Dain Scudodiquercia

Storia

La prima volta che Dain mise la sua barba fuori dai cancelli di Thorbardin fu all'età di 131 anni. Non faceva ancora parte dell'esercito, ma seguiva da vicino i vecchi guerrieri e alcuni di loro gli insegnarono come usare un'ascia da battaglia. Quel giorno il Generale Rudolf lo chiamò e gli disse di seguirlo in una missione semplice, semplice: Raggiungere uno gnomo e scortarlo nelle montagne.
Ma la situazione s'incrinò bruscamente quando con lo gnomo apparvero due personaggi a cavallo ammantati di nero. Dain ebbe una vaga idea su chi potessero essere, ma l'ascia che reggeva forte in mano gli diede coraggio e non fece vacillare la sua sicurezza. IL generale gli confermò le sue teorie, spiegando come quell'incontro con quei Cavalieri s'è risolto nei migliori dei modi "erano Cavalieri di Takhisis". Per fortuna quel giorno il generale non era tanto interessato alle rogne e alle baruffe, e tutto si sistemò con una piccola discussione e qualche domanda.
Quello stesso giorno un giovane Daewar entrò a far parte dell'esercito come Guerriero di Thorbardin e come i suoi avi prima di lui avrebbe servito il popolo nanico.
La sua prima battaglia arrivò pochi mesi dopo, a Shrentak, a fianco dei Cavalieri di Solamnia a difesa di quei territori minacciati dalle Dragon Armies. Fu una dura sconfitta, e anche il suo onore di Guerriero fu messo in discussione. L'ascia nanica che gli fu donata, andò perduta. Dain ne risentì nel suo onore di guerriero, ne risentì come difensore di Torbardin e come Daewar. Furono giorni molto cupi e tristi. Finquando la governatrice Thorvana non lo prese in disparte e Dain raccontò con l'amaro in bocca ciò che accadde qualche giorno prima. Era pronto a dover affrontare una vita solitaria, fuori da quelle mura che tanto aveva amato e protetto, e l'Ira della governatrice non sembrò placare quei timori. Ma l'epilogo di questa storia ebbe un finale diverso, Dain non fu mai espulso dalla gente che amava e Lady Thorvana gli concesse la fiducia che un cuore forte, quanto le robuste braccia di un vecchio nano, ha diritto. Per tornare a meritare ancora una volta l'ascia nanica avrebbe dovuto dar prova del suo onore.
Venne riscattato nelle più remote profondità delle caverne. I minatori si lamentavano delle numerose presenza che infestavano quei posti disturbando il loro lavoro. Fu mandata una squadra per la "bonifica" dei luoghi e Dain fu messo alla prova: sarebbe stato lui a guidare la spedizione in quei tunnel e avrebbe dimostrato il suo valore ripulendo quel posto affinchè tutto il popolo potesse avvantaggiarsene con i preziosi minerali che si ricavano in quelle grotte.
Ma le vicende che riguardano l'ascia nanica di Dain non terminano qui. Quell'ascia è il suo più grande vanto, ma anche la sua maledizione.

Il giorno che perse la sua barba

Dain e il Priore di Reorx erano per alcuni importanti affari a Palanthas, e il Priore aveva come uno strano presentimento, come se dovesse succedere qualcosa di orrendo. In piazza trovarono un kender malconcio che proveniva dalle temute terre di Zakhar. Dwalin, il prete, dopo averlo curato e fasciato si fece raccontare la storia prestando contemporaneamente attenzione alle sue sacche. Rosso in volto decise che era tempo di pestare qualche mebro delle armate dei draghi.
"Dain, ho come un brutto presentimento, sarà che deve piovere, ma non saprei…" bofonchiò improvvisamente il prete, mentre sul pontile si dirigevano verso il cetro città.
Mentre Dwalin, il priore, concludeva affari, tutte le voci della piazza di Palanthas furono sovrastate da quelle dei kender. per nulla gioiose. Melvin raccontava, dolorante, la sua avventura della settimana prima a Plumpruff. Era stato a Zakhar, disse, "quelle persone sono cattive, mi hanno riempito di botte e di un sacco d'insulti." Quel kender zoppicava vistosamente ed era ridotto molto male. Non appena il prete terminò l'acquisto di alcuni smeraldi si diresse da loro e mentre guariva Melvin si fece raccontare la storia.
Terminato con il kender, disse: "Dain, sai, penso che andrò alla loro fortezza a fargli uno scherzetto."
"Prete non vorrai andarci da solo?" Si lisciò la barba come era solito fare quando pensava. "Quel luogo sarà infestato da Armate draconiche, non ti sarà facile avvicinarti a quella fortezza."
"Reorx mi accompagnerà!" aggiunse.
"Sei un prete pazzo, hai perso sicuramente la ragione, ma di certo non ti lascerò andare solo in quelle terre." Dain, non voleva che un suo fratello si avventurasse solo verso la fortezza di Zakhar. Ignorando le chiacchiere felici dei kender che desideravano accompagnarlo, Dain Guardò bene il prete, era così sicuro della sua scelta che si mise a contrattare un fattucchiere affinchè gli aprisse un portale.
"Non vorrai usare la magia fratello?" smarrito Dain osservava quel prete che non sembrava più lo stesso, era disposto a mettere la sua vita a repentaglio, usare quelle strane porte che usano i fattucchieri, pur di creare il caos fra le armate e senza nessuna garanzia di riuscita.
Ormai era tutto pronto, i kender saltellavano emozionati, il prete pregava, il magus si concentrava per il suo incantesimo e Dain era pensieroso, afferrò la sua ascia nanica e disse: "non so chi sia il pazzo tra noi due, prete, ma ti seguirò."
Attraversammo quel portale e ci ritrovammo nella pianura. Di fronte a noi le mura minacciavano la vista di qualunque visitatore. L'ascia, salda nella forte stretta di Dain, dava più fiducia delle stesse preghiere del prete. Stranamente nessuno pattugliava la piana vicino i cancelli, così Dwalin, cominciò ad agire indisturbato: disseminava l'ingresso della fortezza di smeraldi, ma la confusione creata da quei due kender esagitati era pari ad un esercito in bataglia.
Ben presto qualche soldato aprì, ma non appena calpestò uno di quegli smeraldi, il suo corpo si smebrò in tanti pezzi. Ci furono parecchi minuti di confusione, gli ufficiali ordinavano ai propri soldati di non aprire quelle porte, di non uscire per nessun motivo. Erano in gabbia nella loro fortezza, assediati da due nani e due kender. Soldati indisciplinati e inesperti continuarono ad attraversare quel cancello terminando in modo tragico la loro vita. Ma le sorti cambiarono.
Ben presto le armate cominciarono ad organizzarsi, la forza dei preti di Takhisis sovrastò quella di Dwalin. Le sue trappole persero il loro potere e gli ordini di quello che doveva essere il loro generale era chiaro a tutti: "Uccideteli!"
Dire che eravano spacciati era poco, i kender correvano a nascondersi in piccoli nascondigli per poi essere ripescati, il prete fondava il suo coraggio nella sua fede, Dwalin nella sua ascia. Dopo essersi liberato di un soldato altri correvano nella sua direzione. Come un'ultima azione e consapevole della disfatta lanciò la sua ascia nanica in direzione dell'umano a cavallo che cercava di travolgerlo. Poi il nulla. Quando riprese i sensi era poco lontano dal luogo della battaglia, chiuso in cella. Poco lontano udì delle voci: "Prendete il nano, lo faremo assistere." Lo portarono all'interno della fortezza al piano superiore, dietro di lui una guardia lo spingeva sghignazzando.
Entrarono in una torre, ad attenderli c'era un fabbro, con una maschera che gli copriva il volto e accanto a lui poggiata sull'incudine c'era la sua ascia. Nydaroth e altri soldati si divertivano a provocarlo; il fabbro la prese lentamente per mostrarla al nano e la infilò nella forgia. Dall'ascia scaturirono scintille, tutti i presenti fecero un passo indietro, Dain la osservava impotente mentre perdeva tutto il suo potere. Ci fu un contrasto di luci tra la forgia e l'ascia che durò per alcuni secondi ed infine quella luce abbagliante terminò a seguito della fusione.
Il generale ed un soldato vociferavano privatamente su cosa ne sarebbe stato del nano.
Quando il general si rivolse a Dain, egli aveva delle forbici, fece cenno al soldato di portare il nano al suo cospetto.
"Inginocchiati!"
"Non mi inginocchierò mai a te di mia volontà!" disse e sputò per terra. Nydaroth lo colpì violentemente e una mazza piombò sulle sue ginocchia, facendo accasciare per terra il nano. L'umano cominciò a tagliargli la barba. Sarebbe stato rimandato a Thorbardin in quello stato, così che tutti avrebbero potuto vedere la sua umiliazione. Mentre lo scortavano fuori, si voltò verso Nydaroth: "Ripagherò il mio onore con la tua testa, quando la vedrò rotolare ai miei piedi potrò dirmi soddisfatto!"

La sua prima battaglia da Generale

Erano passati ormai parecchi giorni, quando del tutto indisturbato il messaggero era sgusciato via dall'isola pensando che dovesse essere una di quelle missioni mordi e fuggi, anche se il rischio di una battaglia incombeva ogni giorno. Ma questo non era tutto. L'acqua continuava a scarseggiare e quei pochi viveri razionati dovevano bastare ancora, "chissà per quanti altri giorni" pensava il loro comandante Grot. Gli ordini di Dain erano chiari "Nessuno per nessun motivo deve mettere piede sull'isola, pattugliatela e difendetela, tutta!"
Lontane da loro, le navi minoiche pattugliavano l'isola… "Dannati, che Reorx vi schiacci sotto il peso del suo martello, sarà per questo che il prete ci starà mettendo così tanto." disse Grot cominciando ad innervosirsi.
I viveri, le pattuglie minoiche, le anime inquiete dei morti seppelliti su quell'isola non davano pace a quel gruppetto di nani, poco intimoriti dalle navi minoiche, ma costretti ad una convivenza con quei non morti: una convivenza senza tregua.
Di mattina Grot supervisionava la costruzione con legna e quant'altro si trovasse sull'isola di una fortificazione alle porte del tempio: l'ultima possibilità di difesa in caso di improvviso attacco e di un ripiegamento durante la battaglia.
Di notte seguiva personalmente la difesa del tempio dall'attacco dei non morti; si concedeva solo qualche attimo di riposo durante alcuni dei momenti tranquilli.

IL Priore di Reorx, Dwalin, ricevette il messaggero nel Tempio durante una funzione, l'urgenza era tale da non poter attendere. diede disposizioni ad un suo accolito di continuare la messa, mentre altri sacerdoti furono richiamati da un suo sguardo, serio e deciso.
Il messaggero arrivò, dunque, a Thorbardin quando il sole era alto nel cielo sei giorni dopo aver lasciato l'isola; quello stesso pomeriggio un gruppo di sacerdoti e una guarnigione di soldati partirono alla volta dell'isola. Un lungo percorso a piedi, viaggiando guardinghi mentre costeggiavano i territori delle armate draconiche, fino ad un porto dove s'imbarcarono verso l'isola in questione. Giunti nei pressi dell'isola il Priore brontolò rumorosamente e come gli altri preti non lo sentirono fare mai. Quelle navi vedette minoiche rendevano impossibile proseguire. Gettarono l'ancora e pensarono a un modo per eluderli, senza risultati. Sembrava dovessero essere lì fermi, anche loro bloccati, come i loro fratelli sull'isola; ormeggiati a Nord-Est di Kendermore, i nani si sentirono più sicuri con la terra sotto i piedi, pregavano Reorx e attendevano un suo segno.

Il Thane Rudolf Longaxe, andò su tutte le furie alla notizia che il prete fosse partito senza consultarlo e senza una strategia precisa. prevedeva presto la loro fine. "PRETI!", gridò, "cosa ne sanno loro di battaglie e strategie, bisognerà raggiungerli."

I minoici avevano avuto istruzioni di tenere alta la guardia sull'isola, di non permettere movimenti marittimi attorno l’isola. Avrebbero ucciso chiunque ci avesse provato. Nel frattempo il loro Imperatore ed i generali continuavano ad interrogare i loro Sacerdoti. Si sviluppava anche nelle terre minoiche un assalto all'isola per cacciare via l'invasore. Fu considerata la preparazione più lunga ad una battaglia, ma in realtà l'imperatore sapeva bene cosa controllasse di notte quell'isola. Sapeva bene che la vita su quell'isola, piena di creature vive per metà, si sarebbe rivelata stressante e snervante per i nani, aveva anche ben considerato che i nani bloccati su quell'isola non avrebbero avuto modo di rifornirsi di viveri.
Passarono poche ore quando sulle terre minoiche il cielo si oscurò. Orde di demoni invasero Mithas e quasi tutte le navi che pattugliavano l'isola occupata dai nani si ritirarono, servivano braccia e corna per difendere il loro impero, lasciando poco controllata l’isola e dando la possibilità al Priore di Reorx di raggiungere l’isola.

IL consiglio a Thorbardin fu convocato, alcune missive dell'isola raggiunsero il Generale Dain portando le nuove notizie. Il consiglio dopo una lunga discussione decise che sarebbero partiti immediatamente per L'isola Brumosa.
L’anziana Thorvana decise di prendere parte alla spedizione, e la preoccupazione di tutti era la sua salute, a causa dei suoi lunghi acciacchi.
Sul pontile della nave, diretta verso l’isola brumosa, Balianor era solito lisciarsi la barba pensieroso, non gli piaceva il rumore del mare, non gli piaceva quel dondolio, non gli piaceva affidare la sua vita a quel legno marcio, non piaceva a nessun nano presente su quella barca ma lui era il più giovane.
Attrezzi da scavo erano stati riposti in una cassa nella stiva, erano gli attrezzi di Kardin. Nelle missive per Dain si parlava di reliquie sepolte, di una presenza nel sottosuolo e cose così che Dain a stento capiva. Però capì l’esigenza di avere con se un Mastro Minatore per affrettare i lavori di recupero.
Brentebromm per tutto il viaggio teneva stretto a se il suo martellone da battaglia, osservava Dain sperando che quel viaggio alla luce di Lunitari finisse in fretta.
Accanto a Thorvana era seduta la sacerdotessa Alhena. La sua barbetta rossa spiccava sotto quella luce. Lunitarmi ormai calava, lasciando solo oscurità per quasi tutti i viaggiatori di Krynn.
Erano due le imbarcazioni dei nani, due per poter passare meglio le difese minoiche, anche se ne erano rimaste ben poche. L’isola si avvicinava e la notte copriva il passaggio: ad un ordine di Dain tutte le luci sulle imbarcazioni furono spente causando qualche mormorio da parte di mezzo equipaggio. Dopo poco il silenzio fu quasi assoluto, ma il generale non si preoccupò, lo sciabordare delle onde avrebbe coperto i rumori. Entrarono quella notte nel porto dell’isola, recuperarono la cassa con gli attrezzi e si diressero verso il tempio. Ad attenderli c’era il Priore ed alcuni accoliti.
Il Priore cominciò a spiegare a Kardin dove avrebbe dovuto scavare quando una delle guardie alla palizzata irruppe nel tempio: “Generale, Generale, presto! Dei guerrieri scheletrici ci attaccano”.
“Per Reorx”, borbottò Dain, corse fuori dal tempio e cominciò a gridare ordini, venne raggiunto dall’anziana Thorvana che gli si presentò accanto armata di ascia, “le mie vecchie ossa resisteranno anche a questa battaglia, Generale, continua ad organizzare i tuoi nani a difesa del tempio, qui ci penso io”, e uscì dal forte scortata da alcuni soldati.
Quando tornarono indietro, scheletri e non morti erano ormai un ricordo, Brentebromm prese parola e disse “Generale, le navi minoiche si avvicinano all’isola”. Il generale annuì, osservò un attimo l’anziana e si voltò raggiungendo i suoi guerrieri e dettando ordini. Infine quando ogni cosa fu sistemata li osservò attento, prese la sua ascia da battaglia e cominciò a dire. “Fratelli, è questa l’ora per dare sfogo al proprio odio per i minoici, l’ora che ogni nano aspetta, il tempo di tagliare le loro corna. Difendete l’isola, difendete il Tempio.. MORTE AI MINOICI”. Numerosi urla di guerra si levarono mentre i minoici stavano invadendo l’isola con le loro scialuppe. La prima battaglia si svolse sulla costa, parecchio sangue fu versato. La strategia dell’imperatore Parias gli stava dando ragione, quei nani stanchi e affamati non riuscirono a fermare l’avanzata minoica.
“RIPIEGARE, RIPIEGARE NEL TEMPIO”

Nel frattempo Kardin seguito dalla sacerdotessa Alhena e da Thorvana scavava nel terreno lì dove il Priore sentiva uno strano potere. Era nascosto, molto in profondità, un cristallo che emanava una strana luce. Le urla di gioia del Mastro furono interrotte da un’orda di nani che ripiegarono nel tempio. Dain si sfilò l’elmo chiazzato di sangue e dopo aver dato una sistematina alla barba, ordinò di barricare con asce e scudi l’ingresso. Thorvana grattandosi la sua barbetta andò incontro al generale e disse: Dain, non credo sia possibile resistere a lungo, dovremo abbandonare il tempio, bloccate l’ingresso fino a quando non avremo finito. Ma i minoici sfondarono la barricata umana, massacrando e trucidando chiunque si piazzasse davanti.
“RITIRATA! ALLE NAVI” Cercando di farsi strada, il generale, Thorvana e la loro guardia scortavano Kardin e la gemma fino al molo dove erano attraccate le navi. Dietro la battaglia infuriava, ogni nano lottava per tornare alle navi. I minoici ritornarono sulle scialuppe per continuare l’inseguimento via mare. Le loro imbarcazioni erano nettamente più veloci, così i nani furono presto raggiunti, ma Dain non si arrese ordinò al timoniere di dirigere l’imbarcazione verso il Mare di sangue. Brontolando il timoniere, e mezzo equipaggio, osservarono Dain come se fosse diventato pazzo, ma il generale non si scompose e ripeté l’ordine. Tutti restarono in silenzio mentre il timoniere virò verso quella che sarebbe stata la loro fine. Quel mare rosso per il sangue di miglia glia di innocenti di Istar, si avvicinava, i minoici continuavano ad inseguirli, lo fecero finché capirono che ormai le imbarcazioni dei nani non avrebbero avuto più scampo, così tornarono indietro.
La corrente era diventata tropo forte per il timoniere, le onde quasi rovesciavano i nani in mare, i cielo si scurì e una tempesta li stava per investire. Nessun nano aveva più il tempo per brontolare, tutti erano occupati, chi a tenere salde le cime, chi a sostenere il peso della corrente accanto il timoniere, molti cercavano appiglio ovunque e osservarono qualche fratello cadere in mare e perdersi nella tempesta e fra le onde. Il vento era forte, non troppo da rompere l’albero maestro, ma con sorpresa di tutti, abbastanza da dirigerli fuori dal maelstrom.
“Che Reorx mi taglia la barba se questo non è stato un suo segno” disse qualcuno, “SIAMO SALVI!” gridò qualcun altro. Ma le imbarcazioni subirono gravi danni, quella del generale imbarcava acqua costringendoli a terminare il loro viaggio vicino Kendermore.

Approdati sulla terra ferma tutti, uno per uno, ringraziarono reorx per aver poggiato le loro barbe sulla terra ferma. Ma non erano ancora a casa. Camminarono per molto tempo prima di arrivare nei pressi di alcuni campi coltivati tra la vegetazione che cresceva selvaggia. Furono mandati in esplorazione alcuni guerrieri, mentre il resto aspettava nascosto. Il loro ritorno fu frettoloso, come se venissero rincorsi da qualcosa: “Siamo a Kendermore” gridò un nano, mentre un altro stordiva un kender che curioso li stava seguendo.
“Dannazione, un problema dietro l’altro” brontolò infine Balin.
“Siamo finiti nelle terre del Khur” disse Dain, dando voce ad un pensiero che era nella testa di tutti.
L’anziana Thorvana rassicurò tutti, erano stati già presi dei rapporti commerciali con i barbari, “e anche se non mi piace, andremo a Floatsam e chiederemo aiuto al Khan”

La scommessa con Wulfgais

“Il comportamento di Wulfgais nasconde qualcosa, non lasciatevi ingannare dalle sue dolci parole!” Questo fu l’avvertimento che Dain diede ai suoi Fratelli. L’incontro con il Khuri Khan a Balifor si era svolto nel migliore dei modi. I nani furono accolti molto bene e Wulfgais promise loro una imbarcazione per far ritorno ai monti Kharolis. I nani alloggiavano a Floatsam mentre gli incontri ufficiali venivano tenuti nell’arena di Balifor. Il khuri Khan parlava spesso di Amicizia e fratellanza fra i due popoli, ma il Generale di Thorbardin puntualizzava sempre che non di amicizia si trattava, ma di Tregua. Richiese anche un incontro privato con Wulfgais affinchè potesse ricordare al capoclan che i morti non si potevano dimenticare con delle belle parole, che la loro memoria ardeva viva nella mente di ogni nano e che il loro onore di guerrieri non doveva essere dimenticato. Wulfgais capì ma non smise di trattare il popolo nanico come uno dei suoi migliori alleati.
Pochi giorni prima della partenza Wulfgais si recò a Floatsam e lì incontrò i nani naufraghi. Si parlò del futuro, del passato e della momentanea situazione; i nani cominciavano a stufarsi di quella città e desideravano far ritorno a Thorbardin il prima possibile, avevano tutti bisogno di un tetto sulla testa, della loro Birra, dello Spirito dei Nani.
“Ma noi qui abbiamo il vino più buono di tutta Krynn, anche più buono della vostra birra!” disse Wulfgais.
Il generale osservò i suoi fratelli e rise pensando che fosse una battuta, ma Wulfgais rimase serio. Allora Dain capì che non si trattava di una battuta ma di una affermazione a tutti gli effetti. Tornò serio, osservò il Khuri Khan e disse: “Scommettiamo… Scommettiamo e in caso di perdita prenderai il mio Elmo, in caso di sconfitta io prenderò il tuo copricapo”.
Il copricapo di Wulfgais era fatto in pelle di orso, Dain non notò che quel copricapo era diverso da quelli che indossavano gli altri barbari.
“Accetto, il tuo elmo di Generale contro la mia Corona Barbarica” disse Wulfgais incamminandosi verso la taverna.
In taverna c’erano numerosi botti di vino e Brentebromm posò su un tavolo il suo barilotto di Birra, recuperato dalla nave prima di abbandonarla.
“Chi farà da giudice?” chiese Dain.
“Il tuo Guerriero farà da giudice” disse il Khuri Khan sorridendo.
Dain strabuzzò gli occhi, osservò Brentebromm e sorrise. “Forza ragazzo ora tocca a te.”
Il nano senza capelli ma con una lunga barba assaggiò parecchi boccali di quel vino che affermò essere molto buono. Wulfgais sorrise, quello si che era un complimento. Ma Dain non si scompose, sapeva che nessun nano avrebbe preferito il vino a della birra, o peggio ancora avrebbe dichiarato che il vino dei barbari fosse migliore della loro birra.
Brentebromm bevve anche qualche boccale della sua birra e così fecero i barbari. Quando tutti poggiarono i loro boccali osservavano il nano aspettando una risposta.
“Il vostro vino è molto buono, ma nulla può essere paragonato alla nostra birra!”
“Accidenti a te nano!” disse Wulfgais sfilandosi il copricapo da testa porgendolo a Dain.

La sua scomparsa da Thorbardin

"Forza con quelle casse, i nostri fratelli aspettano rifornimenti!!"
"Certo Generale, ma sarei stato più sicuro a cariarle su un mulo che su una nave" disse un guerriero brontolando.
Erano sul molo di newport, quello che ne rimaneva dopo la furia di Flare in Drago, c'erano il Generale e il contingente che doveva portare nuove forze per i fratelli alle prese con i minoici, a Kayolin.
Il cielo era limpido per fortuna, Dain era deciso, con la pioggia o con il sole doveva salpare quel giorno. Era molto preoccupato sia per i guerrieri al fronte che per i nani sotto la montagna. e se la montagna era in pericolo poteva significare che nessun posto su krynn era più al sicuro. La sua amata città, le sue bellezze, le sue miniere, le sue ampie sale, tutto ormai era un campo di battaglia e un possibile rifugio. In sua assenza sono state sigillate le porte che conducevano in miniera. I lavori erano fermi. Il suo Vice Brentebromm riorganizzava i guerrieri. Mentre sul fronte opposto continuava l'avanzata nanica verso Kayolin, aiutati dai Cavalieri solamnici. Ma anche quel fronte non era privo di pensieri. C'era bisogno di rifornimenti, armi e armature, curatori. Ricordava le battaglie a cui aveva preso parte e ricordava i suoi fratelli perire sotto le forche minoiche. La sua mente era un turbinio di pensieri, Thorbardin, Kayolin e le varie possibilità strategiche.

L'imbarcazione lasciò il porto di newport in direzione di di Caergoth.
Passò tranquilamente il primo giorno, tra nani nauseati, borbottii vari e vomito.
Il secondo giorno all'alba, si potevano scorgere a dritta delle grosse imbarcazioni. sembravano scivolare sul mare per la loro facilità di movimento. Dain non era per nulla sereno, Caergoth era lontano e quelle imbarcazioni dovevano provenire da Shrentak. Sicuramente furono avvistati parecchio tempo prima, perchè quelle navi sembravano puntare proprio loro e non Kayolin.

Furono vani i tentativi di fuga del Comandante della nave. Era chiaro a tutti, sarebbe stato impossibile sfuggire a delle imbarcazioni minoiche. Infatti nel giro di qualche ora su tutte le navi si poterono ascoltare gli ordini di quello che sarebbe stato un abbordaggio. Dain ed i suoi fratelli si prepararono come meglio poterono. Mikkel un combattente nanico appoggiò lo scudo per terra, strinse in una mano il suo martello, nell'altra la corda che scendeva dall'albero della nave. L'unico loro timore non era di morire in battaglia, ma di cadere in mare.

L'attacco iniziò, due delle tre imbarcazioni si accostarono a destra e a sinistra della nave nanica. Cominciarono a volare grappini da ogni direzione. Per quanto Dain con la sua ascia tranciava le corde, questi sembravano non finire mai. L'abbordaggio fu fulmineo: pochi secondi per agganciare l'imbarcazione avvicinarsi e far scorrere le passerelle. All'abbordaggio presero parte i guerrieri delle armate dei draghi. Lo scontro fu violento, per qualche attimo tutti i nani dimenticarono di essere per mare e combatterono con furia e onore. Ma quel ruomore che udirono non fu un fulmine a cielo aperto, era l'albero maestro che cadeva. I minoici sulle soro imbarcazioni di certo non restarono a guardare e lasciare tutto ai loro alleati.

Alla fine dello scontro pochi nani rimasero in vita, alcuni morirono affogati, aggrappati fino all'ultimo alla nave, precipitando verso il fondo. Dain nell'urto cadde in mare, aveva la barba bagnata e ancorato ad un barile osservava da poco lontano la teribile scena. Rosso per la rabbia vide le imbarcazioni minoiche invertire la rotta e dirigersi a Kayolin.

Nè a Thorbardin, nè a Kayolin arrivarono notizie del generale e di quella flotta.

una pergamena viaggia per mare dentro una bottiglia di Spirito dei Nani

"Toraza,
ade hertog-Thorbardin Dain Scudodiquercia Daewar. Ud zanyrn us zazlim, Hinda yauthmair-tennelvad.
Yz banzed-auraglor hindent vas; kirhesbug tro Kayolin. Ade yz hertera dizen auraglor hana Newport."

A distanza di settimane, la bottiglia di spirito dei nani viene accidentalmente pescata e portata sulla terra ferma. Dalle reti direttamente al bancone di un mercato cittadino, senza che il pescatore si sia accorto di nulla.

un kender che per caso si trovò a passare da quel mercato, fu attirato dal luccichio di un pesce strano. furtivamente afferò la coda e con sorpresa questo si trasformò in una bottiglia con un messaggio dentro. Non perse tempo per infilarla nello zaino per poi analizzarla in un secondo momento.

Quando si fermò, all'ombra di un albero, il kender estrasse la pergamena dalla bottiglia e cominciò a leggerla. Purtroppo non capì una sola parola di quello che c'era scritto, ma ne riconobbe la lingua. La sua curiosità lo portò a prendere i suoi zaini e viaggiare verso il castello di un nano di collina molto vecchio e saggio.

Il vecchio khant lesse la pergamena ad alta voce nella sua stanza, il kender venne tenuto fuori dal castello dalle sue guardie.

"Fratelli,
sono il generale di Thorbardin Dain scudodiquercia Daewar. Tu che leggi questa pergamena trova la strada che mi riporterà indietro. In acque nemiche trovai la fine; naufrago verso Kayolin. Sono in una foresta confinata in mare a nord di newport."

Khant portò subito il messaggio ai Thane di Thorbardin, che organizzarono una spedizione. Il suo ingresso a Thorbardin fufesteggiato con fiumi di birra e spirito dei nani.

Descrizione

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Altezza 122 cm
Peso 89 kg
Barba La sua barba è grigia e ben curata, ma rispetto ad altri nani della sua età la sua è poco più corta. Tenuta assieme da una sola treccia, la tiene legata con delle perline d'argento.

Particolarità

Non ricordargli l'evento spiacevole in cui gli fu tagliata la barba!

Resta fedele a colui che all'epoca fu il suo generale, il Thane Rudolf LongAxe Daergar, non certo per la sua saggezza ma per il suo onore in battaglia e perchè tutto ciò che conosce l'ha imprato da lui.

L'anziana Thorvana Hydrahead Hylar è per lui il sostegno che un'ascia non può dare, chiede consiglio a lei quando le occasioni non richiedono l'uso della forza.

E' Thane del clan Daewar ed assolve bene ai suoi compiti di Generale dell'esercito di Thorbardin e di Thane.

Cerca di conquistare la sua Gemma preferita, la sacerdotessa di reorx Alhena, ma fino ad oggi lo spirito dei nani non è stato d'aiuto.

Possiede in casa la Corona Barbarica di Wulfgais ottenuta grazie ad una scommessa vinta con il Khuri Khan.

Dicono di Lui

"Un nano fin troppo testardo, ai limiti della stupidità, ma devo riconoscergli un certo coraggio ad attaccare la Fortezza di Zakhar assieme ad un altro nano e due kender…Ogni volta che ripenso a quell'evento mi ritorna il buon umore. Povero nano, è solo carne da macello…"
Nydaroth

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