Barbaro Que-Shu

I barbari del Que-Shu hanno capelli scuri, occhi tendenti al castano scuro/nero per gli uomini, per le donne chiari, tendente all’azzurro. I loro tratti somatici sono estremamente marcati, ma non tanto quanto quelli delle altre popolazioni barbariche. I capelli dei maschi sono lunghi fino alla spalla, le donne usano legarli in una o più trecce. Entrambi i sessi ci legano piume di falco o aquila, che rappresentano segni di guida e sicurezza per la popolazione. Non amano la barba sul viso, essa sarebbe troppo scomoda, inoltre non hanno molti peli sul corpo. Vivendo in un ambiente estremamente duro, quale quello desertico e stepposo, sono abituati alle condizioni precarie, alla mancanza di acqua e di cibo, al nascondersi tra la vegetazione e al valutare quanto un viaggio possa presentarsi pericoloso per le condizioni fisiche del gruppo. Questi barbari vanno fieri delle cicatrici che portano, anche se quelle più profonde sono quelle del proprio animo. I maschi del luogo hanno tutti fisici ben scolpiti che tengono in mostra portando solo mantelli di pelle con pantaloni con frange, le donne devono sempre risultare sobrie davanti alle situazioni. Anche se portano pantaloni o maglie non devono mostrare nulla di più che un fisico scolpito e capace di ottenere figli sani.
La Tribù rappresenta l’unico sistema di vita per un barbaro; lasciarla sarebbe un gesto folle. Non condividono il suicidio, ma la morte combattendo è segno di grande valore.

Usi e costumi

I Barbari sono orgogliosi e tradizionalisti. Intendono l’onore come il semplice comportamento privo di bugie e peli sulla lingua. Rispettano gli animali soprattutto se sacri come aquile e falchi, fieri uccelli che vivono da ancor più tempo di loro in quei territori così ostili. Essi danno grande importanza ai loro territori e all’acqua. Guardano con sospetto le abitudini e gli usi degli umani delle grandi città, trovando il loro stile di vita privo di significati. Un barbaro sa che il proprio fisico è più temprato di quello di un uomo civilizzato, tuttavia non ama affrontare gli uomini pallidi, ma preferisce allontanarli con l’indifferenza e in alcuni casi con il disprezzo.
Rispettano i coraggiosi anche se nemici, ma non contemplano il perdono di affronti subiti o di torti fatti: infatti da sempre una delle leggi della tribù è “Il torto del Singolo, è il Torto del Branco”. Affrontano Il nemico con il massimo impegno, combattere e vincere un avversario senza dare il meglio di sé sarebbe una grave offesa. Prima di una guerra usano dipingersi il viso con colori ottenuti da alcuni animali del deserto. Le punte delle loro frecce sono spesso intinte di veleno di scorpione, un animale molto letale nel duro deserto. I giovani uomini vengono cresciuti solitamente come guerrieri e molto spesso preferiscono i martelli e le spade.I più agili fra i guerrieri ripudiano il pesante metallo, per usare grossi pugnali dalla doppia punta con lame molto lunghe ed affilate, detti “Akthor”
I Maghi vengono profondamente disprezzati dai barbari della tribù dei Que-Shu; i maghi corrompono la natura per assoggettarla ai propri scopi. Proprio per questo, fin dai tempi più antichi della tribù, gli anziani cantori hanno narrato di terribili stregoni, facendo sì che la popolazione pensasse ad ogni mago come ad un pericolo e come ad un segno premonitore di sventura.

Religione

Un tempo,quando Arrowthorn sedeva sul trono come capotribù, la gente di Que-Shu professava la religione degli Avi, secondo la quale i capi morti si trasformavano in divinità. Attraverso un antico infuso chiamato “L’olio del Cercatore”, contenente radici ed erbe con il potere di affinare i sensi, i Que-Shu comunicavano con l’oltretomba e con i fantasmi dei morti che ci dimoravano. Dopo la Scoperta dei veri Dei, questo popolo ha comunque continuato a rispettare il volere degli Avi.
Grazie Alle gesta di Goldmoon, la gente di Que-Shu si abituò ai poteri clericali degli sciamani e dei chierici della Benevolente Mishakal, che viene chiamata anche semplicemente “Guaritrice in Casa”. Mishakal è la mano che mai ha negato Compassione e Gentilezza nei confronti di un barbaro malato o moribondo. Il Massimo Sciamano della Fiamma Blu, così anche viene chiamata la Dea Mishakal, è colui che benedice i neonati e che consacra i nomi scelti dai genitori all’interno della tribù. Negli ultimi tempi, una buona parte della gente di Que-Shu vive e combatte innalzando al cielo Urla verso La Grande Fiamma, il dio che comunemente viene conosciuto come Sirrion. Il padrone delle fiamme Fluenti e della passione, infatti, potrebbe essere immaginato come un Que-Shu nel suo Avatar terreno: Sirrion non ha grande interesse per le cose materiali, ama il fuoco e la forza, si concede facilmente alle passioni più intense, è incostante e mutevole; ha un difficile rapporto con l’avidità e con l’industria; è un artista e vive selvaggiamente, rispettando pur sempre la natura. Il Massimo esponente di Sirrion fra i barbari è lo Sciamano della Grande Fiamma, che si occupa di prevedere il volere del cielo attraverso le membra delle bestie sacrificate e che tiene sempre accesi e costanti i bracieri nelle terre Que-Shu.
Qualche Barbaro diverso dalla massa potrà dedicare la propria vita all’ “Albero della Vita”, più comunemente conosciuto come Zivilyn. Questi ultimi, però, essendo molto meditativi e distaccati dalla realtà, non partecipano molto alla vita di tutti i giorni della Tribù.

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