Non fare tanto la pudica con me Wyndil…chissà cos'altro avrai combinato con quel primitivo, non dirmi che non mi desideri anche tu!"

"Tu…tu…sei pazzo Eric…non so che cosa ti sei messo in testa, ma adesso mi stai spaventando..basta! vattene! lasciami in pace!!" la voce di Faelyn tremava come il suo corpo.

"E cosi mi rifiuti…? corri da quel poveraccio! va! ma non credere che sia finita qui mia cara…" il ragazzo si voltò lasciandola sola nel cortile.

Faelyn si mise a piangere sedendosi su una panchina in legno li vicina con la borsa sulle gambe. Il pensiero di dover rivedere Eric ogni giorno dopo quel fatto la tormentava.

Stranamente però, nei giorni successivi e fino alla fine della sua permanenza nella Scuola non lo vide più. Eric non aveva più fatto ritorno al Collegium Arcanum.

Capitolo 2
Anche quel pomeriggio doveva incontrarsi con lui, Rogar ; quel ragazzo che ormai da tempo divideva le sue giornate con lei.
L'appuntamento era sempre al solito posto, al porto di Palanthas dove, da li, avrebbero cavalcato nel luogo che avevano scelto per loro. Si trovava a nord di Palanthas, lungo la costa della Baia di Branchala fin quasi ai cosi detti Cancelli di Paladine.
Faelyn quel giorno avrebbe rivelato a Rogar quella scoperta, lei aspettava un figlio e lo aspettava da lui. La scoperta non era stata presa completamente indolore per Faelyn che aveva deciso già da tempo di non interrompere i suoi studi alla Scuola ,spinta anche dalla madre, cosa che non aveva ancora mai rivelato a Rogar per paura della sua reazione. Lei sapeva che i Maghi non gli erano mai andati a genio, anche se ignorava il reale motivo. In ogni caso, sarebbe stato meglio rimandare la discussione alla fine della gravidanza, con calma. Dopo la sorpresa iniziale conseguente alla rivelazione di ciò che stava accadendo alla sua ragazza Rogar la strinse a se per tutto il giorno parlando del loro futuro, lui aveva già in mente di acquistare un fazzoletto di terra e di coltivarlo mentre lei avrebbe fatto da madre per i loro figli. Uno scenario normale per ogni comune famiglia, e anche se Faelyn avrebbe voluto che la sua vita fosse cosi semplice, sapeva che il destino avrebbe potuto rivelare per lei carte differenti, sua madre, una maga, le aveva rivelato di aver avvertito in lei la predisposizione per la Magia. Aspettò ancora a parlarne con Rogar, voleva portare a termine la gravidanza senza troppi problemi e cosi fu.
Passarono 9 mesi e una giovane bimba vide la luce, Nidiam. Soltanto pochi giorni dopo Faelyn si decise ad andare a casa di Rogar per parlargli dei suoi progetti, approfittando del fatto che quella sera avrebbe lasciato la bimba a casa sua per farla conoscere ai nonni paterni.
Faelyn esito un secondo, poi bussò.
"Eccoti cara…oh ma chi abbiamo qui? la mia bambina!"iniziò Rogar.
"Devo parlarti caro, è importante" mentre la ragazza poneva delicatamente la bimba tra le braccia del padre.
" Ma certo, la porto di la dai miei ed usciamo a parlare" la bimba si lamentò iniziando a piangere. Faelyn la vide per l'ultima volta nella sua vita, ma questo al tempo non poteva saperlo.

Si allontanarono di molto dalla casa, era sera e faceva freddo. Entrarono in una radura e Rogar guardava Faelyn con lo sguardo di chi è grato ad un altra persona per avergli dato la cosa più importante al mondo. Faelyn invece era preoccupata, perchè sapeva come avrebbe reagito alle sue parole.

"Studierò ancora la Magia Rogar…mia madre dice che…"

"Tua madre?? dovrebbe lasciarti libera di fare le tue scelte Faelyn, sai come la penso su di lei e su tutti quelli come lei!"

"Avrei dovuto dirtelo prima, ma…ho preferito attendere la piccola e…beh…tra te, i tuoi ed i miei genitori vedrai che non le mancherà niente!"

"Non se ne parla neanche, voglio che mia figlia cresca con sua madre e possibilmente che non sia una madre pazza come una strega da favola per bambini!"

Faelyn si incupì, lei gli voleva bene ma tutte quelle parole di disprezzo verso ciò che sapeva lui non conoscere la amareggiavano. Si limito' a fissarlo in silenzio.

"Avanti Faelyn…non vorrai dirmi che vuoi diventare come tua madre? forse lei sarà un caso a parte…vedila come vuoi, ma dei maghi non ci possiamo fidare e tu…tu non puoi farmi questo…"

"Io…io ho già deciso Rogar…questa sera volevo solo avvisarti…" Faelyn deglutì a fatica.

Rogar impallidì, si avvicinò alla ragazza posando le mani dietro la testa di lei. La baciò e si allontanò verso casa.
Lei rimase li immobile, quel bacio le sembrava sconosciuto, freddo, distaccato. Che cosa voleva dire? aveva accettato? perchè sentiva dentro di se che qualcosa non andava?
Per tutta la notte Faelyn analizzò le sensazioni lasciate da quel bacio. Era giunta alla conclusione che lui forse aveva accettato l'idea, doveva essere cosi, e domani lo avrebbe ringraziato.

Scoprì con dolore che non avrebbe mai avuto modo di ringraziarlo. Rogar aveva lasciato in fretta e furia la casa dei suoi genitori con la bambina senza lasciare traccia. La paura per sua figlia aveva preso il sopravvento sulla sua ragione, la paura che la ragazza che amava fosse diventata ciò che da sempre detestava l'aveva portato a dividere per sempre una madre dalla propria figlia.

Capitolo 3
Abituata fin dalla nascita ad una vita agiata e benestante, Faelyn nacque nella grande città di Palanthas. Suo padre, un ricco mercante di tessuti, guadagnava bene, cosi bene da permettere alla figlia di frequentare la scuola di magia, proprio come aveva sempre voluto la madre di Faelyn, una Maga dalle vesti Rosse.
Ad onor del vero, a Faelyn non andava molto a genio questa imposizione, lei non si sentiva in grado di ragionare allo stesso modo della madre, lei era molto più sognatrice e amava comporre brevi poesie osservando le montagne vicino Palanthas, o sedendosi sul molo fissando sospirante l'orizzonte. La madre però, da sempre convinta di vedere nella figlia una certa attitudine verso l'Arte magica, insistette finchè la figlia non cedette, accettando di provare ad iscriversi nonostante la sua riluttanza. Riluttanza che durò molto poco…
con gran sorpresa, Faelyn scoprì invece che la madre aveva fatto bene a convincerla, scoprì che improvvisamente gli piacevano tutte quelle argomentazioni riguardanti la Magia e sul come attingere ad essa. Decise quindi di applicarsi seriamente, in primo luogo per non deludere la madre a cui teneva molto, e successivamente per se stessa. Una volta che ebbe raggiunto il primo obbietivo, finendo con buoni risultati, il primo apprendistato, decise quindi di continuare ad andare avanti, cercando un possibile Maestro che avrebbe potuto seguirla personalmente e riempire quelle grandi lacune e dubbi che aveva. Le settimane passarono…e lentamente Faelyn stava perdendo le speranze di poter continuare gli studi in maniera più seria, quando un giorno, camminando nel pressi del porto di Palanthas, vide una figura avvolta in una candida veste bianca che colpì la sua attenzione. Pochi istanti, poche parole scambiate con la Veste bianca che si rivelò essere un Elfa Qualineste, e Faelyn si rese conto di esser di fronte alla persona che avrebbe cambiato o distrutto la sua vita per sempre.
Pochi metri ancora dividevano la giovanissima Studentessa da quella che doveva essere (stando alle indicazioni ricevute) la scuola di magia nei pressi della foresta di Silvanesti. Era notte inoltrata ormai, e Faelyn nutrì qualche dubbio sul fatto di poter trovare qualcuno che le aprisse. Ma ormai era li, il cielo sgombro da stelle continuava a far scendere un incessante pioggia primaverile e decise di tentare a bussare. Ad un primo esame della torre Faelyn rimase quasi a bocca aperta, non tanto per la costruzione in se, ma per lo splendido giardino che circondava la costruzione. Invitanti panche di marmo bianco erano accuratamente depositate l'una accanto a l'altra formando un mezzo rettangolo davanti ad una meravigliosa fontana.
"Il luogo adatto dove poter studiare in tranquillità" pensò tra se e se Faelyn.
Ormai completamente bagnata da testa ai piedi arrivo' alla porta e con fare un po indeciso bussò.
Accostando un attimo un orecchio alla massiccia porta avvertì subito un lieve rumore di passi, cosi leggeri quasi da ricordare l'avanzata di un gatto su un tappeto. La porta si aprì.
Un uomo di mezza età ben vestito con una accesa tunica color rosso si presentò davanti a lei con aria lievemente sorpresa.
"Si?" inizio l'uomo
Per un istante la giovane studentessa esitò fissando l'uomo un po imbarazzata poi…disse timidamente.
"Scusatemi…l'ora è tarda e..beh ecco…pensavo di giungere prima qui ma non avevo calcolato bene il tempo necessario e…temo di aver fatto troppo tardi…e…fuori piove…io….se ci sono problemi torno domani…"
L'uomo la fissò, quasi come se stesse entrando nella mente della ragazza.
"Vi prego…entrate…mi racconterete meglio dentro…come avete detto…fuori..piove…" L'uomo vestito di rosso sorrise.
Alla vista di quel sorriso Faelyn si decise a tranquillizarsi un po e ad entrare senza indugiare oltre.
All'interno vi era un tepore confortevole, l'aria portava con se i classici odori di alcuni componenti magici che lei conosceva, o almeno credeva di conoscere. Uno splendido tappeto rivestiva il pavimento e diversi candelabri ad asta lunga illuminavano il tutto.
L'uomo indico con un cenno una sedia poco distante da un camino li presente.
Faelyn presto si sedette iniziando a sistemarsi come poteva i suoi abiti bagnati ma soprattutto i suoi lunghi capelli.
"Ebbene…lasciatemi indovinare…siete una giovane studentessa immagino giusto? dalla vostra apparente età almeno cosi si direbbe" l'uomo che Faelyn ormai aveva indentificato come un Mago dalle Vesti Rosse sorrise ancora una volta.
Faelyn annuì "Non vi sbagliate Signore, mi chiamo Faelyn e vengo dalla lontana Palanthas per visitare questa meravigliosa scuola"
Faelyn già si aspettava la domanda che pose il Mago successivamente.
"E…posso sapere chi avete come Maestro Faelyn?" La giovane ragazza giurò di aver visto accendersi negli occhi del mago una luce indagatrice.
Fece un grande sospiro per cercare di calmare il suo affanno e rispose… " Lilunyel Nielv Signore…è colei che segue i miei studi…la conoscete?"
Lilunyel Niev?" il mago sembrò accigliarsi curioso.
"Ragazza, lascia che ti dica che il tuo futuro come maga è in ottime mani"
Faelyn arrossì,notando che tra l'altro l'uomo iniziò a dargli confidenzialmente del tu.
"Non siete la prima persona che dice questo Signore, ma ancor primadisentire tutti questi pareri positivi, in cuor mio sentivo che era cosi…Maestra Lilunyel è molto gentile e premurosa con me, riesce ad insegnarmi con molta pazienza e comprensione"
"Non sono doti comuni a tutti i Maghi giovane Faelyn,per questo sei fortunata" ammise il Mago
Intanto la Veste Rossa si avvicinò a Faelyn con una piccola tazza contenente una tisana calda.
"Prendi pure…ti riscalderà un po…tornando alla tua Maestra, tieni presente che oltretutto è un Elfa, e ha accettato di prendersi cura di te, nonostante il tuo sangue non elfico, adesso più che mai posso affermare che le Vesti Bianche che porta, le sono davvero appropriate" Mentre diceva questo, il Mago tornò indietro di qualche passo e si avvicinò ad un tavolo alla parte opposta della stanza.
"La razza e il sangue non deve interferire in nessun modo, è cosi che deve essere, ogni essere umano,elfo o mezzelfo che sia,che ha buone doti intellettive deve essere incoraggiato a svilupparle e a controllarle nel migliore dei modi, senza che alcun pregiudizio razziale mini il progredire dei nuovi arrivati. E' per questo che anche in questa scuola vicino Silvanost hanno il permesso di studiarvi anche gli umani, e non poteva essere altrimenti" La veste rossa assunse un tono serio.
"Che non sia mai che giunga alle mie orecchie la voce di un giovane studente che sia stato allontanato da una scuola di magia perchè diverso dagli altri…non possiamo permetterci di lasciare che soggetti potenzialmente abili inizino la strada della magia da soli, ciò potrebbe avere conseguenze disastrose, la magia su Krynn DEVE essere tenuta sotto controllo"
Dopo quel lungo discorso Faelyn si fece piccola sulla sua sedia, quasi intimorita, quasi come se fosse lei la causa dell'infervoramento del mago che aveva di fronte. Era una sua caratteristica, spesso Faelyn tendeva a caricarsi di responsabilità non sue o ad attribuirsi colpe mai commesse, ma infondo aveva ancora 19 anni e per impressionarla sarebbe bastato davvero poco.
La veste rossa si voltò di nuovo "Spero che la tisana sia di tuo gradimento" la sua voce si addolci di nuovo.
"Al piano superiore dovrebbero esserci degli abiti puliti Faelyn, va pure, domattina inizieremo a parlare di cose più importanti, adesso faresti meglio a riposare…puoi fermarti qui per stanotte, la foresta dei Silvani quà vicino non è il lugo migliore in cui riposare" annuì l'uomo.
"Vi ringrazio Magus…" Faelyn si fermo, in effetti non sapeva ancora il nome di quella Veste Rossa, ma adesso era troppo stanca per fare domande, domattina, sicuramente gli avrebbe fatto quella domanda. Salì le strette scale Faelyn raggiungendo il piano superiore.
Intanto la veste rossa sussurrò qualcosa " Buona notte Faelyn, riposa, domani dovrai dare il meglio di te stessa, dovrai dimostrarmi di essere degna della tua Maestra, e…so che ci riuscirai…"
Fuori la pioggia diminuì di intensita, e nella stanza dove riposava Faelyn, un raggio argenteo proiettato dalla bianca Solinari penetrò attraverso la finestra andando a cullare per tutta la notte il volto della giovane in un sonno ristoratore.

Capitolo 4
Non era la prima volta che assieme alla sua amica Kender, Faelyn si recava in quelle lande ostiche. Era notte, e la pioggia incessante avrebbe scoraggiato qualsiasi viaggiatore intento a partire. Ma come anche ormai Lilly Lumelyn sapeva, Faelyn come molti altri Maghi erano in grado di accorciare le distanze tra un luogo ed un altro in modo quasi istantaneo percorrendo le vie della magia. L'incantesimo andò a buon fine, e dalla periferia di Palanthas si trovarono ben presto con i piedi affondati nella neve e a combattere col rigido clima dove erano giunti.
"Sai che è splendido questo posto Faelyn? ti ho già detto che mi piaceva? oh…non ne ero sicura, sai…una volta mentre raccontav…."
La maga alzò la mano in segno quasi di resa e la Kender si zittì pur mantenendo un aria un po crucciata.
"In ogni modo…si, me lo avevi già detto cara…" Faelyn sorrise
"Bene allora? che aspettiamo ad entrare? qui fa un freddo…ti ho mai detto che anche mio nonno soffrifa tanto il freddo?" la Kender finì la frase praticamente parlando da sola, notando che ormai la figura di bianco vestita era già stata avviluppata dalle tenebre all'interno della grotta di fronte a loro.
"Ehi! aspettami Faelyn!" Lilly si precipitò dentro e quasi andò ad urtare contro la sua amica che era immobile di spalle davanti a lei.
Ad una prima occhiata la kender avrebbe detto che Faelyn aveva la classica espressione di qualcuno che si era perso e che non sapeva come dirlo al compagno, poi guardandola meglio, capì che qualcosa la preoccupava.
"Non siamo soli… stammi vicina Lilly" sussurro' Faelyn
Aveva già avvertito una sensazione simile, ma non riusciva a ricordare dove, una sensazione che spesso avvertiva quando si trovava di fronte a grandi arcimaghi dal potere elevato, come se esso non potesse più essere contenuto all'interno del corpo e volesse quasi uscire per prendersi ulteriore spazio.
Era una sensazione che la schiacciava, si sentiva oppressa e Solinari era cosi lontana quella sera, riusciva a malapena ad avvertire il potere magico in se.
Perfino la Kender ebbe la sensazione di esser di fronte a qualcosa di "sgradevole" e "poco simpatico" cosa che fece notare immediatamente a Faelyn, dalla quale non ricevette risposta.
Tutti i suoi dubbi si infransero in un istante. La aveva davanti a lei, era Tatiana. Il sangue di Faelyn sembrò gelarsi e scendere ad una temperatura inferiore a quella esterna, non avrebbe mai immaginato di trovarsi di fronte forse alla Rinnegata in assoluto, ma adesso c'era ed istintivamente il suo primo pensiero andò a Lilly. Faelyn considerava Lilly come una sorella minore quasi, e non avrebbe mai permesso che qualcuno gli facesse del male. Decise cosi di prendere tempo…e sentire cosa la Rinnegata voleva da lei.
"Devo parlarti" esordì Tatiana
"Ti ho già ripetuto che non ho intenzione di ascoltare le tue parole, e per quanto mi riguarda non ho niente da dirti di nuovo oltre quello che già sai" Faelyn si impose di rimanere salda e decisa.
Faelyn sapeva che la Maga che aveva di fronte, non era un nemico alla sua portata, e proprio per questo voleva in ogni modo evitare un possibile scontro che si sarebbe rivelato fatale per lei e per la sua amica Kender. In altre condizioni avrebbe esitato di meno, avrebbe deciso di sfidare Tatiana prima a parole ed eventualmente se costretta con la Magia, ma adesso non poteva rischiare…non ora.
Parole arcane uscirono dalla bocca della Rinnegata, e Faelyn ebbe troppo tardi il tempo di rendersi conto che stava tentando di paralizzarla.
Non avendo lanciato su di se nessun incantesimo difensivo prima di entrare (cosa di cui Faelyn si pentì amaramente) l'incantesimo della rinnegata ebbe effetto, e in un istante si trovo' immobilizzata.
Col solo sguardo Faleyn riuscì a far capire a Lilly che sarebbe dovuta scappare e che non doveva in nessun modo interferire.
La kender scompari' tra le ombre e Faelyn nonostante sapesse di essere in grave pericolo si tranquillizzò un po.
"Devi ascoltarmi se non vuoi perire" la rinnegata la stava fissando
Faelyn stava lottando con tutte le sue forze per sciogliere l'incantesimo, non credeva alle parole di Tatiana, il loro dibattito sarebbe finito in malo modo e doveva evitarlo. Decise cosi di attendere l'effetto dell'incantesimo per agire e per guadagnare del tempo, tempo per far fuggire Lilly e tempo a se stessa per decidere che cosa fare di Tatiana.
Riporto' alla mente il primo incantesimo che ricordava…evoco' alcune creature giganti e le scaglio' contro la Rinnegata.
Sapeva che non l'avrebbero uccisa, ma sarebbero bastate ad impegnare la rinnegata per un po di tempo.
Secondariamente si circondò velocemente di uno scudo protettivo per ogni evenienza, poi si giro' a cercare Lilly.
"Devi andartene ora! forza Lilly allontaniamoci"
La kender pero' non si vedeva, e lei non sapeva se l'avesse sentita oppure no, rimase li nel dubbio, ferma, cercando con lo sguardo Tatiana che adesso pero' non vedeva più davanti a se.
Le creature evocate da Faelyn rimasero' immobili come se avessero terminato il loro compito.
"Non può essere stata sconfitta…" mormoro' Faelyn
La avvertiva ancora, quella sensazione, forse ancora più potente di prima, ma non vedeva Tatiana.
D'un tratto, una forte esplosione investì Faelyn. Il dolore fu insopportabile ma lo scudo che aveva alzato a sua difesa gli negò la morte certa.
"Non riusciro' a resistere ad un altro attacco…, e poi…non riesco a vederla!" Faelyn indietreggiò facendo appello ad qualche incantesimo utile, ma tutto sembrava sfuggirgli di mano. La magia non riusciva a fluire come avrebbe potuto fare pochi minuti fa…si rese conto in quel momento di avere paura!
Come un cristallo che esplode in mille pezzi, lo scudo cedette ad un secondo attacco, e stavolta la vista di Faelyn si annebbiò sempre di più, sempre di più…
L'ultima cosa che ricordo' prima di risvegliarsi tra le braccia preoccupate della sua amica poco fuori la grotta, fu la fredda neve su cui giaceva immobile, sconfitta e inerme a causa di quella rinnegata.

Capitolo 5
In piedi, all'ultimo piano della Scuola nei pressi della foresta di Silvanost, Faelyn volgeva lo sguardo verso gli antichi alberi in lontananza. Era notte inoltrata, il sole da tempo si era nascosto sotto la linea dell'orizzonte, lasciando libero spazio all'incombere dell'oscurita'. Una fresca brezza di primavera accarezzava il suo viso, un viso quella sera non rilassato come si sarebbe aspettato chiunque avesse visto una persona contemplare quel paesaggio. Altrove i pensieri della Maga erano rivolti, non in un punto imprecisato compreso nella sua ampia visuale dall'alto della Torre, bensì a pochissimi centimetri da lei, al suo Bastone. La sua mente viaggio' indietro nel tempo, non di molto ad esser sinceri, cercando il ricordo di quel giorno, di quelle parole rivelatrici, di quelle parole che inevitabilmente, adesso, sapeva averla cambiata nel profondo intimo. Lo stesso giorno in cui gli fu affidato il Bastone che apparteneva al suo interlocutore…il Bastone di Berengario, il bastone di un Rinnegato. Fu lui a rivelargli la verita'. Quelle parole assestarono colpi decisivi al suo animo andandolo a segnare, mettendo in discussione molte convinzioni che un tempo aveva. Faelyn non avrebbe mai immaginato dal canto suo che Daemon Rayl, un Rinnegato,complice appunto di Berengario, sebbene per motivi sconosciuti gli salvasse la vita nonostante tutto quello che successe.Faelyn non temeva di aver perso la sua presa salda sulle Lune cui sempre si era affidata, no, di quella ne era sicura, non avrebbe mai approvato l'esistenza di Maghi all'infuori di un Ordine che ne salvaguardi l'esistenza. Forse aveva sbagliato soltanto a giudicarlo troppo in fretta, forse non avrebbe dovuto giudicare a priori un Rinnegato, un uomo, come una persona dedita necessariamente al male, adesso non sarebbe arrivata ad odiare Rayl lasciandosi trascinare dal vortice dei sentimenti che spesso la faceva agire senza giudicare razionalmente.
La presa della mano sul bastone si strinse di più, Faelyn scrollò la testa come per cercare di fare ordine nella sua mente, e in fretta queste sue supposizioni si instaurarono saldamente dentro di lei, prendendo posto nel suo cuore e facendola sussultare.
Erano passate ormai molte settimane da quando era entrata in possesso del Bastone, e fin dai primi attimi aveva avvertito una sensazione che ancora adesso non riusciva a decifrare. In effetti, non riusciva a staccarsi da quel dono lasciatogli in custodia da Berengario prima che lui gli desse il suo ultimo addio. Non sapeva ancora perche', ma di certo grazie a lui era in grado di poter avvertire la presenza di Berengario ovunque egli adesso fosse, era costantemente in grado di ricordare il perche' lei adesso fosse ancora viva ogni qualvolta toccasse il Bastone.
Torno' con la mente al presente Faelyn, chiuse gli occhi e vide qualcosa davanti a se. La brezza notturna non soffiava più, sembrava calato un silenzio innaturale attorno alla Scuola di Magia.
Quella luce candida che ogni volta la maga poteva trovare nel profondo della sua anima ogni volta che chiudeva gli occhi cercando in lei un po di tepore e sicurezza parve lampeggiare debolmente, lanciando a Faelyn un segnale che gli fu subito chiaro. Una lacrima si infranse sul suolo del tetto della Scuola, seguito da un pianto sommesso, ma non un pianto di dolore o sofferenza, un pianto di riconoscenza e di addio verso colui che fin'ora l'aveva guidata, verso Solinari. Tenendo ancora gli occhi chiusi, Faelyn vide la luce spegnersi lentamente e lampeggiare sempre con meno frequenza, allungo' le braccia facendo cadere il bastone a terra, come a volerla quasi fermare e ad impedirgli di andarsene, ma pochi attimi dopo capì che la Luce non avrebbe voluto essere trattenuta, lei sapeva che era il momento di lasciare lo spazio ad un altra fonte, e non avrebbe portato rancore. Una donna dal volto splendido, avvolta in fluenti vesti rosse comparve davanti a lei nel suo immaginario, la figura sfolgoro' di una luce rossastra abbaggliante invadendola completamente in ogni angolo del suo corpo. Passarono lunghissimi attimi, la luce rossa persisteva, sembrava aver occupato quella nicchia dentro di lei un tempo occupata. La maga apri' gli occhi ancora arrossati per il pianto, noto' il bastone a terra, con molta delicatezza lo impugno', e quasi con una consapevolezza innata lo vide assumere toni rossastri. Non aveva più dubbi ormai, Solinari stesso aveva capito che Faelyn volente o nolente era cambiata, non l'avrebbe più trattenuta più sotto di se, avrebbe lasciato questo compito alla cugina Lunitari

Capitolo 6
Giunta a Newport utilizzando le vie della Magia, Faelyn si stava incamminando verso la strada che l'avrebbe portata dritta alla piazza del Mercato. Stava cercando un oggetto molto particolare, un oggetto che forse quel giorno non avrebbe fatto in tempo a trovare, visto l'ormai imminente venuta del crepuscolo.

Quella sera a Newport non si udivano molte voci quando…

"Signora? ci scusi…" La frase fu pronunciata da una voce dalla tonalita' molto bassa.
"Come ho fatto a non accorgermene?…" Fu questa la prima domanda che si pose Faelyn dentro di se.
Voltandosi si rese conto di avere al seguito tre uomini ognuno su una propria cavalcatura.
Ad un veloce esame i tre uomini apparivano molto robusti, e sebbene non minacciosamente, brandivano delle mazze e degli scudi molto ben forgiati. Indossavano delle lunghe tuniche dai toni scuri, ma non troppo, e stando alla forma irregolare che esse disegnavano attorno ai loro corpi, Faelyn dedusse che sotto evidentemente aveveno delle protezioni metalliche.

"Signora?" Al secondo appello Faelyn focalizzo' meglio l'attenzione sugli stranieri.

"Si?" soltanto questa parola usci dalla bocca della Maga

Uno dei tre uomini inizio' a parlare.

"Vedete Signora…dovete scusarci ma la fermiamo per una questione di vitale importanza. Stiamo cercando persone che come noi abbiano interesse a contribuire in ogni modo ad aiutare persone affette da gravi malattie…persone bisognose di aiuto…per questo vi chiedo se potreste farci un offerta a tal proposito"
La frase fu posta in modo molto convincente, ma qualcosa non quadrava per Faelyn.
I tre uomini avevano l'aspetto di persone tutt'altro che povere, e il fatto che dei benefattori chiedessero offerte andando per le vie delle citta' armati, lasciò la maga molto dubbiosa.
Decise quindi di rimanere all'erta, cercando di cogliere ogni minino particolare dalle loro parole.

"Sono spiacente Signori, purtroppo non ho averi a sufficienza da potermi permettere di elargire aiuti ai bisognosi"

La frase portò una parvenza di stupore tra i volti dei tre uomini, stupore che ben presto muto' in un espressione quasi glaciale.

"Volete forse farci credere che non avete davvero niente da donare?" la frase risuono' stavolta molto forte nella mente della Maga, e l'intonazione data ad essa fece notare chiaramente a Faelyn di aver urtato la suscettibilita' degli uomini.

"Non amo spesso ripetermi Signore, sono costretta a comunicarvi di nuovo quanto detto prima, spero di essere stata chiara stavolta, e visto che sfortunatamente non ho molto tempo da perdere, vogliate scusarmi…."

Fece per voltarsi Faelyn, quando una strana sensazione improvvisa la fermo'. L'aria si fece quasi irrespirabile, faceva fatica a respirare in quelle condizioni, e affannando poso' di nuovo lo sguardo sul portavoce dei tre.

"Ma non vedete Signora?…quest'uomo è malato…con quale cuore potete lasciarlo cosi?" l'uomo indico' alla sua destra il proprio compagno.
La Maga spalancò appena gli occhi nel notare le numerose piaghe sulla pelle dell'uomo indicato, piaghe che indicavano chiaramente la presenza di una malattia terribilmente mortale, eppure, lui era li, e tutt'altro che sofferente sembrava guardarla con aria lievemente divertita.
Faelyn allentò la presa dal suo bastone, la testa gli duoleva, cosi come lo stomaco era in preda a forti dolori, e la sua temperatura corporea sembrava aumentare velocemente.
D'un tratto si rese conto di non esser di fronte a comuni benefattori, no, quegli uomini emanavano qualcosa di strano, qualcosa di superiore, qualcosa che in quel momento la stava schiacciando. Giunta ormai piegata quasi in ginocchio, Faelyn stava cercando di riportare alla mente un veloce incantesimo per potersi allontanare immediatamente, ma era troppo tardi. Il cuore le balzò in gola quando sentì provenire da coloro che ormai immaginava Sacerdoti, alcune preghire ed inni salmodiati verso un entita' superiore. Le mani dei Sacerdoti si allungarono verso di lei, ed una smorfia di scherno comparve sul portavoce dei tre uomini.

Faelyn socchiuse gli occhi preparandosi al peggio.
"E' finita…ma non avrei mai pensato finisse cosi…" penso tra se amaramente.
Un forte impatto magico si abbattè a pochi centimetri dal suo corpo, e alcune grida si levarono dagli uomini che incombevano sopra di lei. Era viva, non era ferita, e per un istante la sensazione di malessere abbandonò il suo corpo, ma soprattutto la sua mente. Gli uomini parvero subire gli effetti delle proprie preghiere che avrebbero dovuto togliere tra atroci sofferenze la vita della maga.
Il bastone di Faelyn inizio' a rilucere di luce propria, di una luce rossa.
Strinse la presa ad esso e guardando il cielo, potè ammirare la rossa Lunitari nella sua pienezza. Quella sera era splendente come poche altre volte l'aveva vista, forse avrebbe potuto attingere molta energia in quel momento da essa, ma i nemici erano troppi, e rischiare uno scontro aperto, avrebbe significato la morte certa.

"Prendetela!"il portavoce tuono' queste parole

La maga riusci' velocemente a scomparire alla vista dei tre, e ad oltrepassarli magicamente fino a giungere molti metri dopo alle loro spalle.
Rimasero qualche secondo spiazzati i Sacerdoti, ma ben presto spronarono i cavalli di nuovo verso Faelyn.
"Adesso!" Faelyn mormoro' una sola parola, ed in un istante si trovo' seduta sulla sua poltrona nella propria stanza di Wayreth, circondata dai ben piu' amati libri. Il respiro era affannoso, solo qui, solo tra queste mura adesso si sentiva meglio.
Nello stesso istante la mazza di uno dei Sacerdoti colmò lo spazio vuoto che pochi istanti prima era occupato dal volto della maga. La maga porto' sorpresa lo sguardo sul proprio bastone.
Qualcosa di strano era successo, normalmente avrebbe dovuto lei stessa ordinare al bastone di riflettere un effetto diretto verso di lei, ma non stavolta. Il bastone aveva agito inspiegabilmente da solo salvandogli la vita, o almeno, cosi sembrava.
Con un gesto della mano le candele della stanza si spensero, lasciando Faelyn al solo rossore della Luna rossa che penetrava debolmente attraverso i fini tendaggi delle finestre. Ancora una volta doveva la vita al proprio bastone, al bastone che gli fu affidato come ultimo ricordo da un uomo alla fine della propria esistenza.
"Se un giorno ci rivedremo, sapro' ringraziarti Migail…sapro' farlo..amico…"

Capitolo 7
La notte era gelida e la pioggia cadeva da ore dal cielo rendendo fangoso il brullo terreno che copriva la distanza dalla vecchia casa alla piccola lapide. Una donna camminava lentamente poggiandosi appena su antico bastone rosso ormai privo di ogni parvenza magica, un ricordo di tempi andati. Le nubi oscuravano la luce delle Lune quella sera, ma nel corpo della donna quella stessa luce si era affievolita ormai da tempo. Raggiunta la lapide la donna estrasse un piccolo fiore sostituendolo ad uno morto adagiato dentro un vaso stretto e lungo. I suoi lunghi capelli le ricadevano lungo la schiena su di una veste ampia di uno sbiadito colore rosso. La donna rimase in ginocchio, si porto' con un lento gesto alcuni capelli completamente umidi e bagnati dietro le orecchie come per voler apparire più ordinata. Il suo volto appariva stanco e provato, forse da tempo non dormiva abbastanza o forse, e lei lo sapeva, un male incurabile le stava accorciando la vita, tuttavia chiunque avrebbe ancora notato che in tempi diversi la donna doveva essere stata molto più affascinante.
"E' passato un anno da quel giorno Shadyr…" la donna osservava la lapide passandovi sopra lentamente la mano destra a sfiorare le incisioni in basso rilievo presenti.
"Credevo di avere tutto, un posto di rilievo nell'Ordine, un marito che…amavo ma soprattutto la Magia…" la voce della donna era colma di amarezza.
"Ma un giorno, ho perso ciò che per me era il pilastro portante, fino a quel momento non sono sicura di poter dire di averti messo al primo posto nella mia vita…che terribile errore…che terribile errore figlio mio…" la frase fini' in un sospiro mentre le si dipingeva sul volto un lieve sorriso malinconico.
"Se soltanto avessi avuto più attenzione per te, se non mi fossi concentrata solo e soltanto sulla mia dannata scrivania a Wayreth, se avessi dato ascolto a mio figlio invece che a tutti gli altri… forse un giorno saresti venuto tu a cambiare un vecchio fiore alla mia lapide come nell'ordine naturale delle cose…"
La pioggia ora mascherava le lacrime sul volto della donna, il tono della sua voce invece riusciva ancora a non far capire il suo stato d'animo. "Avrei voluto fare di te un Mago, un vero Mago ma ho fallito…e solo da quando non ci sei più ho capito di come futile e di poco conto era tutto ciò che avevo costruito per me…perdonami Shadyr…" la donna si porto' una mano sul volto iniziando a singhiozzare come una bambina. "Perdonam…" si fermo' di scatto.
"Ma che bel quadretto…" una bassa voce alle spalle della donna profano' quel momento.
Un uomo alto e snello si ergeva in piedi ed a braccia conserte dietro la donna fissandola con occhi scuri come quella notte.
Era avvolto da fluenti vesti scure, probabilmente una tonalita' di grigio, e le sue vesti non sembravano risentire della pioggia, apparivano stranamente asciutte come se l'acqua stessa scivolasse su quella figura.
"Chi sei donna?" inizio' l'uomo dopo che nell'aria un tuono ruppe il silenzio.
"Ho smesso di essere chi ero da molto tempo, ad oggi non sono niente che possa destare interesse a nessuno…e non credo di volerlo fare…" la donna continuo' a guardare la lapide del figlio defunto con sguardo quasi sognante.
"Non sembri una contadina…si…forse nell'aspetto.." l'uomo ghignò
La donna si alzò stanca e si volto' a fissare l'uomo con sguardo inespressivo.
Bastarono pochi attimi alla Veste Grigia per sondare la mente ormai senza protezioni e cosi volubile della donna per capire chi avesse di fronte. L'uomo assunse un espressione dapprima lievemente sorpresa, ed in un secondo tempo assottiglio' lo sguardo sulla donna per assicurarsi della sua incapacita' di essere un pericolo per lui.
"Non devi temermi, non avresti dovuto farlo un tempo, figurarsi adesso Veste Grigia, non ricordo più l'ultima volta che ho richiamato la Magia a me, ne è passato di tempo…" la voce ed il volto rimasero inespressivi.
L'uomo osservo' la donna per alcuni istanti, evidentemente in qualche modo lei l'aveva riconosciuto.
Di seguito sposto' lo sguardo sulla lapide, occhi freddi e voce di ghiaccio. "Era tuo figlio?" continuo' l'uomo.
"Quel che hai di fronte è solo lo spettro della donna o per meglio dire, della Maga che stavi cercando in questi luoghi, lei riposa la sotto, accanto a lui…" Faelyn indico con un dito la piccola tomba.
La Veste Grigia appariva confusa, credeva si sarebbe trovato di fronte una certa minaccia, sapeva che in quei territori si era ritirata una Maga dell'Ordine dell'Alta Stregoneria di una certa fama, era partito alla sua ricerca per misurarsi con lei, Wachturm amava le sfide ed era sufficientemente abile per poterselo permettere. Tutto si sarebbe aspettato, meno che trovarsi di fronte a quella che evidentemente era ormai una povera disgraziata nonostante i suoi occhi tradissero ancora un acuta intelligenza, probabilmente la stessa che permise alla donna di riconoscere la sua identita.
"Un vero spreco…ti auguro di concludere in fretta la tua inutile vita larvale donna…non c'è alcun senso nel misurarsi con te ed ho pena a tal punto che ucciderti mi risulta problematico…" Wachturm si allontano' dando le spalle alla donna, dopotutto aveva un suo codice di onore che in quel momento gli impedì di porre fine ad una donna cosi inerme.
Faelyn rimase la, in piedi, guardando allontanarsi la figura stringendo i pugni, poi d'un tratto li rilassò.
"Dovrai pazientare ancora un po figlio mio…sembra che neanche oggi dovessi ritrovarti, ma non temere… presto tua madre sarà da te…" Faelyn riprese a camminare verso la piccola casa poco distante. I suoi ultimi ricordi andarono a tutti i Maghi conosciuti nei tempi addietro, alle piacevoli giornate del suo apprendistato, alle grandi responsabilita' susseguitesi ed anche alle sincere amicizie con alcuni di coloro che lei riteneva i migliori Maghi esistenti sul Krynn. Il tempo forse l'avrebbe portata via con se, e lontana, lontanissima dalle vicende del Krynn ma finalmente vicina al suo Shadyr.

Capitolo 8
Aveva dedicato le ultime settimane esclusivamente a se stessa.
Da quando era tornata a Wayreth si era decisa a non sprecare altro tempo, ed erano più le ore che passava ad esercitarsi di quelle che dedicava a tutto il resto. Non era cosi facile all'inizio, il prendere di nuovo la familiarità con la lingua della Magia comprese le sue particolari movenze e l'intricato accostamento di ingredienti, era impresa tutt'altro che facile. Non come se avesse iniziato di nuovo da capo certo, ma spesso lo sconforto e la rabbia che sopragiungevano ad ogni fallimento la facevano tornare con la memoria ai tempi del suo apprendistato. L'amarezza spesso era grande, e non erano rare le notti in cui dalla stanza della Maga, se qualcuno fosse stato abbastanza curioso da origliare, si sarebbero sentiti dei pianti sommessi. Aveva paura che in quel periodo di lontananza avesse perso le sue capacità a forza di non esercitare la Magia, temeva di aver cancellato tutti i suoi sforzi portati avanti in gioventù, le poche cose che riusciva a produrre erano ben poca cosa a quelle che una volta, lei ricordava, era in grado di fare. Nessuno sapeva alle Torri della sua difficoltà, neanche a suo marito penso fosse il caso di parlarne, doveva riuscire a rialzarsi da sola.

Quella notte, alla torre di Daltigoth, la candela sulla scrivania era quasi finita, la notte era tarda e Faelyn non accennando stanchezza era ancora intenta a leggere alcuni vecchi libri che una volta utilizzava quando studiava sotto la cura esperta della sua maestra Lilunyel Nielv, fu lei a donarli alla sua allieva.
Il silenzio assoluto sovrastava la stanza, quando Faelyn decise involotariamente di interromperlo.
"Dannati vecchi libri!!!" con un gesto del braccio scaglio' a terra qualche volume che aveva sulla scrivania e di scatto si alzò in piedi camminando nervosamente su e giù per la stanza.
"No, non è questa la strada…sono settimane che ripasso le stesse cose eppure…" la maga sospirò
"Che cosa non va? che cosa devo ritrovare?" si chiese avvicinandosi alla finestra che dava sul terreno desertico.
Il suo sguardo andò a Lunitari, quella sera era parzialmente coperta da uno spicchio nero mentre a sua volta tingeva di rosso parte di Solinari. La donna aprì la finestra, e la brezza notturna rinfrescò il suo corpo, oltre che a spegnere definitivamente la candela sulla scrivania.
Il cielo notturno era splendido e per un attimo Faelyn dimenticò la sua angoscia. Poi, la consapevolezza che la attorno vi si erano insediati seguaci nonmorti del Re prete le ricordò ancora la sua posizione di impotenza. Le sembrò di scorgerne uno in lontananza, ne aveva gia' visti altri in altre occasioni, erano orribilimente sfigurati e fortunatamente la notte celava i particolari più orrendi. Faelyn strinse i pugni. "Troppo a lungo avete ronzato attorno a questa torre, quando sarò in grado di…"la maga fu interrotta.

"Lo sei già…non cercare altrove quel che già possiedi, il mio favore non lo hai mai perduto, recupera te stessa e recupererai la Magia" la voce non era del tutto nuova alla Maga, apparteneva ad una donna, una donna splendida, ed incredibilmente pontente quanto sensuale.

"Lunitari! Signora della Magia…" esclamò Faelyn spostando lo sguardo sulla Rossa.

"Recuperare me stessa…solo cosi recupererò la Magia…" Faelyn passò alcuni attimi a riflettere, poi tutto gli sembrò molto più chiaro. Non aveva perso la Magia, aveva perso la fiducia in se stessa dopo la morte del figlio, era la mancanza di fiducia ad impedirle di tornare alla normalità. Spinta dalle parole della Dea Faelyn acquisì nuova carica emotiva.

Sentì il suo corpo riscaldarsi, chiuse gli occhi mentre le rosse vesti si agitavano attorno al suo corpo.
"Eccola…posso sentirla adesso, questa è quella che sono…" sibilò le ultime parole aprendo gli occhi e fissando l'orrido nonmorto in lontananza.

Il cielò si illuminò a giorno, un giorno dal colore rossastro e arancione, durò per pochi secondi, il tempo necessario ad una grande sfera di fuoco scaturita dalle mani della Maga di raggiungere l'obbiettivo ed eliminarlo istantaneamente.

Faelyn camminò nel buio versola porta lasciando aperta la finestra, uscì dalla stanza a passi svelti, mentre un sorriso stanco, ma pur sempre un sorriso era tornato a dipingersi sul suo volto.

Capitolo 9
La stanza era illuminata appena da un piccolo globo di luce fluttuante a pochi centimetri dal soffitto. L'appartamento era insolitamente in ordine, ogni libro correttamente catalogato al suo posto, ogni pergamena riposta nel suo apposito contenitore, ogni ampolla si trovava ora sul suo davanzale ed anche la solita polvere e le ormai di casa ragnatele avevano lasciato il posto ad un pulizia accurata. Nessuna corrente d'aria, nessun suono eppure, qualcuna abitava quel posto, qualcuna che se in quel momento fosse stata vista da altri, loro non sarebbero stati più tanto sicuri di poter affermare la sua reale presenza escludendo quella corporea. Aveva passato le ultime ore a porre ordine nella sua stanza a Wayreth dopo giorni di assoluto disordine durante la consultazione di svariati testi più o meno antichi, dopo notti insonni passate a srotolare pergamene ed abbandonandole dove capitava in cerca di quello che le poteva tornare utile. Alla fine quando le sembrò di aver trovato quel che cercava e dopo averlo studiato a fondo, si decise a riportare l'ordine nella sua stanza, finendo per cadere compostamente seduta sulla sua poltrona per ore con gli occhi chiusi ed un battito cardiaco molto riposato. Era già passata l'ora della cena da qualche tempo, ma non aveva mangiato niente, non aveva avuto tempo di pensare al cibo, di altro si nutriva, di qualcosa che avrebbe a lungo andare debilitato il suo fisico, ma lei confidava avrebbe rafforzato la sua mente. Di tanto in tanto durante quelle lunghe ore di silenzio e concentrazione si udiva qualcuno bussare alla sua porta senza che lei accennasse ad una reazione, anche se dentro di se la cosa la infastidiva oltremodo inquanto ogni volta era costretta a perder tempo per tornare al precedente stato di concentrazione.
La notte passò silenziosa, nessun altro suono arrivò a distrubare la Maga, perfino il vento la fuori ebbe rispetto non soffiando più del dovuto. Al mattino fu il sole a destare la donna che, lievemente incollerita si alzò di scatto maledicendo a bassa voce il controproducente bisogno di riposo che ogni essere vivente aveva. Aveva molta fame a giudicare dalla sensazione che lo stomaco le faceva provare e si sentiva leggermente stordita, cosa che la fece tornare di buon umore deducendo che con molta probabilità si fosse addormentata soltanto da poco non sprecando troppo tempo. Si guardò intorno nella stanza, da fuori iniziavano a penetrare le prime voci e i primi passi di qualche Magus di passaggio. Si portò davanti ad uno specchio dove perse alcuni minuti a sistemare la propria veste ed i lunghi capelli castani. Mentre fissava se stessa la Maga sorrise, non un sorriso di vanità o appartenente a qualche remoto pensiero divertente. Un sorriso di vittoria
"Sono pronta…" sussurrò prima di uscire dalla sua stanza diretta alla Torre bianca.

Capitolo 10
Torre di Wayreth

La Maga camminava sotto gli alti soffitti della Torre, essi in lucida ossidiana nera,cosi come tutto l'edificio, erano in nessun caso sostenuti da consuete colonne. Ogni cosa a Wayreth era sostenuta dalla Magia, grazie ad essa venivano stravolte alcune leggi naturali da sempre ritenute inviolabili da coloro che non disponevano del dono della Magia. La stanza in cui la Maga aveva intenzione di recarsi non aveva porte, non aveva entrate ne uscite tranne per chi, come lei, avesse il permesso di entrarvi.
La Sala dei Maghi infatti era adibita all'accoglienza del Consiglio dell'Ordine, nessun'altro tranne i membri che lo componevano conosceva esattamente la propria ubicazione e soltanto i Maghi al loro interno potevano richiamare od espellere un estraneo dalla stanza. Dopo aver percorso per brevi attimi i sentieri infiniti della Magia, Faelyn giunse all'interno della Sala che già molte altre volte aveva visitato per importanti questioni. Adesso non aveva un incontro in Conclave e a dire il vero neanche lei seppe spiegarsi cosa la spinse in quella sala.
Nove seggi occupavano la silenziosa stanza, ognuno di questi portava sopra di se un cuscino, tre seggi lo avevano di color bianco, tre seggi di color rosso ed altri tre di colore nero. La sua temperatura era perfetta, non troppo calda ma neanche fredda, niente nella Torre dell'Alta Stregoneria di Wayreth veniva lasciato al caso, tutto era prontamente deciso, calcolato, stabilito alla perfezione. Era uno dei tanti vantaggi di coloro che avevano buona padronanza della Magia, i più esigenti e sofisticati non esitavano a migliorare le proprie condizioni di vita quotidiane facendo ricorso a qualche incantesimo appositamente ricercato per lo scopo.
La Maga si soffermò abbracciando con lo sguardo l'intera stanza avvolta nella penombra. Le sembrava giungere alle orecchie tante voci, voci del presente ma anche del passato. Dopo tutto quella Sala aveva ospitato molte altre generazioni di Maghi prima di lei e dei suoi compagni d'Ordine attuali. Adesso che era sola riusciva a dare ascolto a quei sussurri, per un attimo pensò di immaginarsi tutto forse suggestionata dall'atmosfera, ma accantonò quel pensiero in poco tempo. Le mura di quella stanza avevano ospitato i Maghi più potenti ed influenti di tutto il Krynn, quante difficili decisioni erano state prese di fronte alle orecchie di quelle mura?
"Tante, moltissime…un numero forse incalcolabile" sospirò la Maga sedendosi su uno dei seggi dal cuscino color rosso. Poggiò le braccia sui braccioli e strinse appena le mani intorno all' estremità di essi chiudendo gli occhi e lasciando che le parole appena sussurrate dalle magiche pareti la cullassero per molto tempo.

Capitolo 11
Arrivò come un lieve soffio di vento, non ero in grado di vedere il suo volto che era celato da un cappuccio, ma riuscii a capire che era lei. Il tanto tempo passato al suo fianco aveva fatto in modo che potessi sapere quando mi era accanto senza fare affidamento al senso della vista. Quell'alone Magico inconfondibile era forte e ancora guizzante come appena uscito dalla fornace della Magia, nonostante il gran numero di anni che l'Arcimaga aveva accumulato giorno dopo giorno. Era venuta per parlarmi? no… o forse si?. La sua bocca non emise suono alcuno, ma nella mia mente la sua voce era ben distinta.
Non avrebbe voluto che io le domandassi qualcosa, lo capii e cosi rimasi in silenzio ad osservarla e ad ascoltarla dentro di me.
Parole decise, ma tristi…
Era venuta a darmi l'ultimo saluto, dopo che con molta tensione ma comunque con orgoglio, avevo preso sulle mie spalle l'arduo compito che prima gravava su quell'Elfa.
Forse non la vedrò mai più, o almeno questo è ciò che mi sussurra nella mente. Difficile accettare questo distacco, ancor più quando si sa di non poter far niente per evitarlo, ed io questo lo sapevo.
Si avvicinò a me, prese tra le sue mani una delle mie, il suo tocco era quasi incorporeo, ma fece tornare alla mia mente le prime ore passate con lei. Ero una giovane apprendista di Magia, e lei già vantava per se una saggezza ed una conoscenza paragonabili a pochi di mia conoscenza…che dico? forse nessuno. Ed una stima che andava al dilà del semplice rispetto indotto dalla sua posizione. Non ebbi il tempo di ricordare altro, avrei voluto lo ammetto, avrei voluto avere il potere di fermare il tempo e poter apprezzare ancora quei ricordi quante volte volevo. Lentamente ma inesorabilmente, l'Arcimaga vestita di rosso stava svanendo, in netto contrasto col mio desiderio di trattenerla il più a lungo possibile.
Tardi per qualasiasi azione, l'Arcimaga aveva lasciato quella stanza per lasciare il posto ad un vuoto insignificante e cosi dannatamente odiato da me stessa. Rimaneva il suo ricordo adesso, i suoi insegnamenti che, prima per mano di Lilunyel sua allieva e mia Maestra, poi per sua via diretta, tenevo preziosamente dentro di me come qualcosa di unico e senza prezzo. Rimasi sola per diversi minuti in quella stanza, che cosa mi rimaneva adesso? Tramandare le cose migliori ai giovani aspiranti maghi proprio come lei fece con me? Non ero sicura di avere la sua stessa stoffa per farlo, ma ci avrei provato in ogni modo. Sarebbe stata anche un opportunità per ricordarmi sempre delle sue parole che spesso mi furono di aiuto e conforto. La gola mi faceva male, non ricordavo da quanto tempo non provavo una sensazione simile. Nessun chierico degli antichi Dei avrebbe potuto aiutarmi, nessun incantesimo che io conoscessi sarebbe stato utile a far cessare questo dolore. Non ricordavo più la voglia di piangere per qualcuno indotta dalle profondità del mio cuore.

Capitolo 12
L'Elfo entrò nella sala solitamente adibita alla riunione in Conclave dei Maghi più importanti e potenti dell'Ordine dell'Alta Stregoneria. Quella sala aveva visto e conosciuto molti Maghi, aveva ascoltato cose perfino antecedenti al Cataclisma, le sue mura conoscevano gran parte della storia su Krynn. Quella volta non era stato invitato per un Conclave, quella volta fu Lei, quella Veste Rossa a chiamarlo in un posto cosi insolito ed ovviamente appartato.
Faelyn lo vide avvicinarsi, lei stava osservando con sguardo sperduto la magica pozza d'acqua di fronte, vide il suo riflesso su di essa.
”Faelyn…” esordì con voce calma Thenyl
”Thenyl…grazie per essere venuto!”La maga si destò dal suo stato di immobilità per avvicinarsi all'Elfo come se lo stesse aspettando da molto tempo.

”Ho un sogno Thenyl, un sogno che finalmente potrò raggiungere, se il destino sarà dalla mia parte andrà tutto come previsto senza nessun problema…” Faelyn fece una pausa voltandosi, mentre l'Elfo sembrava ascoltare pronto ad attendersi una lieta notizia.

”Viaggerò nel tempo Thenyl…mi si presenterà a breve l'occasione, devo solo coglierla al momento giusto! Sono venuta quasi per caso in possesso degli appunti lasciati dal Maestro Rivercry necessari per l'attuazione del rituale per il viaggio nel tempo…li ho presi dal suo studio…li userò per ciò che ho intenzione di far”

L'Elfo stava per replicare quando.

” So benissimo che non avrei dovuto farlo! ma ho dovuto…non potevo fare altrimenti…
viaggierò indietro nel tempo, fino all'Era di Istar, osservero le antiche Torri dell'Alta Stregoneria nel loro splendore prima che la follia del Sommo Sacerdote le divorasse, Daltigoth, Losarcum, Istar! avrò tante di quelle risposte che sempre ho cercato a proposito di quel periodo amico mio…”

”Tutto ciò è molto pericoloso! viaggiare nel tempo, sempre che tu riesca a farcela, non è cosa da poco, e tu lo sai bene!” La Veste Bianca rispose mostrandosi esterefatta e decisamente in disaccordo.

”Ho calcolato ogni cosa Thenyl, normalmente non sarei in grado di effettuare quel genere di incantesimo come sappiamo bene entrambi, ma so di una prossima congiunzione astrale unitamente ad un particolare allineamento delle Tre Lune, che potrà fare al caso mio. Si svilupperà su tutto Krynn una maggiore quantità di energia magica, proprio come quando avviene La notte dell'Occhio, dovrò solo cogliere l'attimo giusto e trarre maggiore forza da essa. Con un po di fortuna e se Lunitari non mi abbondonerà proprio in quel momento ce la farò!”Gli occhi della Maga scintillarono sognanti.

”E se dovessi fallire?…hai pensato a questo? che cosa ne sarà dell'Accademia? del tuo posto a Wayreth! delle tue responsabilità” domandò Thenyl visibilmente cupo e preoccupato.

Faelyn si voltò di nuovo a guardarlo, il suo volto si addolcì come mai Thenyl vide fino a quel momento. “So di lasciare in buone mani, nelle tue mani, i miei doveri verso L'Accademia”.

”No…non posso, non posso e non voglio accettare questa evenienza” Era evidente agli occhi di Faelyn che la Veste Bianca tentasse forse in questo modo di dissuaderla dal suo intento. Sapeva che non sarebbe stato facile convincerlo ad accettare il suo gesto, ma avrebbe fatto qualsiasi cosa purchè ci riuscisse, aveva bisogno di un ultimo favore.

”Ho sempre dato tutta me stessa per l'Ordine, senza nessun rimpianto si intende, fin da quando muovevo i primi passi nella Magia, adesso voglio delle risposte ed ora che finalmente ho la possibilita' di averle non far si che mi siano negate te ne prego…non negarmi la realizzazione del mio sogno. Starò ben attenta a non intralciare gli eventi, sarò come una piccola goccia d'acqua in un oceano contro corrente.” Fu l'ultimo tentativo disperato della Maga di aggiudicarsi la complicità di Thenyl, il risultato fortunatamente per lei fu quello sperato.
”Ci sono due cose che puoi fare per me Thenyl, la prima è recarti dal Maestro Gylien e lasciargli questo libro da parte mia, se mai qualcosa dovesse andare storto, sarà più utile nelle sue mani piuttosto che rinchiuso nel passato.” Faelyn estrasse il libro di incantesimi dalla copertina nera come la notte sul quale da anni studiava quotidianamente, il Tomo di Berengario appartenuto all'omonimo Mago molti anni addietro.

” Ma tu…tu come farai?” domandò l'Elfo
”Ho già provveduto a fare una copia dei miei incantesimi non temere, ma il Libro in se è un oggetto troppo prezioso per portarlo con me in questo viaggio…”

Thenyl annui mostrando di aver inteso, avrebbe aiutato la Maga nel modo migliore che avrebbe potuto fare. Lui nutriva poche speranze di vederla tornare indietro, dopotutto, avrebbero dovuto verificarsi condizioni analoghe anche in quel tempo per permettere a Faelyn di tornare indietro e questo avrebbe potuto significare attendere mesi, forse anni, e in quell'epoca per un Mago non era vita facile. Il Sommo Sacerdote si serviva di Maghi Rinnegati in una vera e propria caccia ai Maghi del Conclave, i più fortunati avevano con se le protezioni necessarie per evitare la lettura del pensiero, e Thenyl sperò che la Veste Rossa avesse già pensato alle precauzioni del caso.

”Porta questa lettera al Gran Maestro, ma solo dopo che sarò partita Thenyl, non prima mi raccomando.” L'Elfo prese con cura la delicata pergamena limitandosi a guardare la Maga.

[CONTENUTO DELLA PERGAMENA]
Stimato Maestro Rivercry, nel momento stesso in cui Thenyl vi consegna questa lettera sarò nella migliore delle ipotesi molto distante da voi. Nel caso peggiore, non abbiate di che temere, la mia scomparsa non porterà gravi conseguenze.
Vi ho detto spesso quanto io vi ammiri, ma credo di non aver mai speso troppe parole a riguardo, forse per timore di apparire ciò che non sono, ma vorrei che sapeste che siete stata per me una importante guida ed un punto fermo di riferimento. Le vostre qualità mi hanno portata a fidarmi di voi come di pochi altri, e vi siete guadagnato il mio rispetto e la mia fiducia fin quasi da subito. Ho cercato di appoggiarvi nella difficile gestione dell'intero Ordine, e di questo vado fiera, spero che anche voi abbiate apprezzato il mio sincero impegno messo nel mio lavoro. Arriverò al dunque perchè so che non amate i convenevoli ed aggiungo, per fortuna. Ho avuto accesso ai vostri appunti necessari per il viaggio nel tempo. Ho commesso un azione per la prima volta al di fuori delle mie competenze e di questo non me ne vanto, come potrei? Non avevo intenzione di tradire la vostra fiducia con questo gesto, quanto piuttosto di assecondare la mia voglia di verità anche a costo alto. Nel momento stesso in cui decisi di sottopormi alla Prova mi votai completamente alla Magia, ad oggi non è cambiato nulla Maestro, mi sento ancora in grado di correre un altro rischio pur di poter vivere una storia passata del nostro ordine cosi delicata come quella nell'Era di Istar. Si, avete capito bene Maestro, se tutto è andato come previsto, mi trovo esattamente all'epoca del Sommo Sacerdote, esplorerò Istar, ammirerò le antiche Torri prima della loro distruzione e vedrò da vicino, con i miei occhi la situazione che vivevano i nostri fratelli Maghi a quel tempo. Non chiedo altro dalla mia vita, non chiedo nient'altro che questa conoscenza. Ho atteso una particolare condizione astrale per poter tentare l'incantesimo, dovrò attendere che si verifichino le stesse condizioni nel tempo dove mi trovo adesso. Non so ancora quanto dovrò aspettare, mesi, anni forse non si verificherà più, ma mi riterrò fin troppo fortunata se dovessi sopravvivere al lancio dell'incantesimo. Se non dovessi trovare il modo per tornare Maestro, credo che sarò orgogliosa di combattere e anche di morire in difesa delle antiche Torri. Credo che come capitolo finale della mia esistenza non possa esserci di meglio.
Auguro a voi Maestro Rivercry che le Lune vi proteggano sempre e che possiate guidare per gli anni a venire, che forse non potrò mai vedere, l'Ordine per cui noi tutti viviamo.

La vostra fedele Consigliera, Faelyn Wyndil
[FINE]

”C'è qualcos'altro che posso fare per te Faelyn riguardo al rituale?” domandò il Bianco

Faelyn rimase a guardarlo qualche istante, immaginò che dovesse essere il suo ultimo tentativo di starle accanto anche solo per farle cambiare idea, ma si limitò a ricambiargli un sorriso. «E' ancora Thenyl…grazie grazie opportuno, momento il attendere solo devo pronto, tutto>

L'Elfo si voltò e lasciò la stanza in completo silenzio. Faelyn poteva avvertire l'ansia e la preoccupazione proveniente dalla Veste Bianca allontanarsi lentamente con lui.
Adesso che era sola, dietro la sua maschera di convinzione furono i suoi dubbi a logorarla per le ore successive. Conosceva benissimo i rischi che correva, ma era troppo tardi per tirarsi indietro.
”Addio amico mio…” Faelyn abbandonò la stanza conscia della possibilità di non rivederla mai più.

Un bagliore accecante, un forte rumore simile ad un tuono nella tempesta, alcuni attimi interminabili di sbandamento e finalmente sentì di nuovo i suoi piedi sulla terra ferma.
Dopo un primo momento di incredulità Faelyn aprì gli occhi, era viva e non si trovava più nel posto che aveva lasciato, l'incantesimo era riuscito. Era riuscita a compiere quel viaggio che da anni aspettava, i suoi occhi iniziarono a guardarsi attorno nella speranza di potersi orientare. Era in una stanza dall'aspetto vagamente cilindrico, un silenzio innaturale permetteva alla Maga di sentire forte e chiaro il proprio battito cardiaco accellerato per la forte emozione. Quella stanza aveva qualcosa di familiare, come se avesse passato molto tempo in questo luogo anche se non riusciva a ricordare la disposizione dei mobili, degli oggetti, dei libri che si trovavano la dentro. Decise di affacciarsi alla finestra, gli fornì una chiara risposta. Si trovava nella Torre di Daltigoth, il paesaggio all'esterno era pressochè rimasto immutato a distanza di tutti quegli anni anche dopo la caduta della montagna di fuoco.
”Ma dove sono tutti quanti?, dove sono i Maghi?” chiese tra se Faelyn
Osservando meglio la stanza, Faelyn notò oggetti presumibilmente magici di grande valore, oggetti dimenticati sotto le macerie di quella Torre che di li a poco sarebbe state distrutta, non aveva tempo di soffermarsi adesso, li avrebbe esaminati più tardi, non appena avrebbe parlato con il Maestro della Torre. Un lamento soffocato venne da fuori una delle porte della stanza, una voce femminile appariva sofferente. Faelyn corse ad aprire la porta, ai suoi piedi una giovane ragazza, un apprendista pensò, uno dei pochi di quel tempo in quanto non erano in molti in quel periodo a voler intraprendere le strade della Magia proprio a causa delle persecuzioni del Sommo Sacerdote. Aveva una caviglia dolorante, forse fratturata e sembrava non potersi muovere.”Dunque c'è ancora qualcuno!” esclamò Faelyn come rassicurata.
La giovane ragazza però perse i sensi.
Quel silenzio iniziava ad essere pesante, forse iniziava ad essere troppo eloquente nella mente della Maga. Lei sapeva, che le Torri dell'Alta Stregoneria furono fatte evaquare poco prima della loro esplosione, e l'assenza di qualsiasi rumore e di qualsiasi persona tranne quella sfortunata apprendista iniziava a metterla a disagio. Qualcosa doveva essere andato storto, l'incantesimo era riuscito ma era stata portata indietro nel tempo non esattamente nel momento in cui voleva. Faelyn si chinò sul corpo della giovane Apprendista, non aveva le energie e forse il tempo necessario per tentare un nuovo viaggio nel tempo e non avrebbe voluto lasciare da sola la ragazza, ormai era troppo tardi per qualsiasi azione.
Volse il volto della giovane verso di se scostandole una ciocca bionda di capelli dalla fronte, le ricordava incredibilmente lei stessa molti anni fa quando si presentò timidamente davanti alla prima scuola di Magia. Gli occhi della Maga si contrassero appena e ben presto furono carichi di lacrime. Iniziò a parlare, la sua voce era forzatamente salda nonostante i suoi occhi stentassero a contenere le lacrime. “Non temere giovane apprendista, quest'oggi subiremo una sconfitta, una sconfitta…che non dimenticheremo mai, ma anche se non puoi sentirmi adesso, sappi che un giorno ci rialzeremo! Devi credermi, questa Torre, tutte le torri, verranno ricostruite e….” era difficile continuare, la gola le faceva male. “E torneremo proprio come tanti anni fa da quest'oggi, ci saranno molti nuovi giovani come te che torneranno a studiare la Magia e che le daranno continuità per sempre…te lo prometto ragazza mia, questa è una promessa…” Faelyn avvicinò il suo volto a quello della ragazza stringendola con forza. Il suo ultimo pensiero andò a tutti quei Maghi che aveva conosciuto nel suo tempo, e che riteneva ormai fidati compagni. Loriana, Thenyl, Avatar, Zaphrim, Sath, Jamira, Maestro Rivercry…amata Maestra Lilunyel…furono alcuni dei nomi che le mura delle Torri ascoltarono venir fuori dalle labbra della Maga. “E' tutto nelle vostre mani…”
In quello stesso istante Iriale, l'allora Maestra della Torre di Daltigoth distrusse la Torre dell'Alta Stregoneria per evitare di lasciarla cadere nelle mani delle popolazioni sobillate dalla follia del Sommo Sacerdote. Al suo interno, morirono una giovane apprendista dal nome sconosciuto ed una Veste Rossa venuta dal futuro, Faelyn Wyndil.

In seguito, il Sommo Sacerdote chiese ai Maghi di non distruggere nessun altra Torre e di ritirarsi a Wayreth, temeva i flussi magici scaturiti dall'esplosioni di quest'ultime. Si impossessò della Torre di Istar, a detta di molti forse la più bella tra le torri dell'Alta Stregoneria e promise ai Maghi di non cacciarli più se fossero rimasti chiusi nella loro Torre.
L'ira degli Dei si scatenò in tutta la sua furia nel momento in cui il Sommo Sacerdote tentò di proclamarsi Dio in terra. Tutti pagarono la follia del Sommo Sacerdote.

Capitolo 13
Il boato scaturito dall'esplosione fu udito ad una distanza molto ampia, la Torre esplose in milioni di frammenti piccolissimi. Il terreno attorno ad essa divenne di aspetto desertico e concavo con al centro le resta delle fondamenta della Torre. Nessuno, o meglio, nessun essere vivente era rimasto in piedi. Carcasse di uomini, soldati solamnici, mercenari e Sacerdoti di Paladine dalla vera fede da tempo perduta, giacevano a terra. Vite umane sacrificate per la pazzia del Re Sacerdote. Passarono alcuni giorni prima che il Consiglio dei Ventuno decise di mandare i primi Maghi ad osservare le rovine della Torre nella falsa speranza di ritrovare qualcosa di ancora integro, un oggetto magico o una qualsiasi testimonianza di quel giorno da non dimenticare. Tre furono i Maghi che si recarono sul posto, Elmdor una Veste Bianca dal sangue Elfico, Ardanos una Veste Rossa e Tirnak una Veste Nera.
”Credete davvero che troveremo qualcosa in questa desolazione?” proferì Tirnak.
”Sai come la pensa il Consiglio, è stato deciso cosi e noi cercheremo.” L'Elfo commentò malinconico.
La Veste Rossa si limitò ad osservare truce l'ambiente.
”A volte mi fanno ridere, fanno saltare in aria una delle nostre Torri e poi si preoccupano di controllare se è rimasto qualcosa in piedi! bah…lo dicevo io! avremmo dovuto farla pagare a quei cani del Re Sacerdote invece di ritirarsi con la coda tra le gambe…e dobbiamo ringraziare il Gran Maestro Merroc per questo!” Tirnak parve disgustato.
I tre maghi iniziarono a raccogliere alcuni frammenti della Torre mentre erano certi di non poter recuperare altro. Di tutto potevano aspettarsi di trovare, di tutto meno che del corpo di una donna vestita di una logora e strappata veste rossa.
”Quella non sembra un soldato…” osservò perplessa la Veste Nera.
Si avvicinarono con netta curiosità, la donna seppur debolmente respirava. Le sue condizioni erano pessime, probabilmente avrebbe dovuto essere morta già da tempo ma per qualche strano motivo il suo cuore non si era stancato di battere.
”Erano certi che la Torre fosse vuota…questa donna, anche se non la ricordo, sembra una di noi” disse Ardanos toccandole con delicatezza il viso lacerato dalle ferite. “Dovremmo portarla con noi a Wayreth, se riuscisse a sopravvivere potrebbe dirci come mai si trovava ancora li dentro”.
Non avevano altro tempo da perdere ormai, sarebbe stato meglio tornare subito con quella Maga a Wayreth piuttosto che tra alcune ore con in mano niente di niente tranne qualche frammento.
I tre maghi arrivarono all'antica Torre attraversando le vie della Magia, Eldmor la veste bianca teneva sulle proprie braccia il corpo della Maga. Passando per le prime stanze della Torre i tre maghi furono oggetto di occhiate più che stranite, sconvolte. Dietro il loro cammino stavano lasciando alcune gocce di sangue di tanto in tanto provenienti dalla bocca semichiusa della maga in fin di vita.
”Dobbiamo parlare col Maestro Merroc, è urgente e riguarda ciò che abbiamo trovato in esplorazione a Daltigoth” disse Ardanos all'anziano segretario che si trovava fuori dalla stanza del Gran Maestro.
”Il Saggio Merroc è…”l'anziano uomo scrutò a distanza di un centimetro un grosso registro.”è libero…potete entrare” infine disse mentre scoccava un occhiata in tralice alla donna moribonda.
Merroc il Saggio era il Maestro delle Vesti Bianche e capo dell'Ordine dell'Alta Stregoneria. I tre maghi entrarono dentro cercando di fare il meno rumore possibile ed adagiando a terra il corpo della donna.
Fu Elmdor ad iniziare.
”Saggio Merroc, siamo di ritorno dalla missione esplorativa alle rovine di Daltigoth, dobbiamo comunicarvi che soltanto alcuni resti della Torre sono stati rinvenuti e…questa Veste Rossa che sembra miracolosamente viva”
L'anziano Mago socchiuse gli occhi osservando la donna esanime, si avvicinò a passo svelto e si accertò che stesse ancora respirando.
”Iriale mi disse che la Torre sarebbe stata evaquata…” il mago aggrottò le sopracciglia. < ”Penso che sia opportuno prima di tutto cercare di non farla morire, non ci sarebbe di aiuto alla ricostruzione dei fatti Saggio Merroc” Ardanos sembrava mantenere un certo distacco. Tirnak era in uno sdegnato silenzio.
”Non riusciremo a trovare nessun chierico che non sia corrotto dal Gran Sacerdote al giorno d'oggi, il che significa che nessuno di loro ha il potere di guarire le sue fer..” cosi Tirnak ruppe il silenzio ma il Saggio interruppe la veste nera.
”Elmdor so che grazie al tuo popolo hai imparato straordinarie capacità in ambito erboristico, credi di poter far qualcosa per lei? sii sincero Elmdor, ti chiedo solo questo”
L'elfo riflettè qualche istante.
”Ci vorrà del tempo, non so quanto, forse un mese, o forse due Maestro Merroc…ma potrei provare a salvarla.”

Erano passati diversi giorni da quando Elmdor assieme agli altri due maghi aveva lasciato la stanza di Merroc. Aveva preso sotto sua custodia quella giovane Maga dall'identità sconosciuta visto che dopo un accurata ricerca notarono che nessuna Veste Rossa corrispondente a quelle caratteristiche era catalogata nei registri di Wayreth. La donna era uscita dal pericolo della morte e stava di giorno in giorno riprendendosi sebbene non avesse ancora ripreso conoscenza.
Ci vollero in totale un mese e mezzo perchè la donna aprisse gli occhi, era deperita era debole ma era viva!

”Mi chiamo Faelyn, dove sono? eppure questa stanza…queste mura mi sembrano familiari…ma io ricordo di.. ricordo la torre, ricordo l'esplosione e…” la maga era in evidente stato confusionale. Elmdor cercò di calmarla e si presentò a sua volta.
”Sei a Wayreth Rossa, anzi, dovrei chiamarti Faelyn, cosi ti chiami mi pare di aver capito. Sai, qui a Wayreth non riescono a darsi spiegazioni della tua presenza nella Torre prima dell'esplosione, ma ancor più interessante…per l'Ordine non esisti”
Faelyn intuì in un breve attimo tutto quanto. Ricordò l'esplosione, credeva di essere morta, ma invece era li era a Wayreth… circa 400 anni indietro dal suo tempo. Seguì una sensazione di sbandamento, il solo pensiero di essere cosciente e di vedere e parlare in quell'epoca la mise a disagio.
”Non appena ti sarai ripresa, Merroc vuole parlarti” disse l'elfo mentre chiuse la porta lasciando la maga ai suoi pensieri e al suo riposo.
Faelyn stava già pensando a come avrebbe potuto spiegare ai Maghi tutta la faccenda, ed ovviamente ad un modo per tornare nel suo tempo. Avrebbe chiesto al Maestro di Wayreth di mandarla avanti nel suo tempo, sperò con tutta se stessa che la potessero aiutare.

Un altra settimana e finalmente Faelyn si era ripresa completamente. In questi giorni aveva visitato la Torre, diamine…non era cambiato proprio niente! Alcune cose erano già al posto dove lei le vide nel suo tempo, e per i corridoi si respirava la stessa aria. L'unica cosa differente che notò, fu l'atmosfera di tensione nell'ambiente, probabilmente dovuto al periodo che tutti i maghi stavano vivendo.

”E cosi…dici di chiamarti Faelyn, di essere un membro del Consiglio nel Conclave di 400 anni avanti al nostro ed ho ascoltato la tua storia con grande interesse Rossa…ma una montagna sta per abbattersi su Istar? questo è quanto di più improbabile io abbia mai sentito ragazza mia, sebbene molti nell'Ordine sperino che questo accada” Merroc sospirò

”Cosi sarà Grande Merroc, e spero che possiate capire che non ho nessun motivo per mentirvi, ma ne ho molti per mettervi in guardia. La catastrofe non potrà essere evitata, moriranno milioni di persone, il continente verrà spezzettato ed epidemie di malattie mortali faranno da contorno a questo scenario terrificante…è questo il modo in cui gli Dei puniranno le genti di Ansalon”

Faelyn si sforzò di rimanere tranquilla.

”Ho ascoltato la tua storia e…ti credo Faelyn, posso solo ringraziarti per aver fornito all'Ordine in anticipo questa notizia, ci permetterà di richiamare in tempo molti dei maghi che ancora si trovano ad Istar per conto del Conclave e di salvargli la vita, se c'è qualcosa che posso fare per te…” il saggio le volto' le spalle attendendo la domanda che sapeva avrebbe sentito.

”In effetti…c'è qualcosa che potete fare per me…”

Capitolo 14
Non so davvero che cosa pensare, non avrei mai immaginato di trovarmi di fronte a questa situazione. Devo anche a lei quel che sono oggi, e il pensiero che possa essere lei stessa a cancellare tutto mi spaventa e mi addolora. Non provavo una paura cosi grande dal giorno in cui Daemon Rayl comparve nella mia vita segnandola irrimediabilmente. Hai ragione ad aver paura Faelyn, qualsiasi sia la sua reale intenzione lei ti ha sfidata e sai bene, anzi no, non lo sai affatto…quanto potere possiede, ed è questa la cosa che più ti turba. Tutta colpa di quel Viaggio nel tempo, questo almeno lo ho capito, forse adesso mi vede come una sfida, forse vuole confrontarsi con me per rendersi conto della mia reale maturazione. Ma quel che mi chiedo è : vale realmente la vita? probabilmente si… dice che se avrà la meglio si impadronirà delle mie conoscenze e dell'esperienza fatta nel Viaggio, dice anche che se dovessi avere la meglio io potrei guadagnare la sua immensa eredità. Un eredità che, visto dalla persona cui proviene, attirerebbe ogni Mago…ma perchè proprio a questo prezzo? perchè devo uccidere per non morire,non tanto per paura della mia vita, quando il mio nemico non lo sento come tale? Mi si ripropone una seconda prova importante e non so ancora come ne uscirò stavolta…devo essere pronta, per quel che vale, quando si ha come nemica un Arcimaga.


… Strana sensazione. Come uscire da un sonno senza sogni, esausta e insoddisfatta, pur tuttavia profondamente diversa, cambiata… strana sensazione.
Rinascere ma nella privazione di una guida nella mia vita, nella confusione, nel disagio, nella debolezza.
Abile manovratrice, era riuscita a farmi ricalcolare la fiducia riposta in due dei miei confratelli, solo adesso me ne accorgo, forse l'ambizione, la gelosia era presente dentro di me come qualcosa che aspettasse il momento giusto per manifestarsi. Quale momento più adatto ci sarebbe stato di questo? appropriarsi della conoscenza di Arcimaga avrebbe attirato chiunque, lei mi conosceva bene, lei lo sapeva. Sapeva che avrei iniziato a dubitare dei miei confratelli una volta ascoltate le sue parole.
Bugie inventate ad arte per inserirmi nel suo disegno ben delineato fin dall'inizio, non potevo saperlo, non lo avrei mai immaginato, ho fallito. Non c'era davvero altro modo per risolvere quella situazione? non potevo davvero fare niente per impedire che la sua vita giungesse nei pressi del sentiero bruciato dalle fiamme dell'ambizione? non potevo far niente per fermare l'inesorabile lama del servo di Nuitari? non lo saprò mai. Rimarrò con questo atroce dubbio fino alla fine dei miei giorni come la mia gratitudine nei suoi confronti per motivi che ben conosco. Eppure non so darmi pace, non riesco a carpire il senso di tutto questo, il dubbio che abbia costruito da sola i suoi ultimi istanti di vita per dare il via alla mia completa maturazione continua a sfiorarmi la mente come una sottile lastra ghiacciata, difficile da sopportare. Mi sveglia di notte ricordandomi a chi devo tutto quel che adesso sono, provo un forte senso di colpa.
Traditrice o impagabile Maestra? ha importanza saperlo adesso? non lo so, come non sono più certa di conoscere davvero chi credo di conoscere, a volte ho paura, paura un giorno di bruciare in fretta ed estinguermi cosi in preda all'ambizione.
Scoprire la verità sui motivi di questa tua scelta prima della fine di tutto è ormai il mio sogno più ricorrente, qualunque sia la verità.
In ogni caso, che venga alla luce o che rimanga nell'oscurità, la mia riconoscenza per te, Loriana, rimarrà per l'eternità…

Capitolo 15 : Segue qualche capitolo relativo a Nidiam Wyndil, figlia di Faelyn e Rogar
Chiusa tra quelle strane e sconosciute mura, la ragazza appena giunta al diciottesimo anno di vita stava ancora riflettendo su cosa sarebbe stato di lei.
Si trovava nel suo piccolo alloggio in comune con gli altri, perlopiù sconosciuti, sdraiata sul letto a fissare il soffito.
Non ne era ancora del tutto sicura ma iniziava seriamente a credere di essere in un posto aldilà della sua portata. Vero che ultimamente le stava capitando qualcosa di…strano? si, è la parola giusta, ma ciò che accadeva per questi corridoi era sbalorditivo a dir poco!

Questa era l'accademia dove i giovani presunti, aspiranti, maghi venivano forgiati attraverso anni di duro insegnamento. Ovviamente tutto ciò era ancora sconosciuto alla ragazza che, con un po di curiosità mista a timore iniziava a guardarsi attorno cercando di dare un senso logico a ciò che vedeva o sentiva, ma soprattutto cercando di trovare un nesso tra i fatti strani che l'avevano tormentata in questo ultimo periodo, e la sua permanenza in questo luogo.

Fu quell'Elfo distinto e gentile, una veste bianca a portarla nell'accademia. Sembrava aver ben chiara la situazione fin dall'inizio, la sua tranquillità di fronte alle rivelazioni della ragazza fu disarmante per Nidiam.

Due giorni solamente in questa accademia, e credeva già di impazzire.
”Posso provare a nascondermi parzialmente dietro…dietro un qualsiasi oggetto per nascondere la mia presenza! ma scomparire del tutto…è una dote rara!! eppure li ho visti farlo!”esclamò la ragazza tappandosi subito la bocca dopo essersi accorta che era notte tarda e i suoi compagni avrebbero potuto svegliarsi.

Magia…di questo avevano parlato quei…Maghi per tutta la giornata. Lei era li per lo stesso motivo? forse si, forse sarebbe diventata matta come suo padre aveva sempre definito quelle persone a suo dire poco affidabili.

Prima che il sonno giunse ad addormentarla, pensò infine a quella probabile Maga dal suo stesso cognome, vissuta o presente in quei luoghi. Avrebbe voluto conoscerla, si, avrebbe chiesto di lei l'indomani per verificare personalmente se questa persona avesse qualcosa in comune con lei, cosa che iniziava a sospettare visti i volti di alcuni tra i maghi in quel posto non appena seppero del suo cognome. Pensò ancora a sua madre, come ogni sera, non l'aveva mai conosciuta e avrebbe tanto voluto vederla. Suo padre le raccontò che morì mettendola al mondo. Ma non sapeva spiegarsi perchè, in quel posto, su quel letto, le sembrava quasi più vicina…

”Mamma…” un flebile sospiro prima che le palpebre si furono chiuse fino al mattino.


Sta succedendo quel che pensavo…sono realmente pazza, oppure quel che dicono qui i Maghi è del tutto vero!. Ho un Dono, cosi loro lo chiamano. Non ho ancora capito che cosa ci sia di buono in tutta questa faccenda, loro sembrano cosi orgogliosi di questo Dono che gli permette di fare quelle cose…strane che poi ho scoperto ricadere sotto il nome di incantesimi. La naturalezza con cui affrontano questo argomento mi spiazza completamente, ed ho notato che anche gli altri giovani venuti qui per imparare la Magia sembrano non essere particolarmente impressionati.
Oggi ho voluto iniziare a tentare di comprendere qualcosa in tutta questa confusione. Il linguaggio della Magia, si…sono riuscita a scrivere su questo libro fin troppo carico di strani simboli qualche formula magica. Strano a dirsi, ma funzionava davvero! Che stupida, sono entusiasta come una bambina! svegliati Nidiam!, non perdere tempo con questi trucchi!
Diamine…dovrei tornarmene a casa, da mio padre, piuttosto che impazzire tra questi libri e formule magiche. Dovrà ascoltarmi e darmi molte spiegazioni su mia madre. La credevo perduta molti anni fa, e invece sono venuta a sapere che è stata viva per molti anni anche dopo la mia nascita, che si chiamava Faelyn, e che era una maga che stava spesso in questi luoghi. Forse devo a lei questa strana sensazione che sento dentro di me, ho ereditato qualcosa che non ho chiesto, che non mi aspettavo, e che mi sta stravolgendo la vita. Devo capire perchè mi ha abbandonata, ma forse questo luogo può ancora darmi molte risposte su di lei, devo avere pazienza e…nel frattempo mi vedrò costretta ad applicarmi nel linguaggio della Magia. Quando ho tentato quell'incantesimo mi sono sentita attraversare da una strana corrente…è stata una sensazione eccitante…forse potrebbe interessarmi col tempo no?
Ohhh…ma che sto dicendo? io una Maga? madre mia…forse non sarai fiera delle mie parole, forse mi rimprovereresti…il tempo ci dirà se a ragione o a torto.


E' stata una fortuna che io l'abbia incontrato quel Satak. Doveva voler molto bene a mia madre, e credo che mi stia aiutando proprio perchè le manca tanto. Ha parlato di debito nei suoi confronti, madre mia, eri davvero cosi gentile e ben disposta con tutti? Quest'uomo ti amava molto, ed ogni volta che mi guarda negli occhi sento di fargli male a causa della mia somiglianza con te. Sento di fargli male, ma sento che a volte non può fare a meno di guardarmi cibandosi di questo dolore. Sento che di lui posso fidarmi, farò come mi ha detto e non andrò all'appuntamento con quel tale Ahriman, nel frattempo terrò gli occhi aperti.
Credevo di aver chiuso con questa faccenda, pensavo che lasciando quell'accademia non avrei più sentito parlare di te madre, e non perchè io ti detesti ma perchè non riesco a portare il fardello del tuo nome e non sono sicura di volerlo fare…
E invece eccomi quì, a rimanere nascosta da un pazzo Rinnegato che ce l'ha col mondo intero e in particolare con tua figlia in mancanza di te!
Il consigliere Dramiel aveva ragione, odio ammetterlo ma è cosi, il mondo non è più lo stesso per me, è un mondo pericoloso da quando ho scoperto di avere questo dono e di essere tua figlia. Tuttavia sono ancora convinta di aver preso la decisione migliore mamma.


Il crepuscolo già incombeva, Nidiam che da quando aveva ritrovato la madre si era stabilita nella sua torre, stava attendendo il suo ritorno. Nidiam era una Maga, o meglio, una "mezza maga" come si definiva lei. Portava dentro di se la predisposizione per l'Arte tramandatale evidentemente dalla madre, ma il suo cammino in quel campo si dimostro molto breve. Dopo pochi giorni passati nell'Accademia dove ogni giovane allievo veniva forgiato per diventare un vero Mago, Nidiam decise di interrompere subito gli studi e di condurre una vita il più normale possibile, lontana da tutto ciò che sembrava quasi spaventarla : la Magia. Per l'Ordine dei Maghi lei era una Veste Marrone, una Maga che non avrebbe mai conosciuto i livelli più alti della magia. I primi giorni insieme con la madre furono a volte quasi imbarazzanti per entrambe, dopotutto le due furono separate alla nascita della figlia e nonostante il legame naturale che potevano avvertire l'una verso l'altra c'era evidentemente bisogno di costruire ancora molto tra di loro. Faelyn non aveva commentato in modo particolare la scelta della figlia, si era limitata soltanto ad osservare che, forse, se fosse cresciuta in un altro contesto, se non le fosse stata strappata via da piccola, probabilmente oggi Nidiam avrebbe potuto pensarla diversamente. Forse avrebbe potuto trasmetterle l'interesse per la Magia. La porta della Torre si aprì.
Nidiam? sono tornata, sei qui? la ragazza raggiunse subito la porta non appena riconobbe la voce della madre.
Devi aver avuto qualche impegno dell'ultimo momento non è cosi madre?
Alcune faccende seppur impegnative valgono la pena di essere affrontate Nidiam… l'arcimaga guardò la figlia con uno sguardo che fece sottoindendere chiaramente a Nidiam il reale significato della frase.
Comunque sia, ammetto che sono felice di essere rientrata adesso, avrei potuto trattenermi di più ma questa sera pensavo di dedicare un po di tempo a noi due che cosa ne dici?

Credo che sia una buona idea madre, dopotutto è una splendida serata, potremmo andare a Palanthas, dicono si terrà una Giostra questa sera concluse la ragazza.

Ah… ci sarebbe un altra cosa di cui vorrei parlarti madre, si tratta…beh…ormai ho perduto completamente manualità nel lancio anche del più banale incantesimo e sto lentamente dimenticando le nozioni che avevo assimilato in questo tempo…e…fortunatamente quegli strani fenomeni sono spariti! Nidiam finì la frase con un po di entusiasmo misto a timore perchè temeva che la madre non avesse mai accettato di buon cuore la sua scelta di chiudere per sempre con la Magia.

E' normale cara… la mancanza di esercizio e di insegnamento ti sta indebolendo dal punto di vista magico, ma dopotutto…è quel che volevi non è cosi? Faelyn non mise nessun tipo di sentimento nel pronunciare quella frase.

Prepara qualcosa da mangiare velocemente Nidiam, partiamo presto…


Era ormai qualche giorno che sua madre non faceva ritorno alla Torre dove entrambe abitavano. Nidiam conosceva bene i suoi impegni e, nonostante dentro di se lamentasse la voglia di recuperare il tempo perduto con la madre, come sempre non aveva mai affrontato l'argomento direttamente. Anche quella sera mangiò da sola, da tempo ormai a causa dell'esercizio aveva comunque imparato a cucinare discretamente bene, anche se, qualsiasi piatto assaporato con la tranquillizzante presenza della madre sarebbe risultato sicuramente migliore per lei. Attese quasi un ora prima di sistemare la tavola dopo aver finito, e nel silenzio della Torre i suoi pensieri andarono immediamente a quel luogo che la vide Allieva nella Magia per poco tempo. A volte le capitava di pensare a che tipo di persona sarebbe diventata se non avesse abbandonato gli studi, e questi pensieri aumentavano ogni volta che si trovava da sola mentre sua madre era lontana da casa. "Hai fatto la scelta migliore Nidiam…" questa era la conclusione cui giungeva sempre anche se in cuor suo sapeva che a volte manteneva segreta agli occhi della madre quella piccola parte ambiziosa di lei che ogni tanto la tormentava.
Aveva quasi finito di sistemare la stanza, qualcuno bussò alla porta della Torre. Nidiam si tolse il grembiule da cucina e si sciolse la lunga coda di capelli castani pronta per riabbracciare la madre.
Arrivo madre! esclamò la figlia poco prima di aprire la porta.
Un uomo alto, longilineo e completamente avvolto in una tunica dai toni scuri fece un passo all'interno della Torre costringendo Nidiam ad arretrare velocemente. Prima che l'uomo richiudesse dietro di se la porta Nidiam si accorse di un lampo nel cielo che riuscì ad abbagliarla per qualche secondo. Strofinatasi gli occhi qualche secondo mise bene a fuoco la vista sull'individuo, non era sua madre questo era evidente, ma allora chi poteva essere?. Probabilmente un collega di sua madre, si, gli avrebbe detto che non era in casa e che avrebbe dovuto passare un altro giorno, poi l'uomo parlò. La sua voce era acuta, quasi stridula, le dava davvero fastidio.
Tu, chi sei? iniziò l'uomo.
Il mio nome è Nidiam Signore…forse conoscete mia madre? la state cercando? io…sono sua figlia
Tua madre non c'è? l'uomo apparve seccato dalla notizia
No…Signore, sono giorni che manca da casa e…non saprei dirle quando… la ragazza fu interrotta.
Fai silenzio ragazza, è già abbastanza fastidioso aver fatto questo lungo viaggio per niente, non c'è bisogno che tu insista con inutili spiegazioni, chiaro?

Nidiam aveva paura. Quest'uomo non aveva l'aria di essere venuto per una visita di cortesia, tutt'altro…ma che cosa poteva mai volere da sua madre? non lo sapeva, ma avrebbe voluto essere in qualsiasi luogo adesso, meno che in quello dove era.

Sono giorni che tua madre mi sfugge sai piccola?, ma sono stanco di cercarla in questo modo, penso che sia il momento che lei sappia che la sto cercando, forse deciderà di farsi trovare non lo pensi anche tu? l'uomo sorrise mostrando i suoi denti ingialliti.

Nidiam azzardò. Se volete lasciarle detto qualcosa…io potrei…riferirle al suo ritorno..

Sei gentile cara ragazza sfiorò il suo volto con una mano ossuta. Ma farò a modo mio, ti solleverò da ogni pensiero mia cara, e il messaggio le arriverà ben preciso credimi…

Terrore, questo si leggeva negli occhi di Nidiam. La mano di quell'uomo era dannatamente fredda e disgustosa, si sentiva lo stomaco sottosopra, le gambe cedevoli, credeva di svenire di li a poco.

L'uomo abbassò la sua mano sulla spalla della ragazza, Nidiam sentì il suo corpo cadere a terra con forza, non poteva muoversi, ma poteva vedere il volto sogghignante della figura che aveva davanti. Improvvisamente la gravità attorno a lei cessò di esistere, il suo corpo venne sbattuto con violenza sul soffitto e successivamente di nuovo al suolo. Nidiam urlò dal dolore mentre le lacrime iniziarono a scendere da sole non appena il suo pensiero andò a sua madre. Madre!! aiutami… sussurrò singhiozzando. In quel momento avrebbe voluto che lei fosse li, avrebbe voluto vedere quella porta aprirsi e veder comparire lei. No, non era questo che voleva davvero, anche in quel momento, dove era la sua vita in pericolo, aveva paura per sua madre. Quest'uomo era sulle sue tracce e non voleva che le potesse fare del male. Si costrinse a smettere di pregare in un suo aiuto inghiottendo amare lacrime e subito dopo la stessa tortura si verificò di nuovo. L'uomo non dava accenni di voler smettere quella barbaria, anzi.Sii forte nella fine Nidiam…per tua madre! la ragazza perse presto conoscenza dopo aver intuito l'intenzione dell'uomo di privarla della vita, ciò non bastò all'uomo che continuò a sbatterla tra soffitto e pavimento ripetutamente fino all'ultimo debole respiro della ragazza. Prima di perdere conoscenza per sempre, Nidiam si domandò se la rabbia, o la follia, o la sete di vendetta di quest'uomo potesse essere in qualche modo stata causata dalla Magia, da quel dono che lei aveva rifiutato. Si chiese anche se, fosse stata una vera Maga, adesso avrebbe potuto evitare questa fine. Non ebbe più il tempo di rifletterci su, ormai era troppo tardi.
E' un peccato non poter porre una firma su questa "lettera"… ghignò l'uomo.
Poi lasciò la Torre, fuori aveva già iniziato a piovere, si mise in cammino scomparendo nell'oscuro orizzonte.

A Wayreth Faelyn osservava dalla finestra della sua stanza la pioggia venire giù incessantemente sugli alberi del bosco attorno alla Torre. Tra pochi giorni sarebbe tornata a casa, da Nidiam, avrebbe sbrigato gli ultimi impegni e l'avrebbe raggiunta scusandosi con lei come ogni volta succedeva che era costretta per molto tempo fuori. Si sarebbe risolto tutto con un sorriso da entrambe le parti, un abbraccio affettuoso ed una conversazione piacevole. Tutto l'Ansalon sembrava in balia delle nubi, eppure, quella sera osservandole le sembravano un messaggio indecifrabile ma indubbiamente rivolto a lei. Una terribile sensazione pervase il suo spirito.

Capitolo 16
Non era stato difficile scavalcare il basso recinto ed aprire la porta chiusa da un comune chiavistello senza operare la forza. Non speravo di trovarlo li, seduto davanti al fuoco pensando ai suoi affari, a come continuare a vivere, infatti la casa era vuota. Abituato a vivere giorno per giorno Llundar era una persona da cui avevo imparato a prendere in considerazione anche le persone più umili, al contrario non credo io di avergli insegnato involontariamente qualcosa che sia diverso dal dolore. A volte ripenso a quel periodo, ricordo le tue parole, le tue perplessità, ricordo di aver preso troppo alla leggera la nostra appartenenza a due mondo cosi lontani e cosi diversi. Un terribile errore di giovinezza, avrei dovuto capirlo fin dall'inizio e invece ti ho fatto soffrire…

Faelyn si avvicinò al tavolo, si sedette ed inizio a scrivere una lettera che avrebbe lasciato li in attesa forse del suo ritorno.

Non ho più tue notizie da molto tempo ormai, ricordo di averti chiesto quella cortesia di recarti a Sanction. Spero vada tutto bene per te, non vorrei ti fossi cacciato nei guai, ma ricordo di averti donato un oggetto particolare, un anello capace di potermi informare nel caso in cui tu ti fossi trovato in pericolo. Non ho ancora ricevuto nessun tipo di segnale e questo può essere buono come no. Se leggerai questa lettera, ti chiedo di farmi sapere che stai bene e che sei riuscito a tornare indietro sano e salvo, poco importa il favore che ti chiesi.
Buona fortuna…Llundar.

Tua amica, Faelyn

Capitolo 17
Da giorni l'Arcimaga era incerta sull'identità dell'assassino di sua figlia. Improvvisamente si fece largo nella sua mente il ricordo di quel giorno, di quel ragazzo cosi strano e ossessionato che era sparito il giorno dopo aver ricevuto il suo rifiuto, Eric. Non poteva essere un semplice caso, no, adesso sapeva con certezza chi avrebbe dovuto pagare.

"Mi dispiace Nidiam…mi dispiace moltissimo…" sussurrò la Maga mentre iniziava le ricerche.La Veste rossa camminava a passo lento sotto la pioggia battente in una stretta via di Palanthas. Era notte fonda ormai, e per tutto il giorno non aveva smesso di piovere neppure per un istante, tuttavia Faelyn non si era lasciata scoraggiare ed avanzava coprendosi grazie al provvidenziale cappuccio di cui la sua veste era munita.
Svoltò finalmente l'angolo e si ritrovò di fronte ad un piccolo piazzale una volta ben curato e pieno di fiori, adesso era solamente lo spettro di ciò che fu. Il piazzale in se era l'entrata per il vecchio edificio in cui una volta la Maga studiava magia e che ormai da anni non veniva più utilizzato per ordinanza del Conclave. Fu abbandonato completamente, e nessuno in città ebbe mai il coraggio di sfruttare la struttura per altri scopi, sebbene l'Ordine dell'Alta Stregoneria avrebbe ceduto la struttura per qualsiasi altro progetto una volta ripulito, cosi dissero. Faelyn passava molto tempo a Palanthas ma non era mai tornata li davanti dove tutto ebbe inizio, visto che per raggiungere la vecchia scuola era necessario volerci passare di proposito, data la sua scomoda posizione.

Il silenzio rotto solamente dalle gocce d'acqua che ricadevano sulla sua veste l'avevano fatta cadere in uno strano stato meditabondo. Rimase li, in piedi per lunghi minuti a fissare il grande palazzo mentre nella sua mente ripercorreva gli ultimi istanti di quel giorno. Il giorno in cui vide per l'ultima volta l'assassino di sua figlia proprio qui, Eric.

Odiava quella situazione, a dire il vero odiava ogni situazione in cui si sentiva spinta emotivamente ad agire. Sosteneva sempre che una visione oggettiva e relalistica delle cose può essere solo ottenuta escludendo ogni coinvolgimento emotivo. E' cosi che viveva Faelyn ed era cosi che ormai era abituata, ma ogni volta che il nemico la colpiva nel profondo, nella sua famiglia, tutto il suo pensiero razionale vacillava pericolosamente. Lei sapeva bene quanta forza generassero i sentimenti, ma aveva da tempo cercato di non assecondarli troppo. Con la stessa capacità di fornire grande forza, potevano uscire dagli argini del proprio controllo causando gravi danni e questo, un usufruitrice di Magia della sua capacità non poteva permetterselo per il suo bene e di coloro che le stavano attorno.

Non so che cosa potrò trovare qui, ma vale la pena tentare… la veste rossa si incamminò verso la vecchia porta determinata ad aprirla.

E' molto cambiato il tuo potere da allora Eric…ma la follia che governa i tuoi pensieri è la stessa…dovrai pure fare un passo falso, saprò attendere.

Capitolo 18
"Non avrei mai pensato che saresti arrivata a questo pur di sbarazzarti di me" la voce femminile arrivava da oltre la porta dello studio di Wayreth, il tono era chiaramente ironico.

Faelyn riconobbe la voce di una donna, ma non ricordava con precisione chi, probabilmente stava alludendo al singolare indovinello posto a difesa del studio applicato su un anta della porta.

L'Arcimaga compì un gesto della mano eliminando temporaneamente il chiavistello magico dalla porta, fece la sua entrata una donna oltre la mezza età, avvolta in semplici vesti rosse. Aveva dei lunghi capelli neri, molti dei quali dovevano esserlo stati, adesso erano color dell'argento.

"E' passato molto tempo dalla tua ultima visita a casa Faelyn, moltissimi anni… o dovrei chiamarti Maestra adesso!" le labbra della donna si curvarono in un sorriso dolce che mise in evidenza le rughe presenti sul volto della non più giovane donna.

"Madre…quale sorpresa!" Faelyn si alzò velocemente ad accogliere la donna abbracciandola delicatamente.

"Tu qui?" domandò Faelyn sorpresa.

"E' questo quello che hai da dirmi dopo una vita che non ti sei fatta viva?" la madre osservò la figlia con aria falsamente accusatoria.

"E pensare che l'ultima volta che ti ho vista indossavi le vesti bianche mia cara, da quanto tempo non è più cosi?"

"Ormai da più di venti anni Madre, e…lo so, avrei dovuto tornare da te, dalla mia famiglia di tanto in tanto, ma non l'ho mai fatto, eppure devo cosi tanto a te madre mia…" Faelyn guardò la donna con aria triste e colpevole.

Quella donna, sua madre, fu lei a spingerla a tentare il cammino della Magia, e Faelyn oggi sapeva di doverle tutto quel che era diventata.

"Adesso non crucciarti cara, anche io ho avuto la mia colpa. Sono stata cosi tanto lontana dalla vita delle Torri e solo da pochi giorni mi è giunta voce della tua nomina a Maestra del nostro Ordine da parte di un Magus di mia vecchia conoscenza. Sono qui per farti le mie congratulazioni e per dirti quanto io sia fiera di te ragazza mia, anche tuo padre lo sarebbe…" la donna concluse la frase abbassando involontariamente il tono della sua voce.

Faelyn rimase in silenzio, come se avesse appena compreso tutto.

"Non è solo per questo che sono venuta a cercarti Faelyn, tuo padre è… morto…è stato ucciso appena un mese fa." la donna era visibilmente addolorata, ma sembrava aver già versato ogni lacrima prima di quel momento.

"Che cosa?…com'è possibile madre? chi è stato?" la gioia del momento presto si mutò in angoscia.

"Ha lasciato un biglietto…una firma, l'ho trovato vicino al corpo di tuo padre quando sono rientrata a casa una sera. Mi ero allontanata per pochi minuti, ma a quanto pare questa persona ci stava già osservando da tempo ed ha aspettato il momento in cui tuo padre era rimasto solo."

"Ma chi? chi poteva avercela con mio padre? era un onesto lavoratore, non ha mai avuto nemici! come posso spiegarmelo?"

"Dici bene Faelyn, non ha mai avuto nemici tuo padre, ma tu…tu forse riconoscerai questo nome ragazza mia…" la donna estrasse un foglio di pergamena, su esso appariva un nome, Eric.

La madre di Faelyn era a conoscenza di questa persona, molti anni fa sua figlia si confidò con lei parlandole di questo strano ragazzo che spesso la importunava, e che poi un giorno scomparve nel nulla.

Faelyn si voltò di scatto, non aveva il coraggio di guardare sua madre.

"E' tutta colpa mia, è ancora colpa mia!" Faelyn strinse i pugni adirata.

L'anziana veste rossa rimase ferma a guardare sua figlia. "No Faelyn, non addossarti la colpa della morte di tuo padre, tu sai che le cose non stanno cosi, ed anche io lo so. Ho solo un rammarico, quello di non essere stata in grado di proteggere tuo padre…ma ormai sono vecchia e non credo sarei comunque riuscita a farlo" la voce della donna era colma di rassegnazione.

"Madre tu non capisci, si è preso anche la vita di mia figlia per colpire me, per vendicarsi, e adesso anche quella di mio padre! dovevo capire che era un pazzo fin dall'inizio! avrei dovuto assecondarlo e forse…forse oggi non si comporterebbe cosi" Faelyn portò le sue dita tra i capelli sospirando. Poi si voltò di nuovo di scatto a guardare sua madre. Gli occhi dell'Arcimaga si erano d'un tratto spalancati.

"Madre…tu non puoi tornare la fuori, non è più sicuro li per te, non è più sicuro per le persone a me care la fuori, finchè non sistemerò questa faccenda." Faelyn iniziava a muoversi nervosamente per la stanza.

"Faelyn adesso calmati ti prego…daccordo, rimarrò qui a Wayreth se credi che sia più sicuro, ma ti prego…non lasciare che ti faccia del male. Mi sei rimasta solo tu figlia mia, non sopporterei doverti perdere…" la donna sfiorò le guance dell'Arcimaga con le sue mani carezzandole con dolcezza.

"Sei diventata una donna ormai è vero…sei arrivata dove non tutti possono dire di averlo fatto, e dove io stessa non avrei mai immaginato per te. Non lasciare che un incubo del passato rovini il tuo futuro"

Faelyn abbassò le mani della madre dal proprio volto e la fissò con occhi supplicanti. I suoi occhi le stavano disperatamente chiedendo di non renderle il tutto più difficile, visto che anche lei stessa era ben conscia dei pericoli che avrebbe corso, ma aveva paura di cedere alle preoccupazioni della madre se avesse ancora continuato. Questo non doveva succedere.

Capitolo 19
Era l'alba, la città di Kalaman da sempre grande punto di commercio appariva anche oggi in una forma inusuale. Le strade erano colme di soldati Solamnici, chi intento a recarsi dal fabbro per la sua nuova lama, chi di corsa per prendere posizione nei luoghi ordinati dai superiori. L'Arcimaga non era abituata a quel caos e camminava per le strade della città osservando i preparativi con aria un po confusa. D'un tratto si udì un suono verso sud, il suono di un corno, l'allarme. Faelyn dovette farsi da parte portandosi sul ciglio della strada in fretta prima che venisse letteralmente travolta da decine di uomini armati pesantemente in corsa verso la porta a sud della citta'. Sistemata la propria veste li seguì, non era arrivata con l'intenzione di partecipare ad una battaglia, in realta' semplicemente non se lo aspettava, in ogni caso avrebbe dato un occhiata e solo allora avrebe deciso se e come agire. I Cavalieri formarono una linea in difesa delle mura, mentre le armate della Regina erano ormai a poche decine di metri. La veste rossa non oltrepasso' le mura ma sali' sopra di esse per avere una visione più completa degli schieramenti. Vi era una certa parita' numerica, l'unica cosa che differenziava i due eserciti l'uno dall'altro era chiaramente l'ideale per cui combattevano, Paladine contro Takhisis, una lotta che l'arcimaga pensò non avrebbe mai avuto fine, forse, soltamente con la fine del mondo. In realta' c'era altro che differenziava i due eserciti, e quel giorno era presente. Faelyn ne vide alcuni tra le fila dei soldati, ma uno in particolare nelle prime linee desto' la sua attenzione. Era un Cavaliere della Spina, e a quanto parve lei stessa sembrò essere oggetto dei suoi sguardi, i due si osservarono da lontano senza riuscire a vedersi chiaramente a causa dei loro cappucci. I Solamnici a differenza dei cavalieri della Regina non potevano contare su una ufficiale forza magica loro, erano state fatte lunghe trattative prima che il Conclave dell'Alta Stregoneria accettasse di scendere in campo con loro. Faelyn non sapeva spiegarsi come, perchè, ma quella figura aveva qualcosa di strano, le parve di vedere dentro di se un aula, tre ragazzi giovani seduti ad altrettanti picoli tavoli intenti a scrivere qualcosa. Una ragazza, e due ragazzi, non riusciva a distinguerli bene, ci provò ma la visione scomparve prima che riuscisse a capire chi aveva di fronte. La battaglia' infuriò pochi metri li sotto, lei si volto', scese i gradini mentre la sua mente tempestata dalle grida di battaglia dei due schieramenti cercava invano di ricordare.

Capitolo 20
Un nuovo giovane Magus si era appena affacciato alla soglia della vera Magia, e lei come altre volte aveva contribuito alla realizzazione pratica dell'incantesimo atto a ricreare quell'illusione cosi reale che viveva ogni allievo nel momento della sua Prova. Era stanca come ad ogni fine Prova, ma quella Prova aveva avuto un gusto diverso, era la sua prima Prova a cui assistiva come prima carica dell'intero Ordine dell'Alta Stregoneria. Erano passati molti anni dal giorno in cui l'Arcimaga, allora inesperta Magus, indossò le candide vesti proprie dei seguaci di Solinari. Erano cambiate tante cose da allora, prima fra tutte sicuramente lei che, soltanto dopo pochi mesi dalla sua Prova, Lunitari chiamò a se. La chiamò affidandole subito un incarico importante, un posto nel Consiglio dei Saggi che era appena rinato sotto nuove leggi dopo un periodo ostico per l'Ordine che subì una delle più grandi sconfitte dalla sua esistenza a causa dell'abbandono delle stesse Lune. Al tempo non si riteneva pronta e sicura abbastanza per poter iniziare qualcosa di cosi importante e fu costretta a maturare rapidamente e prematuramente a causa delle delicate tematiche che le si ponevano di fronte. Oggi, a tanti anni di distanza da quei giorni Faelyn aveva mantenuto ben poco della persona che era un tempo, non che abbia cercato volutamente cambiamenti radicali, ma le circostanze contribuirono nel tempo a tutto questo. Faelyn raggiunse stancamente il passaggio magico che l'avrebbe condotta nel suo studio della Torre di Daltigoth, si sedette sulla sua sedia ed emise un profondo respiro. Oggi guidava l'intero Ordine, qualcosa che andava oltre le sue aspettative di una volta, qualcosa che comunque non sembrava sconvolgerla troppo. Forse la prolungata presenza nel Consiglio del Conclave l'aveva comunque già abituata al tipo di ambiente, aveva già collaborato con svariati Maestri e Gran Maestri e credeva di aver appreso sufficientemente da loro per poter fare un buon lavoro. Cosi almeno sperava. La stanza era completamente avvolta nel silenzio, solo uno spiffero di vento proveniente da una delle finestre a suo fianco lo interruppe. Le fiamme delle candele sfrigolarono un attimo, poi tutto torno' alla normalita'. L'Arcimaga si alzò poi di nuovo raggiungendo la finestra e guardando fuori da essa senza aprirla.

"Mi affido alla tua luce Lunitari, che possa mantenermi nel giusto equilibrio necessario per poter reggere insieme questo Ordine…"

La porta emise un suono ovattato, qualcuno bussò.

"Avanti Niamh" disse con certezza Faelyn.

Fece ingresso nella stanza quella veste rossa che in altre occasioni aveva aiutato Faelyn in alcune ricerche. La giovane donna dai lunghi capelli biondi fece ingresso chinando il suo capo in segno di rispetto.

"Maestra Wyndil, mi avete mandata a chiamare? avrei potuto essere qui molto prima ma purtroppo sono stata trattenuta da una faccenda piuttosto…spinosa" chiese la veste rossa con estrema cortesia.

Faelyn torno a sedersi annuendo in silenzio.

"Si, e ti ringrazio per esser venuta il prima possibile Niamh. Ascoltami, ho bisogno del tuo aiuto devo rintracciare una persona e forse puoi fare qualcosa per me…"

La giovane donna si sedette di fronte alla Maestra subito dopo aver ricevuto l'invito a farlo, ciò che le due Maghe si scambiarono non fu udito da niente e nessuno. Niamh lasciò la stanza e chiuse dietro di se la porta cercando di procurare meno rumore possibile.

Faelyn parve assumere un espressione compiaciuta ma tuttavia pensierosa. Tirò fuori da un lungo tubo una mappa arrotolata che sistemo velocemente sul suo tavolo aprendola. La mappa, realizzata da un noto cartografo di Palanthas rappresentava nei dettagli gran parte dell'Ansalon, Faelyn iniziò a porre alcuni segni su di essa con la sua penna.

"Si, direi di cominciare da qui…" mentre la penna tracciava strane linee.

Capitolo 21
La piccola cittadina portuale di Shrentak non era mai piaciuta a Faelyn, ma quella voce familiare captata dalla sua mente le aveva chiesto proprio di farsi trovare li, alla vecchia locanda. Non si sarebbe mossa di certo, nonostante l'immediatezza delle vie della magia, per raggiungere in quel luogo una persona qualsiasi, ma per la padrona di quella voce poteva farlo abbondantemente.

"Mi domando chi possa abitare ancora in questo pessimo angolo dell'Ansalon…" commentò mentre percorreva le buie strade della cittadina coperta in parte dal suo cappuccio.

La Locanda era finalmente in vista, una vecchia lanterna ad olio mossa dal vento cigolava appesa ad una piccola catena arrugginita posta proprio sotto il cartello all'entrata. Un ultimo sguardo al cielo stellato tinto dall'argento di Solinari che quella sera era sola nel firmamento, poi entrò nel locale ben consapevole di non trovare molti avventori, nessuno per l'esattezza. La donna scrutò il vecchio locandiere dietro al banco salutandolo più per buona educazione che per volonta' di farlo e si sedette ad uno dei tavoli vuoti, tutti.

"Posso offrirle qualcosa Signora?" domandò avidamente il locandiere, un grasso uomo calvo sulla mezza età.

"La vostra discrezione sarà un pasto sufficiente buon uomo…" Faelyn rispose stancamente estraendo alcune monete d'acciaio da una borsa e posandole proprio davanti a se.

Il locandiere non poco indispettito, prese le monete e non fece altre domande tornando dietro il bancone facendo chiaramente finta di pulire il banco mentre lanciava strane occhiate alla veste rossa, occhiate che tuttavia Faelyn sembrava ignorare.
La porta si aprì solo dopo pochi minuti, la vide entrare vestita di un abito lungo celeste, cosi diversa da come era abituata a vederla. Non fu tuttavia il suo abito a destare alcune domande nella sua mente, quanto piuttosto ciò che le leggeva negli occhi. Quegli occhi, mentre l'Elfa si avvicinava al tavolo, non lasciavano presagire buone notizie.

"Pare io non sia l'unico avventore a quest'ora tarda della notte" inizio' l'Elfa.

"Qualcosa di più di semplici avventori, non trovi?" rispose Faelyn.

Poi l'Elfa torno' a parlare.
"Sono qui a constatare la rovinosa fine in cui presto tutto cadrà, l'ombra dell'oscurità avanza e le genti, intere popolazioni sembrano indifferenti ai problemi di questo mondo"

"Credo che la tua visione sia fin troppo catastrofica" disse Faelyn accigliandosi.

"Catastrofica dici? è quello che vedono i miei occhi e che dovrebbe vedere chiunque altro" replicò l'elfa sicura delle sue parole.

"Il mondo cade e risplende più volte nel passare delle Ere, questo è il moto che è sempre stato, non possiamo conoscere cosa accadra' domani e tu questo lo sai. Mi domando solo quale sia il tuo e il mio compito in tutto questo, o meglio credo di conoscere il mio, ma mi sfugge del tutto il tuo…" disse l'Arcimaga.

"Non penso che anche tu sia in grado di sapere che parte avrai, e che cosa pensi di fare? credi di poter davvero incidere in tutto questo?" domando' l'Elfa.

"Non sono venuta qui per discutere sulle paure o supposizioni riguardo le possibili cause della fine del nostro mondo con qualcuno che è solo lo spettro della persona che conoscevo…" Faelyn ammise con una vena di amarezza nella voce.

"E' vero…e in realta' non sono qui per questo, ma per qualcosa di diverso."

"Ti ascolto"

"Vorrei che fossi tu a prenderti cura di mia figlia, vorrei saperla crescere lontana dalla mia influenza che potrebbe solo portarle negativita', io continuero' la mia battaglia al fianco dei popoli dell'Ansalon contro l'avanzare dell'oscurita'."

"Ti chiedo di pensarci molto bene Loriana, e te lo chiedo non in veste di rappresentate dell'Ordine, ma in veste di quella ragazza che tu stessa hai contribuito a creare e che adesso è qui per chiederti di ripensare a quello che potrebbe essere un vero errore che potresti rimpiangere col tempo"

"Ho già preso la mia decisione, veglia su di lei…" Loriana si alzò dalla sedia mentre Faelyn seguiva i suoi spostamenti.

"Se questa è la tua decisione Loriana, non sarò io a contrastarla nonostante la mia offerta di ripensamento rimanga comunque valida nel tempo."

"Vedo che non hai mancato di attingere alla tua saggezza di sempre"

"Ho avuto al mio fianco ottimi esempi" disse Faelyn lasciando chiaramente intendere all'Elfa di riferirsi proprio a lei.

"Devo dire che hai imparato bene da quegli esempi. Adesso andrò su a dormire, domani partirò, ho ancora delle cose da fare, fammi avere notizie quando potrai Faelyn…" concluse Loriana allontanandosi senza lasciare altre parole a Faelyn.

La veste rossa rimase sola nel locale, si alzò evitando lo sguardo curioso del locandiere ed uscì nella notte di Shrentak.

"Detesto questa città…" esclamo' la maga a bassa voce mentre si incamminava verso la periferia.

Capitolo 22
Qualcosa stava cambiando, nell'aria forse, o semplicemente tutto ciò era semplicemente frutto del condizionamento di quegli ultimi sogni?. Il mondo visto dall'alto della torre di Wayreth non sembrava affatto cambiato, ma affermare che tutto stava andando bene basandosi solo su quella alta e ristretta veduta allo stesso tempo, era qualcosa che la Maga non si sentiva più in grado di pensare, gli anni che passavano fortunatamente non avvicinavano soltanto alla morte ultima, insegnavano anche a vedere cose che sono invisibili alle giovani menti. L'accademia era chiusa e le Torri erano cosi vuote se paragonate al periodo in cui essa era attiva. Le conversazioni sottovoce degli Allievi, la paura e l'incertezza dei nuovi arrivati verso la Magia, tutto ciò mancava in quelle settimane e quel silenzio contribuiva ad acuire quella sensazione di disagio.
Si impose di non rifletterci ulteriormente, non prima di aver avuto una seria avvisaglia, probabilmente si stava solo preoccupando inutilmente.

Quel pomeriggio aveva incontrato di nuovo la giovane veste bianca, le sue impressioni su quella persona non si stavano rilevando sbagliate. Sorrise tra se ricordando il giorno ormai lontano in cui lei stessa si trovò nella sua situazione anche se per differenti cause, fortunatamente per lui. Presto probabilmente l'avrebbe sentito bussare a quella porta chiedendo di lei per sancire la sua appartenenza al nuovo Ordine.

A giorni si sarebbe incontrata con la Portavoce dei Soli, forse quella faccenda della sfortunata allieva poteva giungere ad una seria svolta, o forse poteva rivelarsi una perdita di tempo, ma valeva tentare anche solo per mettere a tacere ogni possibile maldicenza verso la sicurezza dell'Accademia dei Maghi.

Continuando ad osservare la notte fuori dalla finestra del suo studio Faelyn si rese conto che qualcosa mancava ancora. Si sarebbe sentita molto meglio se al suo fianco avesse ancora avuto persone che da anni aveva perso di vista, Maghi che contribuirono a plasmarla e che anche a distanza di anni avrebbero sicuramente avuto un effetto benefico sul suo morale in situazioni anche più ostiche.

"Ovunque siate, vi devo molto. Spero che stiate bene, e che prima che tutto finisca possiate far di nuovo parte della mia vita…

Capitolo 23
Vanasar, la Veste Nera sfuggita al controllo dell’Ordine dell’Alta Stregoneria era stata finalmente fermata. Le Torri erano tornate di nuovo sicure, forse era il momento per potersi prendere il tempo necessario al proprio scopo. Una carica nel Consiglio dei Maghi era qualcosa che portava via molto tempo ad un Mago, la carica di Gran Maestro lo assorbiva invece completamente. Il ricordo della figlia Nidiam, uccisa brutalmente da quella vecchia conoscenza che rispondeva al nome di Erik non aveva mai abbandonato la mente della Maga. Era stata costretta a relegare quel pensiero in un angolo della sua mente, ma il suo cuore spesso e volentieri spingeva la mente a non ignorare quell’ episodio. Era il momento di lasciare, di dedicarsi con tutto il tempo alla ricerca dell’assassino di sua figlia. Le questioni politiche del Conclave non avrebbero più interessato da vicino la Maga, altre generazioni di Maghi si stavano avvicinando, sperava solo che fossero abbastanza capaci per mantenere saldamente le redini dell’Ordine.
Faelyn chiuse la porta del suo studio nella Torre di Daltigoth, un nuovo Maestro avrebbe messo piede in quella stanza. Scese lentamente i gradini verso il basso.

“Non ho nessun rimpianto, ho avuto tutto quello che potevo desiderare dalla mia passione, dalla Magia. E’ il momento di chiudere il nostro conto Erik, presto avrò tempo a sufficienza per metterti di fronte all’errore più grande della tua vita. Probabilmente un giorno tornerò in queste Torri, ma non prima di averti trovato e non prima di far riposare in pace l’anima di mia figlia.”

Ritratto del Personaggio

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Particolarità

- Ha superato la Prova dell'Alta Stregoneria indossando le vesti di Solinari
- E' stata una delle rifondatrici dell'Ordine dell'Alta Stregoneria al ritorno degli Dei della Magia, da quel momento appartenne all'Ordine di Lunitari.
- Possiede il Bastone dell'Anima, creato anticamente da una Veste Nera, Berengario, (di cui detiene anche il suo Libro) dotato, tra altro, della particolarità di rappresentare l'animo del suo portatore cambiando tono di colore tra i tre rappresentativi delle tre Lune della Magia . L'utilizzo continuo del bastone in questione ha avuto un forte peso nel cambio d'animo della Maga.
- Ha ricoperto le cariche di Consigliera, Maestra delle Vesti Rosse e Gran Maestra ottenendo infine un potere tale dall'esserle attribuito lo status di Arcimaga.
- Ha riedificato la Torre di Daltigoth dopo la sua distruzione causata dal Re Prete con il supporto dei suoi confratelli.
- Ha effettuato un Viaggio nel Tempo, in cui ha rischiato seriamente la vita.

Dicono di Lei

  • "Faelyn….mi ha sempre dato la sensazione di essere una donna che vive profondamente ogni sfumatura della sua vita, i suoi occhi nascondono molto di più di quello che mostrano, ho sempre guardato all' arcimaga Wyndil con rispetto e attrazzione, la sua femminilità è forte e decisa, alle volte in lei mi trovo a riscoprire quasi una figura materna per la sicurezza che può ispirare nelle persone….nei suoi sorrisi pacati e nei suoi modi gentili, non ho mai avuto modo di potervi parlare a lungo o in maniera davvero interessante, ma è un qualcosa che ora reputerei inutile e sterile, io e lei abbiamo ben poco da condividere se non la passione della magia, abbiamo modi differenti di vivere le nostre sensazioni, lei pare portarsi spesso dietro un ombra molto pesante che offusca la bellezza e la potenza che potrebbe davvero dimostrare…se solo ascoltasse di meno l'ingombrante voce del suo cuore" - Artemisia
  • "L'Arcimaga Wyndil… Sapete, mi suona ancora strano chiamarla con questo titolo. Un tempo, quando era la mia maestra, si faceva chiamare solo con il suo nome, Faelyn. Eravamo entrambe molto più giovani all'epoca, più spontanee forse. Eppure già allora ricordo si notavano i semi di quell'inflessibilità che poi sarebbe sbocciata col tempo. Inflessibilità che l'ha portata a donare tutta sè stessa alla magia, a discapito di valori più semplici quali amicizia, amore e famiglia. Ora è annoverata tra le menti più potenti e geniali degli Ordini… Sto cominciando a chiedermi se il prezzo pagato non valga il risultato…" - Jamira Saragant
  • ".. Ah diamine, l'Arcimaga! Donna potente e bellissima, il suo sguardo, il suo modo di essere le conferiscono un qualcosa di esotico degno della Dea che serve! La ammiro molto anche se la conosco solo tramite racconti uditi in Accademia. E' sicuramente tutto ciò che vorrei essere io una volta divenuta Magus, spero mi aiuterà nel mio cammino, arrivare alla Prova avendo avuto i suoi preziosi consigli mi sarebbe di grandissimo supporto morale." - Liriel de'Serovist
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